Le scorie della guerra commerciale con gli Stati Uniti, in una trade war mai del tutto rientrata. Le conseguenze di una rigidissima politica anti Covid, fatta di restrizioni e lockdown senza guardare in faccia niente e nessuno. Infine, come ciliegina sulla torta, gli effetti indiretti della guerra in Ucraina, tra tensioni internazionali e aumenti dei prezzi che, seppur in maniera limitata, hanno colpito anche queste latitudini. Alla luce di tutto questo, come sta l’economia della Cina? La risposta è più complicata di quanto non ci si potrebbe aspettare.

Il Politburo, il principale organo politico del Partito Comunista Cinese, formato da 25 alti dirigenti politici, Xi Jinping compreso, è stato chiaro: l’obiettivo cinese consiste nell’ottenere “i migliori risultati possibili” in economia, in un momento particolarmente delicato, in cui il Paese è chiamato ad affrontare “alcune contraddizioni e problemi importanti”. In termini più concreti, la Cina ha messo da parte il target fissato lo scorso marzo, relativo ad una crescita economica pari al +5,5% per il 2022. Un simile traguardo appare irraggiungibile già adesso, soprattutto dopo la brusca frenata del secondo trimestre. In ogni caso, nonostante il riconoscimento di aver con ogni probabilità mancato il suo obiettivo di crescita annuale, Pechino ha fatto sapere che avrebbe comunque mantenuto la rotta sulle misure di prevenzione del Covid, e che avrebbe adottato caute misure per sostenere il mercato immobiliare in difficoltà.

La Cina ha quindi eliminato il traguardo del +5,5%, preferendo mantenere la crescita economica in un non meglio speficato range ragionevole. Il Politburo ha inoltre esortato le province più forti e solide a raggiungere i loro obiettivi di crescita annuali, in un commento che, secondo il Wall Street Journal, è un implicito riconoscimento al fatto che altre province non avrebbero conseguito i loro parametri di riferimento.



Pil e obiettivi

Pochi economisti ritengono che la Cina sia in grado di ottenere un’espansione del suo prodotto interno lordo pari al +5,5%. Già il fatto che Pechino avesse annunciato una crescita nel secondo trimestre di appena il +0,4% rispetto all’anno precedente, lasciava intendere che la situazione sarebbe stata più complessa del previsto. La controprova è arrivata dallo stesso Politburo. “L’intero Paese ha compiuto sforzi ardui e i risultati sono degni di pieno riconoscimento”, hanno affermato i massimi dirigenti politici di Pechino, al termine della riunione di analisi dell’economia cinese. “Allo stesso tempo, l’attuale operatività economica affrontare alcune contraddizioni e problemi importanti: dobbiamo mantenere il nostro focus strategico e fare le cose con fermezza” si legge nella nota conclusiva dell’incontro diffusa dalla China Central Television (Cctv).

La ricetta per il futuro? Per la seconda metà del 2022, il Politburo ha sottolineato che “è necessario stabilizzare e sviluppare i requisiti di sicurezza, consolidare la tendenza della ripresa economica, concentrarsi sulla stabilizzazione dell’occupazione e dei prezzi, mantenere l’economia entro un intervallo ragionevole e sforzarsi di ottenere i migliori risultati possibili”.

A tutti i ragionamenti attuali bisogna anche aggiungere un altro aspetto. L’obiettivo del +5,5% era il più basso della Cina da un quarto di secolo di pianificazione economica a questa parte. Un tasso ancora più lento potrebbe avere implicazioni non solo per l’economia cinese, ma anche per un’economia globale in forte sofferenza, e che negli ultimi anni si è affidata alla Cina come vasto mercato nonché anello chiave nelle catene di approvvigionamento globali. Detto altrimenti, un’alterazione degli equilibri economici cinesi, a maggior ragione con cifre più basse del previsto, potrebbe generare un effetto domino.

Le sfide della Cina

L’economia della Cina ha recentemente dovuto fare i conti con una serie di sfide rilevanti, l’ultima delle quali un’evidente interruzione del commercio dovuta alla guerra in Ucraina. Ma Pechino ha dovuto (e sta tutt’ora) fronteggiando anche la diffusione interna della variante Omicron, gli scricchiolii del settore immobiliare – un vero e proprio pilastro dell’economia cinese che rappresenterebbe un terzo della crescita complessiva cinese – lo sciopero dei mutui tra gli acquirenti di case e lo stato di salute del sistema bancario rurale, con questi ultimi tre punti strettamente collegati tra loro.

A differenza dell’ultimo incontro economico tenutosi ad aprile, nella sua dichiarazione il Politburo non faceva menzione dell’obiettivo di crescita del +5,5%, limitandosi a spiegare che i leader si sarebbero “sforzati di ottenere i migliori risultati possibili”. Tra le richieste effettuate, l’organo cinese ha esortato i governi locali a distribuire tutti i fondi raccolti nel corso dell’anno mediante l’emissione di obbligazioni speciali, senza annunciare nuove quote obbligazionarie per il prossimo anno. A detta di molti economisti, significa che Pechino non sta cercando di stimolare drammaticamente la crescita.

Sempre sul fronte interno, c’è da segnalare la diminuzione dell’attività manifatturiera in Cina a luglio, in un contesto di domanda debole nonostante la revoca di molte restrizioni anti-Covid. L’indice Pmi dei direttori acquisti, calcolato da IHS Markit per il gruppo media Caixin, si è attestato a 50,4 punti il mese scorso, rispetto ai 51,7 punti di giugno, al di sotto delle attese degli analisti. “Offerta e domanda sono migliorate” a luglio, il che ha permesso alla produzione manifatturiera di aumentare per il secondo mese consecutivo, sottolinea l’economista Wang Zhe di Caixin Insight Group. Nonostante tutto, le aziende sono rimaste caute in termini di occupazione, con assunzioni che a luglio sono diminuite per il quarto mese consecutivo; la pressione inflazionistica si è leggermente attenuata grazie al calo del prezzo di alcune materie prime. L’ottimismo su 12 mesi è leggermente sceso con i timori di un rimbalzo epidemico.

Tornando all’incontro al quale hanno partecipato i massimi dirigenti cinesi, dulcis in fundo il Politburo ha dichiarato che introdurrà politiche per espandere la domanda interna e concedere più prestiti alle aziende costrette a sospendere la produzione a causa dell’epidemia di Covid-19. Sempre sul fronte interno, la leadership cinese ha comunicato che avrebbe lavorato per risolvere la questione relativa al sistema bancario rurale e stabilizzare il mercato immobiliare cinese. Con un avvertimento ben preciso rivolto ai governi locali: assumersi la responsabilità diretta di garantire la consegna delle case non finite. È forse anche (ma non solo) a causa di simili complicanze interne che la Cina ha esternato particolare attenzione alla questione taiwanese. Un altro nodo spinoso che Xi Jinping dovrà risolvere limitando eventuali danni e scossoni economici.

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