Shanghai, Pechino, Shenzen e Chongqing sono solo alcune delle città più grandi e rappresentative della Cina. Questo Paese ormai può contare su centri urbani in tutto e per tutto identici a quelli americani, con palazzoni enormi, grattacieli luccicanti e opere architettoniche ultra moderne. A differenza di una megalopoli americana, però, in una city cinese troviamo aspetti inediti: un servizio pubblico nuovissimo ed efficiente, una classe media desiderosa di emergere, un basso tasso di criminalità- agevolato dal sistema di videosorveglianza implementato dal Dragone in ogni angolo del Paese – e un dinamismo ben riscontrabile dai numerosi cantieri sparsi per le strade. Eppure il “sogno cinese” ha subito un arresto a causa della guerra dei dazi con gli Stati Uniti. Le cicatrici sono ancora visibili e lo saranno per molto tempo a venire. Fortunatamente per Pechino all’orizzonte inizia a prendere forma una pax commerciale, ma intanto i danni sono stati fatti.

Le megalopoli cinesi

Come racconta il quotidiano Italia Oggi, in Cina si è improvvisamente fermata la corsa alla costruzione di grattacieli sempre più alti. Un edificio altissimo, anche se poco utile nella quotidianità dei cinesi, ha un’importanza fondamentale per il governo, che considera questi colossi i suoi biglietti da visita per i turisti ma anche elementi attraverso i quali gareggiare a distanza con gli Stati Uniti. Fino a pochi anni fa il ragionamento era più o meno il seguente: New York ha un grattacielo alto 400 metri? Pechino è pronto a costruirne uno di 450. E così via, in una continua rincorsa cinese verso la modernità. Già, perché gli asiatici hanno sempre avuto una sorta di complesso di inferiorità con l’Occidente, un gap – probabilmente un retaggio storico – che i politici locali hanno pensato bene di colmare copiando gli avversari. La Cina ha fatto proprio così ed è riuscita a trasformare le sue città in megalopoli futuristiche, per certi versi ancora più moderne di quelle americane (spesso allo sfascio).

Progetti interrotti

Abbiamo accennato alla Trade War. La guerra commerciale con gli Stati Uniti ha causato il rallentamento della crescita dell’ex impero di Mezzo, inchiodandola attorno al 6% nel terzo trimestre del 2019 (il più basso degli ultimi 28 anni) e un indebitamento delle famiglie pari al 60% del pil. Le Monde sottolinea anche altre due tendenze: l’aumento dei prezzi immobiliari e il parallelo calo dei consumi interni. Il risultato è che il settore immobiliare è stato costretto a bloccare numerosi progetti degni di nota. A Suzhou, ad esempio, si sono bloccati i cantieri che avrebbero dovuto realizzare una torre più alta della Shanghai Tower (alta 632 metri), mentre a Wuhan sarebbe dovuto sorgere il sesto grattacielo più alto della Cina. Niente da fare: la crisi morde è quest’ultimo è stato ridimensionato dai 636 metri iniziali ai 472. La China Construction Third Engineering Bureau ha dovuto sospendere l’opera perché uno dei promotori cinesi, Groenlandia Group, non ha versato il pagamento dovuto. Fumata nera anche per il Zhongnan Center, sempre a Suzhou: qui doveva nascere la seconda torre più alta del mondo (729 metri) dietro al Burj Khalifa. Altri dodici grattacieli di oltre 300 metri sono stati congelati per motivi analoghi.

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