I giganti Cina e India, le rampanti tigri dell’Asean, gli ormai maturi Giappone e Corea del Sud e, a seguire, una manciata di Paesi in via di sviluppo che nel giro dei prossimi anni potrebbero presto aggiungersi ad un mosaico sempre più prezioso. Basta unire i puntini ed eccoci al cospetto dell’Asia, una locomotiva formata da tanti vagoni, più o meno piccoli, che guida la crescita mondiale.
Basta dare un’occhiata alle proiezioni relative all’aumento del Pil dei vari Paesi contenute nell’ultimo Interim Economic Outlook dell’Ocse. I primi tre posti sono occupati da nazioni asiatiche: India (abbiamo parlato qui del suo sprint), Indonesia e Cina. Alle quali segue la Russia, parte integrante del tessuto orientale in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina e alle sanzioni dell’Occidente.
Nel frattempo il documento fa presente che l’economia globale si è sì dimostrata resiliente nel 2024, ma che hanno iniziato a manifestarsi alcuni segnali di debolezza in un contesto di crescita più lenta, inflazione persistente e incertezza politica.
I segnali positivi per la crescita arrivano dall’Asia
Nel 2024 i Pil di India, Indonesia e Cina sono rispettivamente cresciuti del 6,4% e 5%. Nel 2025 dovrebbero aumentare del 6,4%, 4,9% e 4,8%, per poi espandersi ancora nel 2026 del 6,6%, 5% e 4,4%. Valori eccellenti, visto che il Pil del G20 dovrebbe fermarsi al +3,1% tra un anno e al +2,9% tra due, mentre quello degli Stati Uniti al +2,2% e +1,6%. Barlumi di speranza in un cielo pieno di fulmini.
Già, perché le prospettive dell’Ocse evidenziano una serie di rischi, a partire dal timore che un’ulteriore frammentazione degli scambi commerciali possa compromettere le prospettive di crescita globale. L’Outlook richiama inoltre l’attenzione sul rischio di volatilità macroeconomica. Una recessione inaspettata, un cambiamento di politica o una deviazione dal percorso di disinflazione previsto potrebbero innescare correzioni di mercato, deflussi di capitali significativi e fluttuazioni del tasso di cambio, in particolare nei mercati emergenti.
“L’Ocse prevede che l’Intelligenza artificiale stimolerà significativamente la crescita della produttività del lavoro nel prossimo decennio, con un potenziale ancora maggiore se si considerano le sinergie con la robotica”, ha poi affermato l’economista capo dell’Ocse Alvaro Santos Pereira. Sul fronte dell’implementazione dell’Ia in campo economico la Cina è avanti anni luce rispetto alla concorrenza, e dunque si prospettano mesi di vacche grasse per Pechino.
Il motore dell’economia globale
Detto di Cina, India e Indonesia – con Pechino ormai potenza globale consolidata e le altre due nazioni a inseguire il Dragone sfruttando sui loro immensi mercati interni – è interessante menzionare la crescita della Corea del Sud. A Seoul, nonostante i timori legati alla crisi politica nazionale, è prevista una crescita del pil dell’1,5% nel 2025 e del 2,2% nel 2026. Attenzione poi all’economia del Giappone, congelata da tempo ma che sta mostrando timidi segnali di risveglio. Per Tokyo, l’Ocse prospetta un pil in aumento dell’1,1% nel 2025 e dello 0,2% nel 2026.
In generale, negli ultimi 30 anni le economie asiatiche sono state le grandi beneficiarie di un mondo in via di globalizzazione. Oggi l’Asia è diventata la più grande regione economica e commerciale del mondo e, in quanto tale, si trova al centro della scena mentre l’ordine mondiale si adatta a una nuova era. Il continente ha rappresentato il 57% della crescita del pil globale tra il 2015 e il 2021. Nel 2021 ha quindi contribuito al 42% del pil mondiale (a parità di potere d’acquisto), più di qualsiasi altra regione del pianeta, rappresentato il 53% del commercio globale di beni e, tra il 2001 e il 2021, il 59% della crescita commerciale.
C’è poi un ultimo aspetto da tenere bene in mente, e che potrebbe far ulteriormente correre India, Cina e Indonesia: l’Asia, si legge in un rapporto di Mckinsey, è inclusa in 49 delle 80 rotte commerciali più grandi del mondo (e che rappresentano oltre il 50% del valore del commercio globale), ospita 18 dei 20 Corridoi in più rapida crescita e 13 dei 20 più grandi.