L’allarme è di quelli che fanno salire un brivido lungo la schiena. Certo, è pur vero che negli ultimi anni avvisi del genere si sono succeduti con una certa intensità rivelandosi poi clamorosi buchi nell’acqua. Però è altrettanto vero che questa volta l’inquietudine è uscita dalla bocca di una fonte affidabile: Adam Boehler, l’amministratore delegato della International Development Finance Corporation (Dfc) degli Stati Uniti, un organismo statunitense che si occupa dei finanziamenti americani all’estero. Secondo quanto dichiarato dall’alto funzionario americano al Financial Times, gli investimenti globali della Cina “sono destinati al collasso” e “trascineranno a fondo l’economia mondiale”. Pechino ha infatti investito in mezzo mondo per via del mastodontico progetto infrastrutturale della Nuova Via della Seta. Il problema non è tanto il fatto che il gigante asiatico abbia deciso di mettere mano al portafoglio per costruire strade, ferrovie e porti. Il vero problema è che gli investimenti cinesi potrebbero non essere affidabili.
Investimenti cinesi sotto attacco
Boehler, che non ha mai visto di buon occhio Pechino ed è molto vicino a Trump, ha quantificato l’investimento globale della Cina in infrastrutture varie in 1,3 miliardi di dollari. Ebbene, nel caso in cui questo enorme investimento dovesse rivelarsi un clamoroso buco nell’acqua e nell’eventualità di un fallimento, l’economia del mondo intero finirebbe nel baratro. “Gli investimenti internazionali della Cina sono al 100% un castello di carte a causa del sovraccarico del debito, della diffusione di tangenti, delle scarse infrastrutture, della corruzione e della mancanza di trasparenza”, sostiene senza mezzi termini Boehler. In effetti numerosi Paesi in via di sviluppo che hanno abbracciato la Nuova via della Seta si sono ritrovati con l’acqua alla gola e in balia della trappola del debito. In ogni caso, cdi portare acqua al suo mulino, l’alto funzionario Usa ha sottolineato come i finanziamenti statunitensi, pur non essendo altrettanto rapidi come quelli cinesi, rispondono a requisiti migliori.
L’obiettivo degli Stati Uniti: sostituirsi alla Cina
Il messaggio indiretto lanciato ai governi di Africa, Asia e America Latina è chiaro: perché non voltare le spalle alla Cina e avvicinarsi agli Stati Uniti? “Dobbiamo essere lì in alternativa perché ho potuto vedere la Cina abbattere un intero gruppo di paesi emergenti. Ci saranno sempre più crepe – ha concluso Boheler – e poi il vetro si romperà”. Il Dfc, in linea con la politica di Washington, punta inoltre a fare in modo che i Paesi esteri non scelgano di utilizzare le tecnologie gestite da Huawei, la società di telecomunicazioni cinese accusata dalla Casa Bianca di spionaggio. Tuttavia la risposta a Huawei non è “non comprare Huawei e basta – ha aggiunto il numero della Dfc – Serve un’alternativa efficace e credibile”. Boheler ha poi dichiarato che ogni Paese sovrano deve decidere in quale direzione andare e come intende muoversi “ma lascerò che i risultati parlino da soli. Il più grande investimento della Cina nell’emisfero occidentale è il Venezuela”. Tuttavia, in vista del futuro, Boehler sostiene che il prossimo braccio di ferro per gli investimenti internazionali si sposterà dal mondo delle infrastrutture tradizionali per abbracciare il campo dei dati e della sicurezza. Meglio farsi trovare preparati.
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