Ryanair ha perso la prima battaglia in sede comunitaria contro gli aiuti di Stato garantiti dai Paesi membri dell’Unione Europea alle loro compagnie di bandiera. Nella giornata del 18 febbraio il tribunale di Lussemburgo ha dichiarato legali gli aiuti di Stato alle compagnie aeree durante il periodo di maggiore intensità della pandemia, che ha tenuto a terra intere flotte da trasporto e sconvolto l’intero settore dell’aeronautica civile.

Durante la fase più acuta della pandemia i governi europei hanno approfittato del Temporary Framework stabilito dalla Commissione per rendere più lasche le regolamentazioni sugli aiuti di Stato nell’Unione per sostenere le compagnie di bandiera lasciate a terra dal Covid-19. Un totale di 30 miliardi di euro, secondo Ryanair, è stato messo sul piatto per rafforzare il patrimonio e ripianare le perdite delle concorrenti a corto di ricavi e costrette a gestire costi operativi ben più elevati della dinamica low-cost europea. L’ad Patrick O’Leary e il gruppo Ryanair nel suo insieme hanno presentato un totale di sedici azioni legali, ritenendo validi e sostenibili solo gli aiuti pubblici garantiti da programmi non discrezionali, come il Covid Corporate Financing Facility britannico da cui il gruppo ha ottenuto 600 milioni di sterline.

Ebbene, la corte europea ha respinto le prime due azioni legali presentate da Ryanair contro la Commissione per aver garantito gli aiuti ad Air France e alla compagnia di bandiera svedese, danese e norvegese Scandivian Airlines (Sas). Limitatamente alla sentenza Air France, la corte ha emblematicamente espresso il parere che “la pandemia Covid-19 e le restrizioni ai viaggi adottate dalla Francia costituiscono un evento eccezionale che ha causato danni economici alle compagnie aeree operanti in Francia” e che non può essere contestato che “l’obiettivo del differimento del pagamento delle imposte è effettivamente riparare il danno in questione”, ritenuto non lesivo della concorrenza e uno strumento appropriato per raggiungere l’obiettivo di riparare il danno causato dalla catastrofe del coronavirus. A loro volta Paesi come la Germania, l’Olanda, l’Austria e il Portogallo hanno con analoghi intenti garantito linee di credito a Lufthansa, Klm, Austrian Airlines e Tap e non vi è dubbio che le azioni legali presentate sul tema da Rynair, desiderosa di fare ricorso, sono destinate ad analogo naufragio.

Il fatto che Francia e Svezia abbiano imposto una clausola nazionale per la concessione degli aiuti (nel caso di Parigi, una moratoria fiscale; per Stoccolma, un prestito garantito) alle compagnie di bandiera ha spiazzato Rynair, società di diritto irlandese che negli anni si è sempre beata della sua natura apolide. Non sentendosi vincolata realmente a nessun sistema-Paese e potendo giocare sulle pieghe aperte dalla libera circolazione delle persone e sulla concorrenza diretta alle rivali compagnie di bandiera condotta sui terreni del risparmio e della riduzione dei costi per gli utenti Ryanair ha fortemente beneficiato delle condizioni strutturali pre-Covid. Trovandosi spiazzata, però, nel momento in cui la pandemia ha richiamato in campo gli Stati a sostegno di settori trovatisi in grave crisi: l’assenza di un reale radicamento nel Paese in cui, legalmente, ha sede ha portato Ryanair a subire di fatto una concorrenza da parte delle compagnie sussidiate dai governi di riferimento.

Le perdite di Ryanair, nel 2020, sono stimate essersi avvicinate al miliardo di euro, oltre cinque volte il precedente record del 2009. Nel terzo trimestre, comprendente l’estate, nonostante il ritorno alla mobilità i passeggeri sono calati del 78% a causa delle restrizioni Covid in Europa, e questo ha inciso gravemente sul fatturato calato dell’82% rispetto all’88% di Easyjet e del 77% di Wizz Air, le dirette concorrenti nella gamma low cost. L’assenza di un governo dichiaratamente pronto a farsi carico delle sofferenze finanziarie di Ryanair ha spiazzato le prospettive di una compagnia tesa ad identificarsi più con l’Unione Europea in sé che con l’Irlanda, Paese di origine di O’Leary e base conveniente per ragioni fiscali e burocratiche. Non a caso da tempo si discute sul fatto che una delle conseguenze della pandemia potrà essere la “territorializzazione” delle imprese che maggiormente hanno giocato sull’ambigua natura apolide dei mercati negli anni scorsi. Di fronte all’innalzamento dei muri della tutela statale ai settori in crisi chi ha scelto volutamente di identificare come sua patria di riferimento esclusivamente il mercato si è trovato maggiormente esposto alla crisi sistemica del Covid-19: e Ryanair non fa eccezione.