L’Italia non è la sola nazione a subire contraccolpi devastanti dalla riapertura delle borse nell’ora più buia dell’epidemia di coronavirus nel continente europeo, a cui si è aggiunto nelle ultime ore lo shock della guerra sui prezzi del petrolio tra Arabia Saudita e Russia. Tutto il Vecchio Continente è sommerso dalla marea dei ribassi borsistici e dell’instabilità finanziaria.

La sovrapposizione tra l’incertezza per la risoluzione della crisi, l’emersione dell’instabilità del sistema finanziario odierno alimentato dalla liquidità facile delle banche centrali e il rallentamento dell’economia globale ha colpito, tra gli altri, pure la Germania, che dal blocco del mercato globale rischia di subire duri contraccolpi al suo modello economico-commerciale fondato sull’export industriale.

Nel momento in cui scriviamo, la seduta odierna del Dax di Francoforte, principale listino tedesco, appare consolidata su un trend ribassista segnato da un profondo passivo, ampiamente superiore all’8%. E a contribuire al profondo rosso della borsa di Francoforte contribuisce in maniera particolare Deutsche Bank, il “malato” dell’Europa bancaria, che in poche ore vede vanificati i guadagni di capitalizzazione conseguiti negli ultimi mesi.

Si aggira attorno al 14% la perdita della quotazione del titolo di Deutsche Bank, che a metà febbraio aveva superato quota 10 dollari di valore dopo oltre un anno e mezzo sulla scia della manovra “lacrime e sangue” della banca, ridottasi a cercare valore nei tagli lineari all’organico e nella promessa di una transizione forzata alle operazioni digitali. Tutto annullato dalla tempesta finanziaria degli ultimi giorni: laddove emerge una crisi sistemica, infatti, Deutsche Bank non può ripararsi dietro le manovre contabili, i ripiegamenti tattici e le strategie di rilancio basate unicamente sulla disponibilità di denaro a basso costo.

Vengono a galla le contraddizioni di una banca che ha i bilanci stracolmi di derivati tossici, fattore di instabilità in una crisi sistemica, e la sostanziale sfiducia del mercato per un istituto travolto negli ultimi anni da scandali e richieste di risarcimento, che hanno avuto il loro picco nell’affare di riciclaggio legato alla filiale estone di Danske Bank. E proprio dall’estate 2019 in cui l’ondata di scandali sul gruppo si era estesa il titolo di Deutsche Bank non precipitava sotto la soglia dei 6 dollari ad azione.

Da gennaio 2018 ad oggi, Deutsche Bank ha più che dimezzato la sua capitalizzazione, passata da 40 a circa 15 miliardi di dollari. Le ultime settimane l’avevano portata nuovamente sopra quota 20, prima della picchiata delle ultime settimane: un’instabilità difficile da sopportare per un istituto che gestisce oltre 1,6 trilioni di dollari di asset. L’infezione economica da coronavirus aumenta notevolmente la febbre del “malato d’Europa”, che sbanda paurosamente. Nelle prossime settimane e nelle sedute a venire la condizione di Deutsche Bank dovrà essere valutata molto da vicino, in quanto per la debolezza e la problematica leva tra asset maneggiati e capitale disponibile l’istituto è tra i più papabili candidati a miccia d’innesco di un collasso bancario in Europa.

A livello europeo rischia di aprirsi una nuova stagione di tensione sulle banche. E viene da chiedersi dove fossero regolatori e supervisori, in passato così solerti sui crediti deteriorati delle banche italiane, mentre in passato tra mala gestio, investimenti speculativi e sbandate in borsa Deutsche Bank si trasformava in una minaccia sistemica per la finanza europea.