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Timeo Danaos? Nell’Europa odierna, vale il contrario: a esser sospettosi sono i greci stessi, non i loro interlocutori. E guardando al ruolino di marcia delle istituzioni comunitarie e di molti partner europei nei confronti di Atene negli ultimi anni, la Grecia ha tutte le motivazioni possibili per giustificarsi. Anche nel pieno della crisi pandemica e in vista di una recessione potenzialmente paragonabile a quella che ha spiazzato l’economia nazionale nello scorso decennio la Grecia mira a una risposta il più possibile autarchica e autonoma alla crisi. E i fatti non mancano di fornire elementi a favore della scelta del premier Kyriakos Mitsotakis.

L’ultima indiscrezione riguarda i rapporti, controversi, con la Germania. Principale beneficiaria dei piani di aggiustamento strutturale e dei pacchetti di austerità a cui la Grecia si è consapevolmente consegnata prima e dopo la breve ribellione del 2015 guidata dal governo di Alexis Tsipras, divenuto rapidamente l’esecutore dei diktat e dei memorandum di aggiustamento strutturale. Nell’ordalia subita da Atene la Germania ha guadagnato la restituzione dei prestiti contratti dalla Grecia con le sue banche e un’espansione delle sue aziende dei trasporti nello strategico teatro ellenico. Principali obiettivi gli aeroporti, acquisiti in gestione nel 2015 per la durata di 40 anni da parte di Fraport nel contesto delle politiche di risanamento introdotte dalla Grecia dopo il ricorso al Mes.

L’accordo-capestro, spiega Affari Italiani, “riconosce alla società tedesca i profitti e scarica le perdite sulla parte greca”. Per questo, in una fase di durissima crisi per il mercato globale dei trasporti aerei e di stallo dello strategico settore del turismo i tedeschi hanno bussato al governo di Mitsotakis per batter cassa. “Fraport, avendo accusato un crollo dei trasporti in Grecia del 90%, ha presentato di recente al governo di Atene il conto dei mancati profitti del primo semestre 2020”: essi ammontano a circa 175 milioni di euro. “Soldi che, in base al contratto di affitto stilato sotto il controllo rigoroso della Troika e del Mes, dovrebbero essere sborsati dai contribuenti greci, in aggiunta a tutti i sacrifici fatti finora”.

La cifra, al confronto della devastazione economica subita dalla Grecia nell’ultimo decennio, è tendenzialmente contenuta ma ad importare è il principio. La Grecia è ancora vincolata alle problematiche condizioni dei programmi di aggiustamento strutturale della precedente crisi e la sua sovranità economica è stata gradualmente erosa da memorandum, ristrutturazioni e distruzione di capacità produttiva. Un processo che ha reso la nazione vincolata all’attività interna dei colossi stranieri che hanno fatto un vero e proprio shopping selvaggio dei suoi asset strategici; oltre a Fraport, anche una compagnia come la cinese Cosco ha conseguito una posizione rilevante acquisendo il terminal del Pireo. E l’elenco potrebbe continuare a lungo includendo ferrovie, reti elettriche, utilities etc. Società e gruppi svenduti e portati sotto il controllo straniero, ora fonte di condizionamento dominante per l’economia di Atene.

Mitsotaksi “non vuole avere più tra i piedi gli emissari della Troika (Bce, Fmi, Commissione Ue)” e guarda con sospetto anche alla Germania di Angela Merkel. Convinto che, in fin dei conti, la linea del rigore imposta ai partner convenga ancora a Berlino laddove c’è in gioco l’interesse strategico delle sue aziende. La Grecia potrebbe essere, con l’Italia, il Paese più colpito dalla crisi in corso: risollevarsi autonomamente con le proprie forze e con gli investimenti interni sarà una sfida ardua ma è un imperativo categorico perchè Atene possa tornare nuovamente sovrana in campo economico. Evitando diktat come quello della tedesca Fraport.

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