Lo sviluppo economico della Cina è sostenibile? Per il momento il Dragone continua a crescere, anche se nell’ultimo anno ha visto il suo Pil flettersi. Nonostante la guerra dei dazi abbia danneggiato indirettamente i consumi interni, Xi Jinping può ritenersi soddisfatto di quanto fatto fino a oggi. Ma nell’immediato futuro occorrerà fare tutte le valutazioni del caso per evitare guai seri. La platea di chi si ritiene abile nel prevedere il destino di Pechino si divide in due tronconi. C’è chi parla di una Cina vicina al punto di non ritorno, con una bolla speculativa pronta a esplodere e travolgere ogni frammento del miracolo cinese. C’è poi chi sostiene che il gigante asiatico possa ancora salvarsi, a patto che il governo decida di attuare alcune riforme economiche, capaci di rendere il mercato più libero dai gioghi statali.
Essere vittime di un’ambizione
Le due posizioni hanno qualcosa in comune. Entrambe sono convinte che prima o poi la Cina resterà vittima della sua ambizione e che le leggi invisibili del mercato frantumeranno il ritorno dell’Impero di mezzo. C’è un errore in questa valutazione, perché a minacciare la Cina non è il mercato, fin qui ben controllato e utilizzato come strumento dalle autorità centrali, quanto piuttosto il sistema bancario. Un sistema che è stato fin troppo spremuto a sproposito.
Banca centrale e Banche di credito ordinarie
Il piano della Cina è semplice: superare gli Stati Uniti e creare un nuovo ordine mondiale. Un modello, sottolineano i cinesi, win win, cioè capace di accontentare tutti. In ogni caso la potenza di uno Stato si misura con i dati economici, ma molto più spesso con lo stato di salute dell’apparato bancario. Il Dragone può contare su un enorme ventaglio di banche. Due sono i livelli del sistema in questione. Il primo è rappresentato dalla People’s Bank of China, ovvero la banca centrale di riferimento, il secondo dalle banche di credito ordinarie, a loro volta suddivise in cinque filoni a seconda delle funzioni.
La svolta
Le Banche commerciali di Stato nascono con l’obiettivo di creare profitto e finanziarie le grandi imprese. Le loro attività sono sorvegliate dalla People’s Bank of China e le più importanti rientrano nella dicitura Big Four. La Industrial and Commercial Bank of China, la Bank of China, la Agricultural Bank of China e la China Construction Bank: queste quattro, già nel 2003, facevano registrare una quota di mercato in termini di attività detenute pari al 55%.
Le banche più importanti
Troviamo poi le Policy Bank, cioè le banche politiche o dello sviluppo. Queste hanno il compito di garantire prestiti sulla base di quanto stabilito dai piani di politica economica interna. I loro soldi sono utilizzati per migliorare le infrastrutture, sviluppo agricolo e fondi di investimento. Le tre di riferimento sono la China Development Bank, l’Import and Export Bank e la Agricoltural Development Bank. Troviamo infine le Banche locali e le Cooperative di credito rurale, con quest’ultime che finanziano la quasi totalità delle attività rurali, e le Banche straniere. Per semplificare, possiamo suddividere le banche cinesi del secondo livello in Policy Bank e Commerciali.
Giocare con il debito
Negli ultimi decenni l’economia cinese è cresciuta, dopata da stimoli e iniezioni bancarie spesso mastodontiche. La Cina ha un debito altissimo, secondo alcuni addirittura il 300% del Pil, e gran parte di esso deriva da prestiti bancari non saldati. Certo, il debito di Pechino è tutto sovrano e interno, ma il sistema bancario soffre se esposto a una situazione simile. Le banche cinesi sono in espansione ma è tutto il settore a essere affetto da mali cronici e mai risolti, ad esempio nella struttura e gestione degli istituti. All’occorrenza lo Stato non ha mai esitato a spingere le banche a pestare denaro. Servirebbe invece una gestione più indipendente e orientata al mercato per evitare danni economici.
L’esempio della Nuova Via della Seta
Con l’avvento di Xi Jinping la Cina si è impegnata nell’ideazione della Belt and Road Initiative. Il progetto necessita di enormi quantità di denaro per finanziare infrastrutture di ogni tipo. Strade, porti, gasdotti. E tutto per centinaia di migliaia di chilometri. La China Development Bank e la China Export-Import Bank sono coinvolte pesantemente nel finanziamento di simili opere, con enormi rischi connessi. Uno su tutti: investire in infrastrutture non utili alla causa, o in piani non portati a compimento. Molti Paesi hanno infatti prima sottoscritto l’intesa con Pechino, poi hanno cambiato la loro posizione riguardo la Nuova Via della Seta. Il problema per la Cina è che il suo debito aumenta. Secondo alcuni dati, l’asset nelle mani del settore bancario cinese equivarebbe a circa 40 trilioni di dollari, più o meno il 310% del Pil cinese.
La China Development Bank
Qui torniamo a parlare di banche. Le Banche dello Sviluppo, note anche come Development Bank hanno un ruolo fondamentale nell’implementare le politiche industriali promosse dal governo. Fra le oltre 280 esistenti, la più nota fra queste è la già citata China Development Bank (CDB). Possiede asset per oltre 12 trilioni di renminbi (1,85 trilioni di dollari) e partecipa in primo piano alla trasformazione dell’economia cinese. Come? Finanziando l’industrializzazione e urbanizzazione del Paese, restando in equilibrio fra esigenze statali e regole del mercato. Dopo le riforme economiche degli anni ’80, divenute effettive nel 1992 con il 14°Congresso del Partito Comunista Cinese, la CDB ha raccolto fondi dai mercati per finanziare alcuni progetti voluti dallo Stato.
Il prezzo da pagare per la modernità
L’attività della CDB ci permette di fare un ragionamento ancora più ampio. Pechino ha cambiato volto al Paese costruendo case, grattacieli, palazzi, strade. L’urbanizzazione continua ad aumentare anno dopo anno, e le banche devono fornire sempre più soldi per i progetti. Così facendo incrementano il loro debito, ma attenzione perché non tutto il debito cinese è in mano allo Stato. Una parte di esso appartiene ai mercati o comunque ad altri soggetti. E per evitare contraccolpi letali e ripagare il debito, anziché mettere un freno alla pioggia di finanziamenti, le autorità propongono altri progetti.
Un nuovo debito per saldare il vecchio
Ma intanto il debito aumenta sempre di più. Se oggi mettiamo a confronto la Cina di 30 anni fa con quella odierna, sembra di avere di fronte agli occhi due mondi completamente differenti tra loro. Le megalopoli pullulano di infrastrutture di prima fascia, palazzoni moderni e via dicendo. Eppure nessuno si chiede quale prezzo abbia dovuto pagare la Cina per trasformarsi in quello che è oggi. Un prezzo altissimo, un debito che continua a crescere. C’è chi ipotizza che la Belt and Road Initiative altro non sia che un tentativo del governo di mettere un freno al debito. Ma come abbiamo detto un giochino simile, alla lunga, potrebbe rivelarsi letale, perché nel lungo periodo accumula altro debito.
Il ruolo delle Banche dello Sviluppo
La CDB ha l’obiettivo di sostenere la crescita economica della Cina. Deve da una parte servire la Nazione – e rispondere agli input del governo – e dall’altra adottare operazioni di mercato marcando la propria autonomia. Due sono i motivi per cui esistono le Development Bank. Tutte le Banche dello Sviluppo sono strumenti per finanziare i progetti governativi. Un sistema bancario “laissez faire” non avrebbe incentivi nell’investire in progetti enormi e su larga scala. Ma, e questa è la seconda ragione, simili istituti bancari fungono da incubatrici di mercato. Cioè guidano e fanno nascere il mercato dove prima non era presente. Il processo, va da sé, non è spontaneo ma controllato passo passo dallo Stato.
Un meccanismo che rischia il cortocircuito
Alla luce di quanto illustrato, nel processo finale, oltre a governo centrale e banche, è necessario introdurre il terzo e ultimo soggetto. I governi locali. Solo così avremo chiaro il funzionamento del motore economico cinese. Tutto nasce dal governo centrale, che affida un progetto al governo locale. Allo stesso tempo le autorità centrali spingono le Banche dello Sviluppo a partecipare al piano con lauti finanziamenti. Lo stesso governo, spesso, presta denaro alle banche. Il governo locale, preso atto del da farsi, si rivolge ai suddetti istituti bancari, i quali anticipano senza problemi fiumi di renminbi. Il progetto viene costruito nel lungo periodo, ed è proprio nel lungo periodo che la Banca Commerciale guadagna su quanto investito. Il problema è il debito, che sale vertiginosamente. Sarà pur sempre interno, ma senza accurate riforme bancarie ed economiche, il modello aureo adottato da Pechino rischia di andare in tilt.