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La crociata contro l’e-commerce cinese: così l’Unione Europea si fa ricca con i nostri acquisti

La stretta Ue sui pacchi cinesi low cost sta generando effetti inattesi in tutto il continente. Ecco che cosa succede.

Pensavate di risparmiare qualche soldino acquistando prodotti per la casa, giocattoli e gadget sui tanti siti di e-commerce cinesi? Preparate una strategia di riserva. Dal primo luglio, infatti, l’Unione Europea ha eliminato l’esenzione dai dazi doganali, il cosiddetto “de minimis”, per i pacchi provenienti da Paesi extra-Ue con un valore inferiore ai 150 euro. Chiunque faccia shopping low cost su Temu, AliExpress e piattaforme simili d’ora in poi deve mettere in conto un dazio fisso di 3 euro, oltre al costo degli acquisti.

La misura, pensata soprattutto per arginare l’enorme flusso di merci a basso costo provenienti dalla Cina, punta a riequilibrare la concorrenza con i commercianti europei. Per Ursula von der Leyen, il provvedimento “mira a ripristinare l’equità per le imprese europee e a proteggere meglio i consumatori” del continente. “L’impennata delle importazioni online di basso valore ha messo i nostri rivenditori in una posizione di svantaggio ingiusto. Troppi di questi prodotti, inoltre, non soddisfano gli standard di sicurezza dell’Ue, mettendo a rischio i consumatori”, ha spiegato la presidente della Commissione europea.

La stangata Ue sull’e-commerce cinese

La mossa dell’Ue punta soprattutto a colpire aziende cinesi come Temu e Shein, che controllano circa il 90% del commercio online low cost. Nel 2025 sono entrati nell’Unione 5,9 miliardi di piccoli pacchi, oltre quattro volte i circa 1,4 miliardi registrati nel 2022. Si tratta di circa 16 milioni di spedizioni al giorno, pari al 97% del traffico complessivo, ma appena al 2% del valore delle importazioni. Un fenomeno che solleva anche interrogativi sul fronte della sicurezza, dal momento che molti dei prodotti sottoposti ai controlli non hanno superato i test previsti, oltre che su quello ambientale, per l’enorme quantità di plastica utilizzata. “Finalmente l’Europa mostra i denti contro l’ondata di pacchetti a basso costo”, ha evidenziato Bernd Lange, presidente della Commissione commercio del Parlamento europeo.

L’obiettivo di Bruxelles consiste nel ridurre il crescente squilibrio commerciale con la Cina: nel 2025 il deficit ha raggiunto circa 360 miliardi di euro, l’equivalente di quasi un miliardo al giorno, e continua ad aumentare. I primi effetti della stretta sono già ben visibili. Come ha riportato Bloomberg, nelle prime sette settimane di applicazione il nuovo dazio ha generato circa 224 milioni di euro di entrate presso l’aeroporto di Liegi, in Belgio, il principale punto di ingresso di piccoli pacchi del Paese, con un calo del 53% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Cosa succede adesso

La tassa di 3 euro non è stata ufficialmente concepita da Bruxelles per fare cassa ma come misura per riequilibrare la concorrenza con la Cina. In ogni caso, il denaro riscosso dalle varie autorità doganali dei Paesi membri dell’Ue confluirà in parte nel bilancio europeo, contribuendo di fatto a finanziare politiche e programmi comunitari.

Il primo effetto della stretta è già evidente. Secondo i dati delle dogane francesi, citati dal ministero dell’Economia, dall’introduzione del dazio le importazioni di piccoli pacchi sono diminuite del 30-40% in tutta l’Ue. In Francia, secondo l’analisi della piattaforma Joko, il volume delle vendite di Temu sarebbe diminuito di circa il 50% tra giugno e luglio. Nello stesso lasso di tempo AliExpress ha subito un crollo del 37% mentre Shein del 15%.

Non solo: per attenuare l’impatto della tassa le piattaforme stanno spingendo i clienti ad acquistare ordini di valore più elevato, e infatti, sempre nella finestra presa in esame, la spesa media per acquisto è aumentata del 30% su Temu e del 27% su AliExpress.

La nuova tassa, tuttavia, sembrerebbe aver più modificato le abitudini dei consumatori che non messo veramente sotto pressione il modello di business delle piattaforme cinesi. Shein, per esempio, si è mossa in largo anticipo costruendo un grande centro logistico in Polonia per immagazzinare in loco i prodotti offerti sul proprio emporio virtuale, così da poterli spedire all’interno dell’Ue senza scontare la tassa di Bruxelles.

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