Il presidente russo Vladimir Putin e il leader bielorusso Aleksandr Lukashenko si sono incontrati il 7 dicembre a Sochi per discutere sui rapporti economici tra i loro rispettivi Paesi. Il punto centrale attorno al quale è ruotato l’incontro era relativo alle forniture di petrolio e di gas naturale che Minsk ottiene ogni anno dalla Russia, a prezzi decisamente vantaggiosi. Il discorso ha tenuto banco nell’opinione pubblica bielorussa degli ultimi tre mesi per via dei timori della dipendenza energetica da Mosca, al punto da spingere i due leader ad incontrarsi per poter risolvere la difficile questione che interessa i Paesi.

Oltre a questa tematica, si è discusso anche delle questioni relative ai costanti finanziamenti che la Russia offre all’ex repubblica sovietica e che pesano negativamente sui bilanci annuali di Mosca. Nonostante siano stati rinnovati ancora per i prossimi due anni, Putin ha precisato come ciò non possa andare avanti ancora a lungo, passando la decisione a Minsk: mantenere la sua indipendenza e cercare di conseguenza anche quella economica, oppure rientrare completamente nella sfera di influenza russa, vagliando una possibile annessione futura.

La difficile scelta di Minsk

La scelta è nelle mani di Lukashenko, sebbene non si possa sostenere che in questa situazione le sue mani siano del tutto libere. Durante l’incontro a Sochi, si è tenuta una manifestazione davanti al palazzo presidenziale con oltre mille persone. Le richieste sono state quelle di allontanare Mosca dalle questioni interne del Paese: presenza che negli ultimi anni si è fatta particolarmente pesante.

In carica dal 1994, il potente leader bielorusso ha sempre cercato di esprimere (con tutti i limiti) la sua volontà di non avvicinarsi eccessivamente alla Russia, per mantenere l’indipendenza del Paese anche sotto il profilo decisionale. Le difficili condizioni in cui versa l’economia, con uno dei Pil più bassi d’Europa, e la sua dipendenza soprattutto sotto l’aspetto energetico da Mosca hanno però reso difficile la gestione della situazione.

Un discorso ancora aperto

Dopo l’incontro tenutosi nella città sul Mar Nero, il 20 dicembre i due leader si incontreranno di nuovo a San Pietroburgo. Dopo aver tenuto la questione sospesa per mesi, un incontro a sole due settimane di distanza suona da ultimatum nei confronti di Minsk: la Bielorussia deve scegliere come posizionarsi nei propri rapporti politici con Mosca. Il sostentamento economico del Paese non è infatti indolore per il Cremlino, che ogni anno deve mettere a bilancio statale miliardi di rubli per aiutare l’alleato Lukashenko. Le parole di Putin, sebbene velate, hanno lasciato intendere come la Bielorussia debba scegliere tra l’indipendenza totale o la dipendenza economica da Mosca, che deve necessariamente portare però anche alla sua subordinazione politica.

Lukashenko, il leader più longevo a capo di un governo europeo, al momento è con le spalle al muro, con meno di 15 giorni di tempo per decidere il futuro non solo della sua nazione, ma anche della sua vita politica. Annettersi in modo più o meno velato alla Russia significherebbe l’insorgere di movimentazioni popolari che facilmente lo destituirebbero dal potere e lo renderebbero vittima di inchieste giudiziarie che non sarà in grado di affrontare. Diversamente, si rischierebbe una recessione economica che condurrebbe forse alla medesima situazione, senza poter nemmeno più contare sull’appoggio di Mosca. Una scelta difficile, che dimostra però la grande forza diplomatica di Putin, non più così convinto di avere in Lukashenko un alleato forte da sostenere.