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La crisi energetica europea, tra lezioni ed errori del passato e vincoli di bilancio

L’Unione Europea teme di essere una delle grandi sconfitte della crisi energetica globale scatenata dall’attacco israeliano e statunitense all’Iran e dallo scoppio della Terza guerra del Golfo con la paralisi dei mercati di gas naturale liquefatto e petrolio che ne...

L’Unione Europea teme di essere una delle grandi sconfitte della crisi energetica globale scatenata dall’attacco israeliano e statunitense all’Iran e dallo scoppio della Terza guerra del Golfo con la paralisi dei mercati di gas naturale liquefatto e petrolio che ne è conseguita. Il Vecchio Continente si trova di fronte al combinato disposto della sostanziale assenza di fonti interne capaci di soddisfare la domanda, della presenza di un tessuto industriale già in difficoltà su molti fronti commerciali e produttivi a cui la carenza energetica rischia di assestare un duro colpo e della difficoltà nel rispondere elasticamente al boom dei prezzi.

In tal senso, si tratta del secondo shock energetico in pochi anni. Il passato offre paragoni e distinguo. Nel 2022-2023, l’invasione russa dell’Ucraina produsse uno sconvolgimento per il mercato energetico europeo legato tanto all’indisponibilità del gas di Mosca via tubo quanto all’impatto dello shock energetico su un sistema già carico di problematiche legate all’onda lunga del Covid-19, all’inflazione accumulata, alla ricostituzione delle catene del valore. Per l’Europa il problema fu la mancanza fisica dei beni, oggi il fronte è stato soprattutto di mercato col rischio che su determinati prodotti (una su tutti, la benzina avio) l’indisponibilità possa venire in seguito.

Il boom dei prezzi spaventa l’Europa

Con il petrolio Brent salito dell’81% da inizio anno, il Wti del 94,5%, il gas al Ttf di Amsterdam del 78% e prodotti come etanolo (+26%), metanolo (+50%) e nafta (+102%) che decollano, un continente affamato di energia e dipendente come l’Europa rischia di andare in sofferenza. Come uscirne? Dan Jorgensen, Commissario europeo all’Energia, ha dichiarato che l’Ue prevede che “la situazione peggiorerà ulteriormente nelle prossime settimane”, ricordando che il focus di Bruxelles, per ora, resta sui prezzi. Questo è, sulla carta, comprensibile. Si pensi all’impianto Gnl qatariota di Ras Laffan: nel momento in cui la guerra finisse, avrebbe bisogno di almeno un mese per tornare alla piena operatività.

La presenza di almeno 140 navi bloccate nel Golfo imporrà, in ogni caso, un ulteriore allungamento dei tempi per garantire lo scorrimento ordinato dei vascelli da Hormuz. Non è dato sapere in che misura l’Iran chiederà una compensazione per permettere il passaggio nello stretto. Jorgensen ha aggiunto che l’Ue potrebbe garantire una riapertura delle riserve strategiche di petrolio per attingervi se servisse ridurre i prezzi. Lo scenario di riferimento è quella di una distruzione dell’offerta più vasta, più incisiva e più prolungata di quella a cui abituò la crisi energetica del 2022-2023.

Al 20 marzo,  Kpler ha riportato in un’analisi che il mondo aveva perso 133 milioni di barili totali di petrolio a quella data e le statistiche, a un tasso medio di 11 milioni di barili al giorno di disruption, lasciano pensare che la perdita accumulata possa essere ormai oltre i 300 milioni di barili. Sul fronte del gas, Icis ricorda che al mercato del gas naturale sono stati sottratti in un mese 140 miliardi di metri cubi, il doppio di quanto emerso con Russia-Ucraina nel 2022.

Gli scenari per l’Europa di fronte alla crisi energetica

Cosa deve fare l’Europa? Operativamente, la crisi del 2022-2023 offre alcuni esempi di scelte politiche corrette ed errori da non compiere. Sul primo versante, diversificare i fornitori alternativi è una strada già avviata e dobbiamo anche sottolineare che sul fronte del gas naturale il piano di riduzione dei consumi di RePower Eu è stato un successo, come nota il think tank Bruegel: “Da gennaio 2022, la domanda europea di gas naturale è diminuita significativamente. Rispetto alla media del periodo 2019-2021, i paesi europei (UE e Regno Unito) hanno consumato 525 TWh in meno (ovvero l’11%) nel 2022, 880 TWh in meno (ovvero il 18%) nel 2023 e altri 880 TWh in meno (ovvero il 18%) nel 2024”. Parimenti, questo non deve portare a soluzioni di brevissimo cabotaggio come alternativa: non fu vincente, nel 2022-2023 barattare la dipendenza dal gas russo con la corsa al Gnl americano e qatariota, non lo sarebbe oggi pensare che la stagione dell’oro blu e del petrolio di Mosca possa tornare con intensità.

Inoltre, l’Europa non ha gli spazi fiscali necessari per gestire un ampio calmiere dell’energia. Come nota il Financial Times, “la Commissione europea sta insistendo, nei negoziati con gli Stati membri, affinché i sussidi energetici, i tagli fiscali e i tetti massimi di prezzo proposti siano limitati nel tempo e nella portata” in un contesto in cui anche la Banca centrale europea dovrà valutare come gestire una possibile fiammata inflattiva.

Razionamento e disaccoppiamenti

La via del razionamento non è da escludere. L’Italia lo ha fatto con i carburarnti avio in quattro aeroporti, e al contempo OilPrice ricorda che “la Slovenia è diventata il primo paese europeo a imporre razionamenti di carburante, a 50 litri al giorno”. La testata ricorda che “questa quantità di carburante per uso personale giornaliero non rappresenta un razionamento significativo, dato che pochissime persone consumano un pieno di benzina o diesel ogni giorno, a meno che non si spostino per lavoro” ma anche che “la misura potrebbe essere vista come simbolica e come l’inizio di una gestione della domanda”.

Al contempo, fuori dall’Ue nel Regno Unito sono già state presentate mozioni volte a spingere per il disaccoppiamento dei prezzi dell’elettricità generata con il gas e le fonti fossili (che fissano il prezzo all’intero mercato) e quella prodotta via rinnovabili. Potrebbe essere una via per evitare che a imprese e consumatori si promulghino gli effetti sostanziali dell’aumento dei prezzi. L’Europa dovrà capire il mix di politiche giuste: agire sulla gestione della domanda energetica a monte o sui prezzi a valle? Sostenere la disponibilità di gas, petrolio e altre fonti o sui meccanismi che li tramutano in energia? Sussidiare o regolare? Le prossime settimane dovranno essere di studio e attenzione per capire come una reazione comune possa prendere piede.

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