La Polonia sta preparando le sue finanze pubbliche e i suoi asset tesaurizzati a una futura fase potenzialmente conflittuale? La corsa all’accumulazione di oro da parte del Paese centroeuropeo lo lascia immaginare. Dal 2020 in avanti, la Polonia ha ampliato la quantità di oro detenuta nei suoi caveau e dalle 228 tonnellate detenute dalla Banca Nazionale Polacca alla fine del terzo trimestre del 2020 l’istituto centrale di Varsavia è passato alle attuali 520.
La corsa all’oro della Polonia
Una crescita del 128% è avvenuta nel pieno dell’aumento delle tensioni geopolitiche in Europa orientale, del contesto strategico reso perturbato dalla guerra russo-ucraina e di uno scenario che vede Varsavia guidare il fronte comunitario del riarmo.
L’oro è un asset strategico dall’alto valore sistemico in casi di difficoltà e la sua accumulazione da parte della Polonia si inserisce nel solco di una tendenza tipica dei Paesi che vedono avvicinarsi all’orizzonte tempi cupi: viste le incertezze del mercato globale, le possibili rotture dei meccanismi internazionali di scambio di titoli e azioni, i rischi di una frammentazione delle transazioni e la necessità di dover fare i conti con una valuta nazionale, lo zloty, non inserita nei grandi panieri globali la Polonia ricorre all’oro come proxy della fiducia verso un Paese in tempi difficili.
Sicurezza finanziaria e sicurezza militare
Il trend è tracciato: già oggi l’oro rappresenta il 21% delle riserve nazionali polacche e il Presidente Adam Glapiński ha dichiarato che la Banca Nazionale Polacca porterà la quota al 30%. Varsavia ha già comprato, nel 2025, 67 tonnellate d’oro, 49 delle quali nel primo trimestre dell’anno dove è stata la prima compratrice al mondo tra gli Stati sovrani.
Il governo di Donald Tusk ha iniziato a consolidare questa politica assecondando le manovre della sua banca centrale e cavalcando quella che Poland Insights definisce una “fredda strategia finanziaria”. Commenta la testata:
Questa strategia nasce dalla consapevolezza che la sicurezza finanziaria nazionale, soprattutto per un’economia di prima linea nella Nato, deve basarsi su asset solidi e a prova di sanzioni . A differenza del dollaro, dell’euro o del debito sovrano, l’oro non è una passività per nessuno . Non può essere congelato, annullato o dichiarato inadempiente da un governo straniero.
L’oro per stabilizzare la strategia del riarmo
Accumulare crescenti riserve auree può aiutare a stabilizzare il ciclo economico di fronte alle crisi, rafforzare la resilienza del sistema produttivo e dare profondità strategica alle decisioni politiche che vengono compiute per consolidare la sicurezza nazionale e avere un cuscinetto di finanziamento in tempi incerti. Per la Polonia le riserve valgono 240 miliardi di zloty (56,5 miliardi di euro) e sono un vero e proprio bene rifugio che Varsavia vuole detenere, per una quota pari al 33%, in forzieri nazionali (ora è detenuto soprattutto tra Londra e New York).
Lo scenario, dunque, è delineato. La preparazione a contesti pre-conflitttuali da parte della Polonia avviene su più direttrici. Il riarmo massiccio è la più chiara, visibile e tangibile di esse, ma non esaurisce l’intero spettro. La mobilitazione sociale, con l’educazione militare nelle scuole e il clima da allarme crescente, aggiunge ulteriore struttura. Il piano di consolidamento finanziario tramite massicce accumulazioni d’oro, paragonabile a quello compiuto dalla Cina, mira infine ad aggiungere solidità e struttura a un piano di preparazione a tutto campo che dà per scontato un mondo incerto e pericoloso. Tutto si tiene in uno scenario geopolitico dove spesso è il senso d’emergenza a muovere le azioni dei decisori.
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