L’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, confermata dalla vittoria elettorale dei Conservatori del premier Boris Johnson alle consultazioni di dicembre 2019, ha aperto nuove ed interessanti prospettive geopolitiche per Londra. L’esecutivo Tory avrà di certo maggiore libertà di movimento in politica estera ma dovrà essere altrettanto abile a muoversi nella giusta direzione per preservare gli interessi del Paese. Da un lato c’è Bruxelles che, comunque la si voglia mettere, continuerà ad essere un partner importante per il Regno Unito, sia per motivi di contingenza geografica che per ragioni di tradizione politica. Sull’altra sponda, invece, ci sono gli Stati Uniti con cui vi è, senza dubbio, una comunanza ideologica di fondo e che rappresentano il partner di riferimento in materia di politiche difensive. Il rischio è che Londra possa venire schiacciata da questi due poli e sarà pertanto necessario adottare, da parte del governo inglese, le adeguate precauzione affinché ciò non avvenga.
Gli accordi commerciali
La prospettiva più immediata del Regno Unito è quella di concludere un accordo commerciale tanto con Washington quanto con Bruxelles. Donald Trump ha promesso, dopo la vittoria elettorale di Johnson, il raggiungimento di un’intesa “massiccia” con Londra, che è il settimo partner commerciale degli Stati Uniti, ma alcune divergenze sono emerse nell’ultima settimana. L’amministrazione americana ha infatti minacciato di imporre dazi sui prodotti britannici qualora l’esecutivo di Londra non receda dal suo proposito di procedere verso la digital tax. Il ministro delle Finanze britannico Sajid Javid non sembra però voler recedere ed ha anche ricordato come il raggiungimento di un accordo con Bruxelles sia la priorità di Londra.
L’intesa con l’Unione europea non sembra, però, di facile raggiungimento. L’esecutivo Johnson intende finalizzarla entro la fine del 2020 e questa tempistica, secondo la Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen, non è sufficientemente ampia per consentire una finalizzazione delle trattative. Paolo Gentiloni, commissario europeo per gli affari economici, ha recentemente ricordato come Bruxelles sia pronta a fare tutto ciò che può per ottenere le migliori relazioni possibili con Londra ma che, al tempo stesso, l’accordo dovrà essere equilibrato. Gentiloni ha anche aggiunto che qualora il Regno Unito non voglia che vengano imposti dazi sugli export britannici verso l’Unione Europea dovrà evitare di adottare politiche di dumping e che, pertanto, questi due obiettivi sono strettamente connessi.
Le prospettive
Il Regno Unito potrebbe trarre un vantaggio competitivo dall’uscita dall’Unione europea ma dovrà essere in grado di riuscire a sfruttarlo in maniera adeguata. Le sirene di Bruxelles e Washington devono essere ascoltate ma evitando compiacimenti ed avvicinamenti eccessivi. Lo scopo della Brexit, in fondo, è quello di restituire indipendenza e margine di manovra a Londra e pertanto è ciò che ci si aspetta dale politiche del nuovo esecutivo. La ricostruzione di una sfera d’influenza britannica (su scala ridotta), persa in seguito al crollo dell’Impero, dovrà essere una delle priorità di Boris Johnson ed un peso che graverà sugli esecutivi che gli succederanno. I problemi e le incognite sono comunque molti e solamente i prossimi sviluppi potranno riuscire a diradare le nebbie che incombono sul Regno Unito.
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