Tutto e subito, o quasi: la Federal Reserve statunitense non reputa sufficienti le misure poste in essere per contenere lo schianto delle borse statunitensi dopo lo scoppio della crisi da coronavirus e il crollo dei prezzi del petrolio. Per questo, la banca centrale americana ha previsto un nuovo taglio dei tassi fino a una soglia compresa tra lo 0 e lo 0,25% nella notte tra domenica 15 e lunedì 16 marzo.

Dopo aver iniettato 168 miliardi in un solo colpo per prevenire una crisi di liquidità nei mercati, la Fed ha inaugurato un percorso di risposta emergenziale che sarebbe dovuto partire con la prossima riunione del 17-18 marzo. Il precipitare della crisi del coronavirus negli Stati Uniti l’ha però indotta a bruciare le tappe.

Con Wall Street giù del 10% nell’ultima settimana e segnali ambigui che arrivano dalla curva dei Treasury Bondscesa completamente sotto la soglia di rendimento dell’1%, la Fed punta a reagire rafforzando la strategia del quantitative easing per tenere a galla le borse finché non sarà passata l’emergenza. 700 miliardi di dollari, invece, le nuove risorse messe in campo. Come scrive La Stampala Fed “si è impegnata ad acquistare titoli del Tesoro per 500 miliardi di dollari, e securities garantite dai mutui per 200 miliardi”. Risorse vicine a quelle messe in campo dalla People’s Bank of China per frenare lo schianto delle borse e pari all’emergenziale piano Paulson promosso nel 2008 dall’amministrazione Bush dopo il crac di Lehman Brothers. Un vero e proprio rilancio del quantitative easing monetario.

La direzione studi di Intesa San Paolo prevedeva una manovra più graduale, un taglio dei tassi dello 0,50% a marzo e un progressivo calo dei tassi a zero entro giugno. La banca italiana, però, prevedeva correttamente la sovrapposizione tra il taglio dei tassi e l’espansione della base monetaria. Come scrive Intesa in un report ripreso da StartMag Insieme alle decisioni sui tassi, la Fed predisporrà misure di sostegno alla liquidità e al credito alle imprese e alle famiglie, mentre studia altre misure straordinarie da attuare in caso di forte deterioramento dello scenario”.

Una recessione da coronavirus farebbe guai seri e colpirebbe con durezza proprio gli Stati Uniti, poco attrezzati sul fronte sanitario a farvi fronte. Del resto, uno scenario come quello del Covid-19 va ben oltre il normale terreno di pertinenza di una banca centrale: “Il primo effetto di una pandemia colpisce il lato dell’offerta, con una riduzione di forza lavoro e attività, e una quasi contemporanea trasmissione al lato della domanda, attraverso diversi canali”.

La Fed ha preparato la svolta sui tassi iniziando a aumentare le operazione di rifinanziamento per le transazioni intra-giornata, finanziandole con un extra-budget di 50 miliardi di dollari (per complessivi 150) e per quelle a due settimane, cresciute da 20 a 45 miliardi. Misure di contenimento che prefigurano il rafforzamento della big picture generale, un grande, nuovo stimolo finanziario ai mercati per rilanciare il meccanismo di borsa, gli indici di Wall Street, il funzionamento di un tavolo da gioco che deve continuare a girare per non scoprire tutte le sue imperfezioni: titoli inflazionati, dividendi finanziati dai riacquisti di azioni proprie da parte delle imprese, dipendenza del sistema dal debito privato.

All’amministrazione Trumpinvece, è delegata la risposta politica e strategica. Il cerino che Trump intendeva passare al governatore della Fed Jerome Powell includeva la necessità di rispondere alla crisi del Covid-19 con mezzi che la sola banca centrale non può mettere in campo. Investimenti, politiche sanitarie, accordi politici al Congresso non sono una questione di tassi e livelli di quantitative easing.

La Fed si muove nella direzione indicata dall’amministrazione, certo, ma non può supplirla. La politica Usa deve entrare profondamente in gioco, muoversi per tutelare imprese, mercati, salute pubblica. Il senatore repubblicano Marco Rubio si fa avanti, proponendo un sistema di prestiti federali alle imprese di piccola e media taglia per sostenerne l’attività. Un esempio ideale delle misure che, da sola, la Fed non può mettere in campo. Specie ora che si dimostra come il bazooka monetario degli istituti centrali sia prossimo a scaricarsi, il ritorno in campo della politica fiscale, degli investimenti, dei piani di lungo periodo è da ritenersi fondamentale. E ciò vale anche, se non soprattutto, per gli Stati Uniti.

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