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Con il passaggio della pandemia di coronavirus, la Banca centrale europea aveva già lanciato nella scorsa primavera molteplici allarmi relativi al settore bancario, messo particolarmente sotto stress non tanto dall’annualità appena trascorsa bensì dalle conseguenze che saranno percepite soltanto dal 2021 in avanti. In modo particolare, buona parte dei problemi sarebbero stati attesi dalla capacità dei privati di restituire i debiti contratti e con dei grigi scenari economici non in grado di incentivare all’impresa. In aggiunta, a causa quindi di una maggiore propensione al risparmio della clientela che, di riflesso, è destinata ad abbattere anche quelli che sono gli utili bancari che nascono dalle transazioni di pagamento e da una contrazione degli investimenti sui mercati finanziari. E sotto questi aspetti, un Paese dell’Unione europea in particolare appare più di tutti gli altri esposto ai pericoli di un tracollo del proprio comparto bancario: la Germania di Angela Merkel.

I colossi bancari tedeschi navigano a vista

Come riportato dalla testata tedesca Der Spiegelbenché per le banche della Germania il 2020 sia stato paradossalmente più redditizio sia rispetto al passato sia nei confronti delle attese, lo scenario di questo 2021 e soprattutto degli anni futuri è molto grigio. In modo preponderante a causa proprio di una di quelle problematiche verso la quale la Bce aveva ai tempi lanciato l’allarme: la difficoltà dei contraenti di restituire gli indebiti e la formazione, di conseguenza, di pesanti e numerosi Npl in mano alle banche.

Sia Deutsche Bank (che per la prima volta da anni a questa parte ha vissuto un periodo di stabilità a livello di amministrazione), sia Commerzbank e sia Volksbank appaiono infatti particolarmente esposte nei confronti di aziende e private. E con le grigie aspettative economiche dei prossimi anni e l’ondata di bancarotte attese nel momento in cui necessariamente i sussidi statali verranno attenuati e revocati la situazione appare davvero complessa.

Volksbank, infatti, si attende un’ondata di mancati pagamenti in grado non solo di azzerare gli utili di esercizio ma addirittura di erodere il proprio patrimonio sociale, obbligando quindi necessariamente il governo federale tedesco a mettere a punto importanti misure di intervento. E lo stesso destino, verosimilmente, toccherà anche i due colossi bancari della Germania (Deutsche Bank e Commerzbank), i quali dovranno fare i conti anche con una contrazione degli utili attesi provenienti dalle contrattazioni di mercato.

Si teme una nuova crisi finanziaria

Una delle grandi mancanze per le quali più volte in passato è stata richiamata la Germania è relativa proprio alle poche garanzie di sostegno che il comparto bancario ha nei confronti dei crediti non performanti. Sebbene proprio nelle ultime settimane si sia però fatta strada l’ipotesi di adeguare le normative e istituire speciali fondi di rischio, tutto ciò appare ancora ben lontano dalla sufficienza, soprattutto considerando come le criticità potrebbero non provenire “solamente” dai purtroppo ben conosciuti Npl.

Come riportato sempre dal Der Spiegel, le maggiori preoccupazioni derivano dalla possibilità che nei prossimi mesi si incappi in un nuovo tracollo finanziario dalla misura ancora superiore rispetto a quello vissuto nel 2020. E in questa situazione, tenendo presenti le difficoltà che sta attraversando il comparto ed i conseguentemente limitati margini di azione, il bilancio della crisi potrebbe divenire ancora più pesante del previsto. In uno scenario che, ancora una volta, evidenzia come il settore bancario si possa confermare, ancora una volta, il vero tendine d’Achille della Germania.