Negli ultimi anni l’alleanza fra Cina e Cambogia non solo si è rafforzata, ma ha anche garantito a quest’ultima un importante miglioramento economico. Una crescita impensabile senza il fiume di renminbi che Pechino ha riversato su Phnom Pehn e dintorni. La mano cinese è visibile senza leggere particolari dati; quelli che una volta erano anonimi e poveri villaggi di pescatori oggi sono diventate città con infrastrutture e primi servizi a disposizione dei cittadini. Certo, la povertà continua ad aleggiare sopra la maggior parte della popolazione, ma il seme della modernizzazione è stato piantato: elettricità, centri commerciali, telecomunicazioni e, si vocifera, pure l’accesso alla rete 5G grazie all’accordo del governo locale con Huawei.

Edilizia settore trainante

Dando invece uno sguardo ai numeri, il settore che più ha ricevuto una spinta grazie al ruolo della Cina è quello dell’edilizia. Come ha detto il ministro cambogiano del Territorio, della Pianificazione urbana e delle Costruzioni, Chea Sophara, in Cambogia, dal 2000 a oggi, sono stati costruiti palazzi per un valore complessivo di 44,5 miliardi di dollari. Considerando che i dati aggiornati al 2017 descrivono un Pil cambogiano di circa 23 miliardi, un simile sprint non può certo passare inosservato, a maggior ragione se la crescita economica media annua del Paese si attesta intorno al 7% da 20 anni a questa parte. L’edilizia traina la locomotiva ma subito dietro non mancano turismo e agricoltura; il tutto cementato dagli investimenti cinesi.

Governo in espansione, Pil in crescita

Ammontano a 45.264 i progetti approvati dal ministero competente e completati nel giro degli ultimi venti anni. Per quello che riguarda l’ultimo anno, il 2018, sono passati 2.867 piani, per un valore complessivo di 5,2 miliardi di dollari; nel 2017 erano 3.052 e valevano 6,4 miliardi. L’edilizia non solo ha cambiato volto al Paese, trasformando il paesaggio e creando nuovi edifici, ma ha pure dato lavoro a oltre 200.000 giovani, per lo più cambogiani. Il ministro Sophara ha tenuto poi a precisare come anche in Cambogia siano sorti i primi grattaceli, cioè palazzi di almeno cinque piani: sono 1.324, mentre altri 258 sono in fase di produzione.

Essere vicini della Cina: luci e ombre

L’influenza cinese dietro la crescita della Cambogia è innegabile. Gli investimenti provenienti dall’estero prevenuti da gennaio ad aprile hanno toccato quota 367 milioni di dollari; di questi 315 milioni erano di provenienza cinese. La Cina ha un enorme interesse geopolitico nell’espandere la propria influenza in quanti più Paesi limitrofi possibile; un po’ per creare con loro infrastrutture e corridoi economici vari per lubrificare la Nuova Via della Seta, in parte per isolare gli Stati Uniti. La Cambogia, tra l’altro, è finita nell’occhio del ciclone per aver rifiutato un aiuto economico statunitense per riparare un porto. Secondo Washington il no cambogiano deriverebbe da un qualche accordo già preso con la Cina, che potrebbe costruire in loco una base militare; ricostruzione, questa, categoricamente smentita da Pechino. In ogni caso gli artigli del Dragone sono penetrati nella pelle cambogiana, sia nel bene che nel male; ci sono infatti alcune città, come nel caso di Sihanoukville, dove il 90% dell’economia è in mano a investitori cinesi.