Quando la Germania poteva ancora permettersi di fare la voce grossa, Berlino era solita guardare gli altri Paesi europei dall’alto al basso. Con una certa spocchia, inoltre, il governo tedesco distribuiva prediche non richieste ai vari membri dell’Ue, convinto com’era di essere il miglior allievo di Bruxelles, l’unico esempio da seguire, il più bravo a mantenere i conti in ordine. Quei tempi adesso appartengono al passato, perché nell’ultimo anno la Germania ha smesso di essere la locomotiva del continente. Le ragioni principali sono due. Da una parte la crescita dell’economia tedesca si è fermata, e questo è accaduto sia perché il modello tanto caro ad Angela Merkel, cioè l’austerity, ha smesso di funzionare, sia a causa di turbolenze internazionali (su tutte la guerra dei dazi); dall’altra il sistema politico teutonico basato sulla Gross Koalition è arrivato al capolinea. In altre parole, le condizioni che avevano fin qui consentito alla Germania di navigare in un mare dorato hanno cessato o stanno gradualmente cessando di esistere. Il risultato è che Berlino ha dovuto abbassare la cresta e ridimensionare le proprie aspettative.
Il momento magico è finito
Come fa notare il quotidiano Italia Oggi, la rivista settimanale tedesca Der Spiegel ha dedicato la copertina del primo numero dell’anno alle previsioni economiche, politiche e finanziarie del 2020. Il risultato è che il giornale si aspetta un futuro nerissimo per la Germania, soprattutto dal punto di vista dell’economia. Già, perché il passaggio al green e le crisi internazionali hanno colpito il made in Germany, e questo potrebbe a sua volta ricadere sul resto dell’Europa proprio come nel più classico degli effetti domino. Ma al di là della sfida che dovrà affrontare Berlino e delle ipotetiche catastrofi in arrivo è interessante notare come sia cambiato il modus operandi della Germania in campo internazionale. L’aria è cambiata e, sapendo di non potersi più permettere di impartire lezioncine di buona morale a destra e sinistra, il governo tedesco ha smesso di attaccare gli altri Paesi. Il motivo è semplice: adesso Merkel guida (anche se non sappiamo ancora per quanto) una nazione normale, alle prese con problemi simili a quelli dell’Italia. E criticare gli altri quando sei uguale a loro ha poco senso.
Equilibrio politico in bilico
Prendiamo la politica interna della Germania. La cancelliera Merkel era solita crogiolarsi tra le morbide coperte della stabilità garantita dalla Grosse Koalition, cioè il governo di larghe intese composto dalla Cdu-Csu e dai socialdemocratici dell’Spd. Improvvisamente la magia si è interrotta. I partiti populisti hanno iniziato ad avanzare con decisione e l’anima più a sinistra dell’intesa ha reagito voltando pagina e rinnegando il credo politico degli alleati cristiano-democratici. L’implosione potrebbe avvenire da un momento all’altro, tanto che oggi è difficile dire con certezza se la coalizione in carica arriverà indenne a primavera. Certo, un sondaggio pubblicato dalla Welt sottolinea come i tedeschi confidino ancora nella Cancelliera. Ma Angela Merkel è sempre più sola. Mentre il governo tedesco, anziché farsi beffe dell’Italia, ha altri problemi per la testa.