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Dopo quanto successo all’istituto di moneta elettronica Wirecard AG – in uno dei fallimenti più sonori della storia della Germania – adesso Berlino starebbe lavorando ad un progetto volto a migliorare gli strumenti in mano alla vigilanza finanziaria tedesca, la Bafin. A renderlo noto è il quotidiano Der Spiegel, il quale ha sottolineato come le lacune messe in evidenza all’interno dell’operatività e dell’operato di Francoforte sul Meno abbiano contribuito in modo predominante alla crisi che ha cancellato dal giorno alla notte il colosso finanziario operativo in tutta Europa.

Nello specifico – ed essendo state messe in evidenza le difficoltà che ha dovuto affrontare la Bafin – il Ministero dell’economia starebbe studiando delle migliorie volte a velocizzare i controlli. Tuttavia, come sottolineato dallo stesso ministro tedesco Olaf Scholz, tale situazione è stata generato anche dall’enorme complessità nell’analisi dei bilanci societari di quelle aziende operanti in più mercati e tramite le proprie controllate. Ed è in questo scenario, appare chiaro come l’unica via d’uscita sia quella che conduce ad una semplificazione delle procedure operative, necessarie a velocizzare i lavori e permettere che tali criticità vengano alla luce in tempo utile per agire.

Germania, buon viso a cattivo gioco?

Quanto accaduto a Wirecard AG ha messo in luce tutti i limiti degli organi di vigilanza della Germania, oltre alla poca affidabilità anche delle agenzie che si occupano della revisione dei conti per le società quotate in borsa. E soprattutto, l’accaduto ha messo anche in cattiva luce l’intero comparto finanziario tedesco, evidenziando infatti il rischio che ben più di una società abbia potuto mettere in pratica gli stessi “trucchi” di Markus Braun e dell’azionista Jan Marsalek.

In fin dei conti, però, Francoforte era consapevole già da tempo di avere un sistema di vigilanza che faceva letteralmente acqua da tutte le parti e cui riscontro si può osservare anche nell’operatività del colosso bancario Deutsche Bank, spesso al limite del lecito.Tuttavia, nessuna mossa davvero efficace è stata mai preso dal ministero dell’economia, continuando con lo stesso canone di controlli che più di una volta si sono rivelati insufficienti. La domanda dunque sorge spontanea: ma la Germania è davvero così intenzionata a migliorare il proprio sistema di vigilanza?

In fin dei conti dalle sue lacune nei controlli e in un sistema normativo decisamente più semplificato rispetto a quello degli altri Paesi europei, le società tedesche sono sempre riuscite a trarne dei vantaggi – i quali si sono riflessi anche sul Pil della Germania. Andare a smuovere le fondamenta di questo sistema significherebbe mischiare nuovamente le carte in tavola, con la possibilità che molte aziende scelgano di migrare verso altre realtà oppure vedano ridotte le proprie positività di bilancio. E questa situazione, in fondo, non sarebbe auspicabile neppure per la stessa Berlino, che mai come in questo periodo ha bisogno di dimostrare la propria solidità economica.

L’obiettivo è salvare la faccia

Stando alle premesse e considerando le ripercussioni dell’accaduto, appare chiaro come per la Germania la preoccupazione maggiore in questo momento sia quello di salvare la faccia e la propria credibilità internazionale. Il fango gettato dalla vicenda che ha coinvolto Wirecard AG e la Bafin rischiano infatti di diventare un terremoto per i comparti tecnologici e finanziari di Francoforte che sarebbero difficilmente gestibili da parte di Berlino.

La decisione di intervenire sul sistema di vigilanza, in fondo, è fine a se stessa se ad essa non fanno seguito una serie di norme attuative volte a trasformare in “reali” le semplici direttive governative. Ma la loro discussione e soprattutto la loro introduzione sarebbero fondamentali per permettere alla Germania di “prendere tempo” e sperare che il tempo ripari da solo alla crisi che si è creata. Il tutto, ovviamente, avendo dimostrato – almeno a parole – di essersi mossi sull’accaduto.

Ancora una volta, infatti, il rischio e quello che la Germania – dall’alto della sua immagine rigorista – faccia buon viso a cattivo gioco, cercando di vendere al mondo un ideale di “perfezione” che non è però stato raggiunto. E soprattutto, facendo leva sulla sua potenza commerciale per convincere gli investitori circa la propria stabilità, sebbene gli ultimi accadimenti abbiano dimostrato che gli scheletri nell’armadio esistono anche in Germania.