La crescente rilevanza geopolitica dell’Artico ha portato la regione più settentrionale del pianeta ad essere oggetto delle strategie di numerose grandi potenze. Dopo la Russia e gli Stati Uniti, anche la Cina ha sviluppato un crescente interesse per le dinamiche artiche, testimoniato dalle ripetute missioni del rompighiaccio Xue Long, divenuto nel 2012 il primo vascello battente bandiera cinese ad attraversare il “Passaggio a Nord-Est”, che Pechino ritiene potenzialmente in grado di rappresentare una scorciatoia fondamentale nelle rotte marittime tra l’Estremo Oriente e l’Oceano Atlantico. Come ha scritto Giorgio Cuscito su Limes, infatti, una proiezione artica della “Nuova Via della Seta” “sarebbe più breve e meno costosa rispetto alla rotta collaudata lungo il canale di Suez per raggiungere l’Europa del Nord. Da Qingdao (Cina) a Narvik (Norvegia) la prima è lunga 6.800 miglia nautiche, la seconda 11.800”.

Nello scorso mese di agosto avevamo analizzato come la Cina avesse mosso i primi passi nell’elaborazione di una autonoma strategia per l’Artico sulla scia dell’avvicinamento diplomatico tra Pechino e numerosi Paesi interessati alla regione, come la Finlandia. A diversi mesi di distanza, è arrivata la pubblicazione di un libro bianco ufficiale da parte del governo cinese, che chiarisce come Pechino intende muoversi per sviluppare la sua presenza nel Grande Nord.

La “Nuova Via della Seta” passa per l’Artico 

Nella traduzione inglese della pubblicazione governativa, presentata dall’agenzia Xinhua, la leadership di Pechino qualifica la Cina come “Near-Artic State”, sottolineando inoltre che l’interesse del Paese per la regione è di lungo corso, in quanto avviato con la firma del Trattato delle Svalbard nel 1925. “L’utilizzo delle rotte marittime e l’esplorazione e lo sviluppo delle risorse dell’Artico”, si legge nel comunicato, “potrebbe avere un enorme impatto sulle strategie energetiche e sulle politiche economiche della Cina”.

Come fa notare Liu Zhen sul South China Morning Postl’annuncio governativo, avvenuto ad opera del viceministro degli Esteri Kong Xuanyou, avviene in contemporanea alla trasferta transpacifica del Presidente Xi Jinping, che si è recato in America Latina per annunciare l’estensione della “Nuova Via della Seta” nel continente. La Belt and Road Initiative conquistando l’Artico e aprendo l’accesso alle sue immense potenzialità strategiche ed energetiche acquisirebbe una definitiva proiezione planetaria, superando la focalizzazione euroasiatica.

Non solo connettività: le priorità della Cina nell’Artico

Lo snodamento della “Nuova Via della Seta” oltre il Passaggio a Nord-Est consentirebbe alla Cina di acquisire un ulteriore vantaggio strategico dal punto di vista della connettività. Tuttavia, la regione artica è promettente anche per altre ragioni: Charlotte Gao di The Diplomat ha sottolineato come, oltre alla connettività marittima, la Cina abbia tra i principali obiettivi nella regione lo sfruttamento sostenibile delle riserve locali di gas e petrolio, in larga parte tuttora da scoprire, l’accesso ai consistenti stock ittici che potrebbero risultare fondamentali per le future dinamiche della pesca nel mondo e lo sviluppo del settore turistico nell’Artico.

Obiettivi sicuramente ambiziosi che testimoniano un crescente interesse ma che dovranno essere mediati con le istanze di altre potenze che hanno legittime rivendicazioni nell’Artico, con le quali la Cina potrebbe trovarsi ora a collaborare, ora a competere con accanimento.