Gli spazi vuoti in politica vengono riempiti in fretta. Prendiamo il caso dell’Europa Orientale. Se fino a pochi anni fa era la Russia a esercitare un certo fascino sui governi locali, oggi non è più così. Il ritiro – in parte necessario, in parte involontario – di Putin ha spalancato le porte alla Cina. Pechino non poteva trovare situazione migliore, visto che ha morbosamente bisogno di alleati nella sua lotta geopolitica a distanza con gli Stati Uniti.

Il ritiro della Russia

Sulle motivazioni dell’invasione cinese nei Balcani rivolgersi alla Russia. Da un punto di vista ideologico e storico Mosca è sempre stata vicinissima agli Stati di questa turbolenta area. Il problema è che i russi hanno concretamente dato poco ai governi balcanici. Le sanzioni hanno ulteriormente azzoppato le ambizioni economiche di Vladimir Putin, che deve ora fare i suoi conti prima di scialacquare denari per cause lontane. L’Europa Orientale è corteggiata dall’Unione Europea ma i finanziamenti di Bruxelles sono facilmente sostituibili. A maggior ragione se l’Ue è considerata così poco attraente.

L’inserimento della Cina

In un contesto simile ecco spuntare la testa del Dragone. La Cina fa sul serio, si presenta ai vari Presidenti con fare amichevole ed è ben felice di erogare prestiti e finanziare infrastrutture. In cambio Pechino accresce la sua sfera d’influenza nella regione, sottraendola agli avversari politici. Il ritiro della Russia ha di fatto lasciato carta bianca ai progetti cinesi, su tutti la Nuova Via della Seta. Non solo, perché la Cina sta intervenendo anche localmente, al di fuori della Belt and Road. In Montenegro gli eredi dell’Impero di Mezzo stanno per terminare un’autostrada che collega il porto di Bar a Belgrado. Il governo montenegrino non ha mai avuto i mezzi economici per farlo, perché la realizzazione di una simile opera impone la perforazione di ingenti rilievi montuosi. Insomma, soldi e know how che Belgrado non possiede ma che possiede in grande quantità la Cina.

I Balcani come l’Africa?

Quanto sta accadendo nei Balcani ricalca in parte la politica cinese in Africa. Anche qui Pechino ha riempito un vuoto, e anche qui il Dragone si sta spendendo per creare rapporti win win fra le parti. Investimenti in cambio di alleanze strategiche, infrastrutture in cambio del loro utilizzo per la Nuova Via della Seta, versione marittima. E proprio come in Africa anche molti Stati balcanici rischiano di indebitarsi con la Cina. L’autostrada della Serbia è costata più o meno 1,3 miliardi di euro, cifra che ha spinto verso l’alto il debito del paese (dal 63% al 90% del Pil). E – sempre come in Africa – le clausole firmate tra le parti prevedono punti da leggere con attenzione. Xi Jinpingha messo i soldi, ma trattandosi di prestito li rivuole anche indietro. Qualora il Montenegro fallisse, non potendo quindi più ripagare il debito cinese, la Cina avrebbe libero accesso al territorio della Nazione montengrina.

Più debiti, meno Europa

Ma non è solo Montenegro ad aver usufruito di regali cinesi. In Serbia la Cina ha salvato dalla bancarotta diversi poli industriali che adesso battono bandiera pechinese. La Bosnia ha sottoscritto con il Dragone un prestito di poco più di 600 milioni di euro per ammodernare le centrali a carbone. E questi sono soltanto i casi più lampanti. Il fatto è che se i governi balcanici, così facendo, si allontanato dall’Unione Europea. Indebitarsi con la Cina fa sì che non vi siano le giuste condizioni per un loro ingresso nell’Ue. Ma forse, da queste parti, si fidano più di Pechino.