Un’azienda che produce acciaio è in difficoltà, si trova in amministrazione controllata ed è in crisi da tempo. Nel frattempo una società ancora più grande è pronta ad acquistarla per salvarla dal suo triste destino. No, non siamo in Italia e non stiamo parlando dell’ex Ilva di Taranto, né del gruppo franco-indiano di ArcelorMittal. Siamo nel Regno Unito, dove la British Steel, industria britannica dell’acciaio, potrebbe presto essere acquistata dai cinesi di Jingye Group. Secondo quanto riportato dalla Bbc, la fumata bianca è ormai certa, tanto che tra le parti sarebbe stata trovata un’intesa di massima. L’impianto di Scunthorpe passerà in mano cinese per una cifra dal valore di 70 milioni di sterline. Dalla Cina, per il momento, arriva solo la conferma di una “trattativa ben avviata”: nessuno si è spinto oltre. In ogni caso, qualora l’accordo dovesse essere confermato, sarebbero salvi migliaia di posti di lavoro, che altrimenti evaporerebbero come neve al sole. Non solo, perché Jingye Group sarebbe pronta a varare un piano industriale d’incremento della produzione pari al 10%.

British Steel a un passo dalla cessione ai cinesi

Il governo di Boris Johnson, con quest’ultimo in piena campagna elettorale, pare sia pronto a mettere sul piatto una ghiottissima offerta per convincere del tutto i “salvatori” cinesi, ovvero garanzie per 300 milioni di sterline su finanziamenti e prestiti agevolati. Questa volta la situazione potrebbe davvero sbloccarsi, dopo il negoziato terminato in un nulla di fatto con i turchi del gruppo Ataer. Eppure non manca l’altro lato della medaglia: l’acquisizione cinese potrebbe infastidire, e non poco, l’amministrazione americana di Donald Trump. Bisogna infatti ricordare che Washington ha da poco imposto dazi del 25% sull’acciaio importato in terra americana sia dalla Cina che dai Paesi Ue. L’accordo tuttavia non è ancora stato concluso e la società cinese, ha riportato Reuters, ha detto che “il valore dell’intesa è ancora da definire con precisione” e che “ulteriori dettagli potranno essere annunciati nel corso di questa settimana”.

La Cina alla conquista dell’acciaio europeo

British Steel si trova in amministrazione controllata dallo scorso 22 maggio, dopo che Greybull Capital, che aveva acquistato il colosso per una sterlina da Tata Steel, non è stato in grado di trovare i finanziamenti necessari per continuare le sue operazioni commerciali. Il presidente di Jingye Group, Li Ganpo, avrebbe già visitato l’azienda britannica è incontrato i rappresentanti dello stabilimento. Il Financial Times ha scritto che i cinesi hanno un piano ambizioso, che consiste nell’incrementare la produzione di British Steel da 2,5 milioni di tonnellate di acciaio all’anno a oltre 3 milioni, ridurre i costi e migliorare l’efficienza. A questo punto il Regno Unito trattiene il fiato, perché a Londra e dintorni sanno bene che l’unica ancora di salvezza per i lavoratori (5 mila posti di lavoro nell’impianto di Scunthorpe, 20 mila dell’indotto) arriva dalla Cina. Pechino, dal canto suo, è interessato alla British Steel non tanto per fare beneficenza, quanto per conquistare il mercato europeo dell’acciaio. Il Dragone ha infatti già acquisito la più grande acciaieria della Serbia (Hibs, per 46 milioni nel 2016) e Duferco Trading, trader europeo dell’acciaio con sede in Svizzera. Chissà che ai cinesi, tra un’acquisizione e l’altra, non venga la pazza idea di inglobare anche l’ex Ilva di Taranto.

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