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La Cina non sanziona il cognac perché.. ai cinesi piace troppo!

Finisce la "guerra del cognac" tra Cina e Francia: Pechino lo salva dalle sanzioni. E la scelta dei consumatori cinesi è premiata.

Il cognac francese non subirà le tariffe commerciali punitive che la Cina sta progettando per rispondere all’aumento dei dazi europei su prodotti come le auto elettriche della Repubblica Popolare. Pechino stava valutando di inserire il celebre liquore transalpino nell’elenco dei prodotti “puniti” con le sanzioni da gennaio, e questo aveva prodotto un intenso sforzo del settore per evitare la perdita di un mercato fondamentale.

Nella giornata del 29 agosto il ministero del Commercio di Pechino ha deciso di non procedere. Il cognac, che in dieci anni è passato da un giro d’affari di 1,81 a uno di 4,86 miliardi di euro nella Repubblica Popolare, continuerà a viaggiare sull’asse Parigi-Pechino. Le azioni di Remy Contreau e Pernod Ricard, i due maggiori produttori francesi, sono scattate di oltre il 10% alla borsa di Parigi, dopo mesi in cui erano scese ai minimi storici. A Milano, è stata Campari a trarre beneficio dalla notizia balzando in avanti del 4,5%.

Emmanuel Macron può tirare un sospiro di sollievo. Per quanto apparentemente marginali sul fronte economico, i cognac sono un simbolo notevole dell’export francese e dell’immagine del settore transalpino nel mondo. E dunque in Francia aveva fatto molto rumore sia l’obiettivo cinese di inserire prodotti dall’alto valore economico ma anche simbolico nella lista dei beni sanzionati che la presunta inerzia del governo di Parigi nel tutelare lo storico liquore.

In tal senso nei mesi scorsi Politico.eu ricordava che “l’industria ha lamentato di non essere stata ascoltata abbastanza presto dalle autorità francesi quando, già a settembre dello scorso anno, avevano lanciato l’allarme sul rischio che Pechino avrebbe potuto colpire il settore del cognac, il mese in cui la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva annunciato un’indagine per verificare se i sussidi statali ai produttori cinesi di veicoli elettrici fossero ingiusti”.

“Spirit Business”, testata di riferimento per le notizie economiche del beverage alcolico, ha però sottolineato che a salvare dai dazi il cognac sia stata, in fin dei conti, la Cina stessa. Evidenziando come la dinamicità dei prodotti francesi in Cina abbia posto i decisori di Pechino di fronte alla consapevolezza che, anche in caso di prezzi aumentati del 30-40%, i consumatori cinesi, specie quelli ad alto reddito, avrebbero preferito comunque l’originale alle più economiche alternative locali. Alla fine brindano tutti, compresi i governi che in nome del cognac possono vedere una fase di distensione commerciale aprirsi dopo tante tensioni tra Europa e Cina. Dai prossimi mesi capiremo se l’attestazione di vincoli duraturi creati dal commercio si estenderà anche ad altri settori ove la competizione è attiva.

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