Regali di Natale a rischio per la crisi globale della logistica e le incertezze sulla ripresa? Questo è quello che temono diversi analisti secondo cui il rallentamento dei flussi commerciali su scala globale e il disarticolamento delle catene del valore potrà mettere a repentaglio l’afflusso di beni e prodotti di consumo nei mercati occidentali in vista delle festività natalizie.

Dal rovinoso blocco di Suez – era marzo – al metano alle stelle delle ultime settimane i trasporti hanno subito uno choc dopo l’altro in questo periodo complesso segnato dalle riaperture post-Covid e da un rimbalzo generale della domanda che si è collegato a un’impennata dell’inflazione su scala internazionale. Aggiungendo a ciò il chipageddon che riduce le prospettive produttive dell’industria tecnologica e dell’automobile si ha il quadro di una situazione delicata.

Nel mondo della globalizzazione anche dopo la pandemia il 90% delle merci viaggia via mare e i trasporti marittimi e la logistica valgono circa il 12% del Pil globale. La loro destabilizzazione è alla base delle tensioni che rischiano di mettere a repentaglio diverse catene di fornitura e la logistica internazionale nel periodo in cui si avrà il picco di domanda. La logistica costa di più ed è più complessa e a macchia di leopardo. Per un nolo tra l’Europa e la Cina prima della pandemia da Covid-19  bastavano 1.300 dollari, ora ne servono 13mila. E Maersk, il colosso globale dei container, teme che la situazione possa proseguire a lungo. Inoltre il fatto che nella Repubblica Popolare, dove le autorità continuano ad applicare la politica “zero Covid”, fabbriche e porti si fermino per decine di giorni anche per un unico caso positivo al virus fa emergere problematiche sistemiche che rendono ulteriormente tesa la situazione.

Di conseguenza, mediamente, per risparmiare costi e giocare in difesa, i trasportatori optano per viaggi più lunghi, a più tappe e più complessi. “Il 37% delle navi arriva in ritardo”, ha dichiarato al Quotidiano Nazionale Ivano Russo, direttore generale Confetra – Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica, aggiungendo che “prima per coprire la distanza tra il porto di Shenzhen e Genova ci volevano 45 giorni. Oggi bisogna aggiungerne 7-10 in più”. In sostanza si è “messa in moto una tempesta perfetta che ha stressato tutta la catena della logistica”: la pandemia ha bloccato i flussi e i commerci nel 2020, il chipageddon ha danneggiato le catene di subfornitura, la ripresa accelerata ha messo sotto pressione i mercati, lo shock di Suez ha mostrato la criticità dei colli di bottiglia e allarmato gli operatori, l’aumento dell’inflazione e dei costi di trasporto hanno fatto il resto. L’amministratore delegato di Amazon Andy Jassy (Bezos ha “abdicato” da qualche mese per concentrarsi su Blue Origin) ha invece del resto dichiarato di aspettarsi un rincaro nelle spese che possono impattare sul business della “vincitrice” per eccellenza della crisi in corso.

C’è anche da aggiungere il fatto che i porti di tutto il mondo sono in congestionamento. Degli scali cinesi si è detto, ma ora, nota Panorama, “la congestione riguarda alcuni terminal d’importazione. In particolare i porti californiani di Long Beach e Los Angeles sono tra i più colpiti, con una congestione significativamente alta che mostra pochi segni di allentamento nell’avvicinarsi del Natale”.

Per molti attori, dunque, dicembre rischia di essere un mese critico per gli approvvigionamenti, specie quelli a più alto valore aggiunto e dalla catena del valore più complessa e dispersa, prodotti tecnologici in primis. A provare a dissipare i timori è intervenuta la British International Freight Association, che dalle pagine di Lloyds’ Loading List ha spiegato tramite un comunicato ufficiale di ritenere “allarmistiche” certe previsioni. Alimentare questo circuito di preoccupazioni può far si che tra i consumatori si scateni il panico e si inneschi un caso da manuale di “profezia che si autoavvera”, in una spirale discendente di corsa all’acquisto che può mettere sotto pressione ulteriormente i settori in bilico e creare un circolo vizioso.

Per le economie occidentali una vera e propria prova generale del Natale si avrà in occasione della nuova festività laica del consumismo, il Black Friday previsto per il 27 novembre. Si tratterà di un vero e proprio stress test a meno di un mese dal Natale, per mostrare la capacità di tenuta delle catene di approvvigionamento e della psicologia dei consumatori. Non a caso molte compagnie stanno riducendo le fanfare mediatiche e promozionali con cui questa iniziativa è spesso presentata. Semplice cautela o timore esplicito? Lo scopriremo molto presto. Ma come dimostrano le tensioni delle ultime settimane, l’idea che quello del 2020 sarebbe stato l’unico Natale condizionato, direttamente o indirettamente, dal Covid-19 è definitivamente tramontata.

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