Una enorme flotta da pesca cinese sta ponendo le basi per quella che il Wall Street Journal ha definito come “una battaglia tra Davide contro Golia”al largo delle coste peruviane. Così, uno dei fondali più pescosi del mondo rischia di cadere sotto la pressione di Pechino, che ha già molti contenziosi aperti nelle Zone Economiche Esclusive del Mar Cinese Meridionale che, almeno sulla carta, appartengono ad altre potenze bagnate dalle acque del Pacifico.
Pechino non nasconde le proprie mire espansionistiche da potenza ascendente. Per questo immagina le sue flotte, siano esse composte da navi mercantili o militari, in acque lontane. Ovunque esse possano trovare il loro spazio, e possano imporsi per alimentare gli interessi del Dragone.
La spinta di una super potenza marittima
È questo il caso della flotta composta da migliaia di navi da pesca sovvenzionate dal governo centrale di Pechino,che secondo il Wsj rappresenta una “spinta cruciale” per diventare una “superpotenza marittima”, fornendo milioni di posti di lavoro e sfamando i suoi 1,4 miliardi di persone nella Repubblica Popolare Cinese.
Il risvolto della medaglia, tuttavia, sono i gravi problemi inflitti all’economia del Perù e ancora prima alla comunità di pescatori peruviani che stanno riscontrando gradi difficoltà ad accedere a una delle zone di pesca più ricche del mondo.. Per loro metà “naturale“. Secondo quanto riportato, infatti, la presenza di centinaia di gigantesche navi da pesca cinesi impegnate al bordo delle acque nazionali del Perù sta colpendo duramente gli interessi dell’industria ittica peruviana. Segnando un -70% della pesca dei calamari: “il risultato della pesca su scala industriale che le aziende cinesi hanno portato in mari normalmente praticati da singoli individui su piccole imbarcazioni“.
Un “saccheggio è terribile” secondo i piccoli pescatori locali che reclamano disgrazia difronte all flotta di Pechino che pesca giorno e notte avvalendosi delle sue maggiori capacità logistiche. Tratteggiando sulle carte nautiche il prossimo capitolo di tensioni internazionali che coinvolgono una flotta cinese inviata d’oltremare in quella che anche gli Stati Uniti considerano una “concorrenza sleale“. Secondo Washington, le navi cinesi praticano una “pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata” che ha superato “la pirateria” e rappresenta una minaccia globale alla sicurezza marittima.
Ma la presenza di navi da pesca cinesi al largo del Perù non è un elemento nuovo. Come riportato da vecchi report, la prima flotta cinese di 22 navi arrivò al largo della costa occidentale del Sud America già nel 2001. Secondo la South Pacific Regional Fisheries Management Organization, la flotta cinese ha pescato 17.700 tonnellate di calamari. Oggi la flotta da pesca cinese che opera al largo delle coste occidentali del Sud America conta 500 navi per un totale di circa 500.000 tonnellate di calamari pescati. Ma c’è dell’altro.
Secondo quanto riportato da fonti locali e da quanto si può rilevare dalle immagini satellitari, la flotta di navi da pesca cinesi che staziona al largo del Perù inizia a somigliare a una sorta di “città galleggiante” che si stabilisce per “gran parte dell’anno” appena fuori dalle 200 miglia nautiche che fanno parte del territorio marittimo peruviano. Questo garantisce una presenza continua, con un avvicendamento che designa determinate unità navali a centri di logistica. Una nave, per esempio, è adibita a “nave ospedale”. Forse in attesa dell’inaugurazione del megaporto che il leader cinese Xi Jinping inaugurerà in Perù proprio questo novembre.
Stiamo parlando dell’infrastruttura portuale di Chancay, poco a nord di Lima, dove la società statale cinese di spedizioni e logistica Cosco possiede il 60% a fronte del 40% posseduto dalla compagnia mineraria peruviana Volcan. In questo porto si pensa attraccheranno alcune delle navi mercantili più grandi del mondo, rendendo il Perù uno dei principali hub marittimi del Pacifico.
Dall’Asia al Sud America per “forza“
La pesca eccessiva in Asia ha spinto le navi cinesi sempre più lontano da casa mentre Pechino ha sempre sostenuto che lo sviluppo della sua flotta da pesca è un punto fondamentale per salvaguardare i diritti marittimi della Cina. E a questo punto aggiungeremmo anche i suoi interessi particolari.
Per parte sua il ministero degli Esteri cinese ha affermato che “la flotta cinese non è responsabile della diminuzione delle catture di calamari“, osservando come il governo peruviano abbia attribuito in precedenza la diminuzione di questa specie “alle temperature oceaniche variabili”. Secondo il ministero degli Esteri cinese Pechino “ha sempre rispettato la zona marittima del Perù, si attiene rigorosamente alle regole per la pesca in acque internazionali e monitora la posizione delle flotte in acque lontane“.
Resta da analizzare il motivo per cui nelle zone in cui hanno debuttato le flotte da pesca cinesi, ad esempio quella del Ghana, si stiano lentamente esaurendo quei “piccoli pesci simili a sardine, vitali per le comunità costiere“, e come nell’Oceano Indiano le navi cinesi per la pesca del tonno siano state “accusate di lavoro forzato e di shark finning”.
Le mire della Cina sulle infrastrutture del Perù
Sarebbe quasi inutile aggiungere come le mire cinesi in Perù stiano preoccupando gli Stati Uniti, che guardano alla Cina come il principale avversario del futuro sul piano commerciale e, di conseguenza, su quello militare. L’attenzione di Washington è stata attirata dagli investimenti di Pechino in Perù, da quando il governo peruviano ha concesso a Pechino il controllo della società che fornisce energia elettrica alla capitale peruviana e del succitato nuovo megaporto sulla costa del Pacifico.
Il Financial Times ha riportato le preoccupazioni dei funzionari statunitensi che stanno monitorando la faccenda sottolineando le preoccupazioni riguardanti “le capacità del governo di Lima di non saper riconoscere vantaggi e svantaggi nel fare affari con la Cina“. Una realtà nota che si è verificata anche nel nostro Paese. Sempre in collegamento ai nuovi progetti incentrati sulle nuove rotte commerciali.

