L’incrocio tra la crisi delle forniture delle materie prime e l’ondata di inflazione oggigiorno in atto sta colpendo, su scala sistemica, in molti campi nelle principali economie del pianeta, e l’Italia non fa eccezione: nei primi mesi del 2021 ha iniziato la crisi dei chip, determinante nell’accelerare le incertezze sulla ripresa globale post-Covid, a cui hanno fatto seguito la carenza nella disponibilità delle terre rare, l’emersione di problematiche legate a prodotti e semilavorati della gomma, l’incisiva e sempre più complessa crisi energetica e il rischio mai fugato di un rincaro della spesa alimentare. La trasversalità del problema si nota però analizzando un settore molto particolare e, apparentemente, di nicchia in cui l’attuale congiuntura può produrre impatti notevoli: quello della carta.

In un contesto in cui le materie prime sono schizzate alle stelle, l’energia e il gas pure, i costi di trasporto sono su massimi mai registrati prima anche l’industria cartaria e quelle ad essa legate hanno pagato dazio. Si è iniziato nei primi mesi del 2021 con rincari tra il 50 % e il 70% nel mese di marzo su fine 2020 ne mercato della carta da riciclare e da imballaggio, una crescita compresa 150% e 170% rispetto alle quotazioni dei primi mesi del 2020, in cui il prezzo era prossimo allo zero. E si è proseguito con la complessa crisi della produzione libraria e giornalistica.

Questo vale in particolar modo per l’Italia, in cui negli ultimi mesi, a fronte di una domanda di libri in crescita nel Paese, l’industria editoriale ha fronteggiato e fronteggia tutt’ora criticità nella fornitura di carta. “La materia prima usata per fare la carta oggi scarseggia e i prezzi lievitano”, nota l’Huffington Post, “arrivando anche a segnare +70% rispetto alla fine del 2020″. Sul prodotto finito i rincari vanno dal 20% per la carta tradizionale al fino al 50% per le carte più pregiate e patinate e per i cartoncini. “I tempi di attesa per ricevere i rifornimenti aumentano, e a far sentire il loro peso ci si mettono anche gli aumenti dell’energia consumata dalle cartiere. Le ripercussioni sono inevitabili sulla stampa dei volumi e sulla sopravvivenza delle tipografie e delle case editrici”. Del resto, per una cartiera, materia prima ed energia sono i primi due costi, entrambi pesano per circa il 20-30 per cento sul bilancio delle aziende e a questo va aggiunto il fatto che le cartiere stesse sono tra le aziende classificate, in campo europeo, come più inquinanti e dunque chiamate ad acquistare i permessi di inquinamento a loro volta giunti a livelli senza precedenti in Europa.

Tale rincaro sistemico rischia di mettere a dura prova il settore dell’editoria italiana e, in particolare, i piccoli attori meno beneficiati dalle economie di scala legate alla possibilità di spalmare i costi su un’ampia produzione di volumi. In questa fase, inoltre, gli editori sono stati costretti a “giocare d’anticio […] sia con la comunicazione delle date di uscita dei libri che con quello del numero di copie da stampare per ognuno, in modo da accaparrarsi la carta necessaria presso le tipografie”. E questo punto penalizza ulteriormente i piccoli attori meno capaci di gestire stock di materia prima per fasi di crisi e incertezza. Riducendo, inoltre, le prospettive di una diversificazione editoriale e, di conseguenza, culturale che rappresenta un punto di partenza fondamentale per la ripartenza materiale e umana del Paese nel periodo post-pandemico.

Il 2021 è stato l’anno della morte di Roberto Calasso, l’editore che con Adelphi si è dimostrato capace di coniugare visione imprenditoriale, prospettiva culturale e mentalità pedagogica nell’arco di più decenni. Contribuendo a un arricchimento del patrimonio ideale e morale del Paese, dunque della sua coscienza democratica, senza per questo sacrificare le prospettive di espansione del suo gruppo. Un’epopea di questo tipo, ad oggi, non potrebbe prendere piede per circostanze esogene, anche a condizione di avere nel Paese un nuovo Calasso. E a pagare rischiano di essere, spesso, realtà di alto artigianato culturale, produttori di libri e prodotti d’eccellenza che rischiano di essere travolti dalla buriana della crisi globale. Un allarme a cui a livello governativo bisogna rispondere con misure economiche capaci di traghettare il nostro patrimonio culturale fuori dalla tempesta in via di sviluppo.

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