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Con l’avanzare dell’era digitale molti paesi sono impegnati a riadattare i propri sistemi in funzione della “quarta rivoluzione tecnologica” (Internet delle cose e avanzamenti nell’ambito dell’intelligenza artificiale), incardinata in una crescente connettività, nonché in una straordinaria capacità di elaborazione dei dati, in termini quantitativi e qualitativi. Qual è la situazione in Cina? A conferma del ruolo strategico giocato dall’intelligenza artificiale nel contesto cinese, è interessante notare che gli ultimi due programmi quinquennali (XIII e XIV) contemplano entrambi una prospettiva di lungo termine volta a promuovere una più un’ampia applicazione dell’Intelligenza Artificiale (IA) alle industrie e ai reparti chiave del Paese.

Numeri da leader

Siamo di fronte all’ennesima conferma di come la Cina consideri questo settore trainante e imprescindibile ai fini dello sviluppo domestico. Ricordiamo che nel 2017 Pechino ha pubblicato un piano per l’IA di nuova generazione per rendere il Paese il centro mondiale per l’innovazione in questo settore entro il 2030. Secondo un rapporto pubblicato al Pujiang Innovation Forum di Shanghai nel corso del 2019, in Cina sono stati depositati oltre 30000 brevetti e 28700 studi sull‘intelligenza artificiale (IA), con un incremento rispettivamente pari al 52,4% e 12,4% rispetto all’anno precedente. Il documento citato ha inoltre evidenziato come la Cina negli ultimi cinque anni sia stata capace di produrre 21 studi classificati tra i primi 100 più citati al mondo, piazzandosi al secondo posto di questa particolare classifica.

Questi risultati vanno inseriti in un processo di cambiamento di medio-lungo periodo. Da almeno due lustri, in Cina è in atto una mutazione graduale del paradigma di sviluppo, dove la circolazione interna ed esterna si alimentano a vicenda in un rapporto sempre più dialettico e dove il primato dello sviluppo quantitativo cede sempre più il passo ad una modernità basata su sostenibilità ambientale, produzioni ad alto valore aggiunto, indipendenza tecnologica e miglioramento generalizzato delle condizioni di vita. Sono almeno dieci anni che il gigante asiatico non si affida più alle produzioni a basso costo.

Oggi la Cina è pronta a investire in prodotti di qualità, in nuove tecnologie e nella citata intelligenza artificiale. Lo dimostra il prossimo piano quinquennale, in continuità col precedente, e lo dimostrano i numerosi progetti già attuati in svariate città: parchi tecnologici, diffusa elettrificazione della mobilità urbana, pianificazioni eco-sostenibili, telecamere intelligenti, fino a giungere alle prime sperimentazioni di applicazioni 6G. E questo si preannuncia essere soltanto l’inizio. Una volta ottenuto il primato globale nel campo dell’IA, la Cina potrà accelerare il perseguimento dei suoi prossimi obiettivi di politica economica.

L’importanza dell’intelligenza artificiale

Il “Rapporto 2020 per lo sviluppo della nuova generazione dell’intelligenza artificiale” fa luce anche su altri dati interessanti, che ci consentono di capire gli enormi passi avanti effettuati dalla Cina in merito alla tecnologia del futuro. I motori chiave per lo sviluppo dell’IA sono concentrati in tre particolari regioni: Pechino-Tianjin-Hebei, delta del fiume Azzurro e Greater Bay Area (Guangdong e regioni amministrative speciali), ove il numero delle imprese sorte in queste aree rappresenta l’83% del totale. Sempre nel 2019, si legge ancora nel rapporto, ben 180 università hanno ricevuto il via libera per offrire programmi di laurea sull’IA, mentre 11 atenei hanno istituito college o istituti di ricerca in questo campo.

Ma perché l’intelligenza artificiale è così importante, tanto in ambito economico quanto in quello civile e geopolitico? Senza scendere in dettagli troppo tecnici, grazie all’IA è possibile, tra le altre cose, immagazzinare più dati, così da consentire alle macchine di essere sempre più intelligenti e svolgere compiti più complessi in meno tempo. Da questo punto di vista, la Cina ha fatto dell’intelligenza artificiale una delle sue bandiere.

Quest’anno il Paese ha visto sorgere oltre 210mila nuove imprese legate all’IA, con un aumento del 45,27% anno su anno. Inoltre quasi 950mila aziende cinesi hanno attività nei settori dell’intelligenza artificiale, elaborazione dati, cloud computing, riconoscimento vocale, delle immagini e del linguaggio naturale. Infine, secondo alcune stime effettuate dalla società International Data Corporation Enditem, questo mercato cinese dovrebbe toccare quota 12,75 miliardi di dollari entro il 2024. La morale è molto semplice: mentre noi in Italia rallentiamo sempre di più sul piano della diffusione, regolamentazione ed implementazione delle reti 5G, in Cina si sperimenta il 6G: il 10
novembre scorso il paese di mezzo ha inviato il primo satellite sperimentale 6G.

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