Jerome Powell e la Federal Reserve sono pronti a un nuovo salto di qualità nella risposta economica alla crisi da coronavirus che ha portato a un vero e proprio schianto per l’economia statunitense nei primi due trimestri del 2020. Il periodo aprile-giugno ha visto l’economia a stelle e strisce contrarsi di circa il 30%, i disoccupati sfiorare, per alcune settimane, quota 40 milioni, un pacchetto di aiuti federale da 2mila miliardi di dollari esaurito in pochi mesi. 

Si è detto, nel mondo dell’analisi economica, che sia l’amministrazione Trump sia la banca centrale Usa abbiano passato il Rubicone demolendo definitivamente decenni di retorica mercatista e amplificando il progetto di salvataggio sistemico dell’economia. La Fed di Powell ha finanziato i programmi di  dell’amministrazione e del Congresso, aperto alla monetizzazione del deficit, completamente coperto da nuove emissioni,  stravolto le sue capacità di intervento a sostegno dell’economia e delle imprese, acquistato obbligazioni corporate sul mercato e, al contempo, messo in campo progetti di sostegno all’indebitamento per le imprese più in crisi. Si è parlato di salvataggio pubblico dei colossi privati (global bailout) mano a mano che anche negli Usa la necessità di uno Stato capace di governare gli umori dell’economia si faceva sempre più pressante.

Ebbene, non è finita qui. Powell ha recentemente proposto una nuova svolta per le politiche della Fed, sottolineando come “una piena ripresa probabilmente sarà possibile solo quando le persone saranno fiduciose che è possibile riprendere un’ampia serie di attività” di fronte alla commissione Affari finanziari della Camera dei rappresentanti riunitasi martedì. Nel frattempo, risulta necessario puntellare un tessuto che si è dimostrato “resiliente” sostenendo quelli che, per Powell, sono stati gli operatori messi più in difficoltà nella prima fase della risposta emergenziale: le piccole-medie imprese e le famiglie a basso reddito.

Parlando della necessità di un nuovo pacchetto di stimolo all’economia, che il Congresso diviso tra democratici e repubblicani non riesce a imbastire a poche settimane delle elezioni, Powell ha infatti lanciato l’allarme su queste categorie. Per le piccole e medie imprese, in particolare, Powell ha deciso di proporre un’estensione dei programmi di sostegno fiscale diretto che de facto sono già in atto per le imprese di maggiore dimensione.

Politica fiscale e politica monetaria, secondo Powell dovranno “lavorare insieme per accelerare la ripresa” in un contesto che ha visto gli americani non essere colpiti in maniera eguale dal Covid-19. Nell’audizione, segnala il Financial Times“alcuni legislatori hanno criticato esplicitamente il fatto che il fondo della Fed da 600 miliardi di dollari per prestiti a piccole e medie imprese in crisi, garantito dal Tesoro, ha termini di impiego così stretti da non essere utilizzabile. Ma Powell ha risposto sottolineando i limiti dell’azione monetaria” e invitando la politica fiscale a fare il suo dovere. Una presa di posizione ambigua: Powell, a capo di un’istituzione che ha poteri maggiori della Bce, impossibilitata a fare da prestatore di ultima istanzaha stimolato la politica economica a fare ciò per cui una banca centrale funzionale potrebbe già adoperarsi, chiaramente supplendo il potere politico in attesa della sua azione e non sostituendosi ad esso.

Di fronte alle fasi di crisi non esiste libero mercato che tenga: lo stesso Trump da alcuni mesi sembra essersi trasformato in un populista latinoamericano, dati i piani messi in campo per industria, agricolturasostegno alle imprese; i democratici vanno oltre immaginando il controverso Green New Deal; a lungo Wall Street, nonostante incidenti di percorso come la brusca scommessa di SoftBank sui titoli del Nasdaq in volo, si è beata del sostegno pubblico sotto forma di denaro a basso costo e bail-out decollando su livelli di capitalizzazione senza precedenti. Gli esclusi sono stati gli imprenditori a capo di business di taglia ridotta, i disoccupati e la fascia più povera della popolazione, non a caso protagonista nella prima fase delle proteste estive. La proposta di Powell è in tal senso ragionevole, e testimonia il potere di condizionamento che anche negli Usa ha la banca centrale, ma solo un forte programma politico di sostegno alle imprese in crisi potrà renderla effettivamente operativa: i prestiti bancari non vanno da nessuna parte senza una programmazione strategica di aiuti, investimenti e piani di salvataggio. Come in Europa, anche negli Usa il potere politico sente spesso la tendenza a vedere nella banca centrale il suo “supplente”: ma tempi di crisi richiedono coordinamento e strategie condivise.

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