In questi giorni l’Iran ha scoperto un nuovo giacimento di petrolio. Sebbene i dati non siano ancora precisi, il presidente Hassan Rouhani ha dichiarato in conferenza stampa che la quantità stimata di combustibile fossile si attesti attorno ai 53 miliardi di barili di prodotto greggio, che lo renderebbero secondo del Paese dopo il giacimento di Ahvaz. L’area in questione si trova nella provincia del Khuzestan, al confine con lo stato dell’Iraq, motivo per il quale le autorità si sono già mosse per la messa in sicurezza del sito, per garantire nel prossimo futuro l’inizio dei lavori, all’occorrenza, nel minore dei tempi possibili.

Embargo internazionale: serve davvero?

Dall’elezione del presidente americano Donald Trump, le tensioni tra Iran e Usa hanno raggiunto il livello di guardia e con la reintroduzione dell’embargo internazionale verso il Paese e, dopo la decisione di continuare a ritmi incessanti l’arricchimento di uranio, sono iniziati anche i primi atti ostili internazionali, rivolti soprattutto alle navi petrolifere transitanti nel Golfo Persico e ai velivoli militari di ambo le parti che si sono avvicinati troppo ai confini aerei internazionali.

Giocando anche su una ridotta spesa destinata al welfare di Stato, l’Iran è stato in grado di continuare lo sviluppo degli impianti destinati alla produzione di energia nucleare e di continuare la ricerca di combustibili fossili nel sottosuolo del Paese, arrivando a risultati ben superiori alle aspettative anche degli osservatori internazionali.

L’indipendenza energetica: un passo necessario

La questione nucleare dell’Iran è di vitale importanza per due motivi fondamentali: garantire l’indipendenza energetica del Paese una volta che le scorte di greggio saranno esaurite e intimidire i rivali della regione tramite gli armamenti. Non bisogna dimenticarsi infatti che l’Iran è uno dei Paesi più importanti, sia a livello politico che militare, della regione. Riuscire dunque in questa condizione di sostanziale isolamento a garantire la propria efficienza energetica è di vitale importanza per lo sviluppo presente e futuro della vecchia Persia.

L’importanza del nuovo giacimento petrolifero

Il punto su cui focalizzarsi invece riguardo alla scoperta del giacimento di combustibile fossile deriva anche in questo caso da due importanti fattori: uno di natura economica e l’altro di natura politica.

Per quanto riguarda il primo aspetto, siccome il valore del petrolio è calcolato in base alla quantità di greggio estratto giornalmente a livello mondiale, aumentare la produzione significa riuscire a ridurre il prezzo di vendita ufficiale.  In questo modo, riuscendo a tenere il prezzo al barile inferiore al valore critico di 60 dollari al barile, l’approvvigionamento di petrolio derivante dalla procedura della scisti risulta un investimento sconveniente, tagliando fuori dal mercato le riserve di combustibili fossili americane.

L’aspetto politico riguarda invece le prospettive future. Riuscire a garantirsi una scorta adeguata per rimanere l’ultimo paese estrattore di petrolio significherebbe acquisire una potenza contrattuale internazionale di primo piano, con enormi guadagni e con la possibilità di giungere ad accordi in cambio della semplice fornitura di petrolio.

In questo scenario, L’Unione europea (che teme l’Iran) si ritrova come spettatore pagante che non può interagire con lo svolgimento dell’azione, mentre gli Stati Uniti entrano nel difficile anno delle presidenziali, dove gli interessi politici saranno indirizzati soprattutto a questioni di politica interna per garantirsi i voti dell’elettorato.