Nei giorni scorsi Peter Thiel — l’anarco-capitalista della Silicon Valley che incarna il più greve conservatorismo di stampo libertario — ha visitato il nostro Paese per tenere le sue blindatissime lezioni sull’Anticristo. A poche ore dalla sua partenza, la piattaforma di giornalismo indipendente Follow the Money ha reso pubblica un’indagine focalizzata sui legami sempre più stretti tra gli attori chiave della finanza europea e la società da lui fondata, Palantir Technologies, leader nell’analisi dei big data e nel campo della sorveglianza globale. L’analisi dimostra come le più importanti banche e società di gestione patrimoniale del Vecchio Continente stiano continuando a puntare sul colosso creato da Thiel, a dispetto delle controversie sulle violazioni dei diritti umani e delle minacce alla sicurezza europea di cui la multinazionale è accusata.
Violazioni dei diritti umani e investitori
«Non credo più che la democrazia sia compatibile con la libertà»: è una delle dichiarazioni icastiche del “profeta della tecnocrazia”, nato in Germania e naturalizzato statunitense. E sulla base di questa sua credenza e di un apparato di pensiero nato dalla fascinazione per le idee di René Girard e Carl Schmitt, Peter Thiel, che sogna di sviluppare Stati-isola diretti da consigli di amministrazione e che ha avuto legami con il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, ha fatto sì che la sua società diventasse uno dei partner più solidi del Dipartimento della difesa — ribattezzato “della guerra” — statunitense, ma anche uno dei fornitori chiave dell’ICE, l’agenzia federale che si occupa di immigrazione, alla quale Palantir fornisce un’infrastruttura tecnica di supporto per condurre azioni massive di ricerca ed espulsione delle persone migranti. Oltre a dare supporto tecnologico decisivo all’esercito israeliano nelle sue operazioni militari contro la Striscia di Gaza e nel tracciamento degli aiuti diretti alla popolazione palestinese, sollevando interrogativi sul confine tra monitoraggio umanitario e sorveglianza militare.
Eppure le condotte controverse del colosso americano, che potrebbero adombrare un mancato adempimento degli obblighi aziendali in materia di due diligence sui diritti umani, come denunciato da Amnesty International, non ha scoraggiato affatto oltre 100 tra le principali banche, società di gestione patrimoniale, compagnie assicurative e fondi pensione europei che hanno aumentato di quasi il 70% il numero complessivo di azioni Palantir — il cui valore è esploso nel 2025 — detenute rispetto all’anno precedente.
Complessivamente, alla fine dello scorso anno il loro patrimonio ammontava ad almeno 27 miliardi di dollari, secondo l’inchiesta transfrontaliera condotta da Follow the Money, in collaborazione con una serie di media europei — De Tijd (Belgio), Børsen (Danimarca), Der Standard (Austria), Republik (Svizzera), Morgenbladet (Norvegia), The Nerve (UK) e El País (Spagna) — e realizzata analizzando i report presentati dagli investitori alla SEC (Securities and Exchange Commission, l’ente federale statunitense preposto alla vigilanza delle borse valori) e i database azionari pubblicati sui propri siti web da diversi grandi fondi pensione europei.
Tra le realtà finanziarie che hanno aumentato le loro partecipazioni azionarie in Palantir figurano Norges Bank — la banca centrale della Norvegia che ha incrementato del 60% il proprio investimento in Palantir, arrivando a detenere 29 milioni di azioni, per un valore di 5,1 miliardi di dollari alla fine di dicembre 2025 —, la società di gestione patrimoniale francese Amundi, la compagnia assicurativa britannica Legal & General e alcune tra le più importanti banche del Vecchio Continente come la londinese Barclays, la tedesca Deutsche Bank e la francese BNP Paribas.
Il caso italiano
Per quanto riguarda il nostro Paese, l’indagine di Follow the Money indica che tra i maggiori investitori europei in Palantir ci sono anche attori finanziari italiani, ma nell’inchiesta pubblica non viene riportato in chiaro il loro nome. Eventuali SGR italiane con posizioni dirette in Palantir, se ci sono, hanno quote troppo piccole per emergere nelle liste “top holders” consultabili. Vero è che i titoli del colosso tecnologico americano sono presenti in molti fondi/ETF collocati da grandi investitori made in USA — tra i quali figurano Vanguard, BlackRock, State Street, Geode, JP Morgan AM, Morgan Stanley — e presenti nei portafogli di banche, reti di consulenti finanziari e piattaforme online del nostro Paese.
Ma l’ombra di Palantir in Italia non si esaurisce qui.
Come riporta il quotidiano spagnolo El País, la nostra connazionale Francesca Bria, economista all’University College di Londra e responsabile dell’iniziativa europea sulla sovranità digitale di Eurostat, ha messo in guardia sul fatto che «Palantir non è un’azienda privata nel senso stretto del termine. È un braccio dell’apparato di sicurezza nazionale statunitense. Quando i governi europei acquisiscono i suoi strumenti, non stanno semplicemente comprando un software. Stanno rinunciando alla sovranità». Elemento che, tuttavia, non pare destare preoccupazioni nel governo italiano, pronto a fare affari con il profeta della tecnocrazia Thiel.
Il quotidiano Domani, infatti, negli stessi giorni in cui il venture capitalist con interessi esoterici arrivava nel nostro Paese, ha diffuso la notizia secondo cui il Ministero della difesa — presieduto da Guido Crosetto — avrebbe avviato nel 2024 una «procedura negoziata» e «secretata» del valore di un milione di euro per la «fornitura licenza Palantir Gotham», un software utilizzato da forze armate, intelligence, polizia. Lo stesso programma che sarebbe in dotazione all’ICE negli USA e all’esercito israeliano nelle operazioni condotte contro Gaza. E che sarebbe inoltre stato usato per catturare il presidente venezuelano Nicolȧs Maduro oltre che per individuare la guida suprema Ali Khamenei in Iran.
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