Prossimo a un decisivo voto di fiducia sul suo provvedimento fiscale e sul piano di austerità da 44 miliardi di euro di tagli, François Bayrou ha punzecchiato l’Italia e il suo sistema di attrattività dei grandi capitali, sottolineando che Roma fa “dumping fiscale”.
Perché Bayrou punge l’Italia
Il primo ministro transalpino, alleato del presidente Emmanuel Macron, ha criticato l’Italia mentre discuteva, difendendola, la linea di consolidamento delle finanze pubbliche tramite massicci tagli fiscali assediata da destra e da sinistra in vista della decisiva giornata dell’8 settembre, data in cui l’esecutivo da lui guidato dovrà affrontare la ghigliottina dell’Assemblea Nazionale, in una seduta che ad oggi rischierebbe di veder naufragare il suo esecutivo di minoranza di centro-destra.
Cosa anima Bayrou? Il veterano del centro francese fa riferimento a un provvedimento introdotto nel 2017 su iniziativa di una legge del governo di Matteo Renzi, stretto alleato e amico personale del capo di governo francese, l’anno precedente.
Sostanzialmente, la norma garantisce una flat tax definita quantitativamente per tutti i soggetti stranieri che, residenti per nove degli ultimi dieci periodi d’imposta fuori dal Paese, decidano di trasferire la residenza in Italia pagando l’imposta sostitutiva sui guadagni percepiti fuori dalla Penisola l’anno precedente. Il valore di questo pagamento “piatto”, pari a 100mila euro fino al 2024, quando il governo di Giorgia Meloni l’ha raddoppiato, rende chiaramente l’ipotesi conveniente solo per coloro che posseggono redditi multimilionari e ha attratto calciatori, top manager, finanzieri anche dopo la fine delle agevolazioni del Decreto Crescita, fortemente ristrette negli ultimi anni.
L’Italia (Milano in testa) attira i super-ricchi
Nonostante l’aumento a 200mila euro della tassa, lo strumento è in ascesa dato che “nel 2025, oltre 142 mila milionari nel mondo cambieranno residenza e circa 3.600 sceglieranno l’Italia, dietro solo a Emirati Arabi Uniti (9.800) e Stati Uniti (7.500), ma prima della Svizzera (3.000)”, nota Fisco e Tasse.
L’Italia è sul podio, dunque, dell’attrattività dei capitali dei privati e questo pone in un contesto inedito Roma. O, sarebbe meglio dire, Milano, dato che è proprio il capoluogo ambrosiano il grande attrattore dei super-ricchi del mondo, in un’inedita sostituzione del ruolo di magnete di Londra che spiega molto delle sfide (e delle problematiche) che la città deve affrontare.
Bayrou muove una critica che, però, a conti fatti, punge l’Italia su uno stato di cose legato a uno sviluppo contingente di un provvedimento ormai strutturale, peraltro introdotto da un suo stretto alleato politico. Il vero fine politico sembra essere un altro: provare a schermare la Francia dalla critica che viene mossa a Parigi negli ultimi mesi circa la gestione del debito pubblico, il possibile sorpasso nei rendimenti decennali dell’Italia e la strutturazione dell’Esagono come “malato d’Europa”. Provando inoltre a giustificare le difficoltà del suo Paese nel quadro di una sfida generalizzata portatagli anche dagli alleati sul piano della concorrenza fiscale.
Anche la Francia ha agevolazioni
La realtà è ben più prosaica e parla di una partita globale per attrarre i “Paperoni” e i loro redditi che coinvolge i sistemi fiscali di diversi Stati. Una gara che la Francia gioca arrivando a renderla oggettivamente ancora più estesa di quanto fa l’Italia.
La Francia offre infatti un regime tutt’altro che stretto agli “impatriati”, permettendo che quei lavoratori specializzati con comprovati titoli di studio o esperienze professionali arrivanti nel Paese non residenti negli ultimi cinque anni sul suolo transalpino possano chiedere un’esenzione del 50% dell’imposta del reddito per un periodo di cinque anni. Il tutto a patto che guadagnino almeno 1,8 volte il salario minimo regolarmente in vigore. Andato in testacoda, Bayrou riscopre un vecchio schema della politica: cercare un capro espiatorio. E visto il possibile “sorpasso” italiano sul debito, Roma è indicata come spauracchio. Ma difficilmente questo cambierà le sorti di un redde rationem del governo in Parlamento che si annuncia critico per l’alleato del presidente.
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