La geopolitica della corsa allo spazio
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Boris Johnson è uscito contuso ma non con le ossa rotte dal voto politico delle amministrative britanniche e già deve affrontare un nuovo, scottante problema per il suo governo: la volata dell’inflazione nel Paese. Ad aprile, come afferma l’istituto nazionale di statistica britannico, i prezzi sono saliti del 9% contro il +7% di marzo. il maggior incremento da oltre 40 anni. Frantumato il record del mese precedente, che aveva segnato un nuovo picco dal 1992 ad oggi.

Il caro energia trascina l’inflazione

A spingere l’inflazione anche l’aumento dei costi di cibo e trasporti, ha sottolineato nella nota dell’analisi dell’Office of National Statistics (Ons) il suo capo economista Grant Fitzner. A tenere banco per Londra è soprattutto il caro energia: non a caso, proprio il primo aprile è caduto il tetto imposto dal Governo Johnson ai rincari delle bollette, che sono salite all’improvviso del 54%, portando il costo medio di elettricità e gas a quasi duemila sterline all’anno per ogni famiglia. Un primo passaggio, secondo Il Sole 24 Ore, prima della botta di ottobre, quando “il costo medio annuo dell’energia lieviterà a 2.600 sterline. Il tetto, studiato per tutelare i consumatori dalla volatilità dei prezzi all’ingrosso, viene rivisto ogni sei mesi”.

La tempesta perfetta dell’inflazione non risparmia né le imprese né i cittadini. Il Guardian scrive che “le imprese del Regno Unito hanno aumentato i loro prezzi il mese scorso, poiché hanno trasferito i costi in aumento ai clienti, riferisce l’Ons. I prezzi medi della produzione  erano mediamente del 14% più alti rispetto a un anno fa ad aprile, dato che rappresenta il tasso più alto da luglio 2008”. I prezzi d’acquisto (ciò che le aziende pagano per energia, materie prime e componenti) “sono aumentati del 18,6% nell’ultimo anno, un livello record. Già da mesi il Regno Unito temeva le conseguenze della crisi energetica e delle dinamiche ad essa legate”. Con la guerra russo-ucraina, che vede Londra coinvolta al fianco di Kiev come fornitore d’armi, la problematica è esplosa.

La corsa dei prezzi per le imprese evidenzia le pressioni inflazionistiche nell’economia, poiché questi prezzi alla produzione si alimenteranno ai consumatori nei negozi. Il Regno Unito vive dinamiche più simili a quelle europee che a quelle americane: oltre Atlantico, infatti, è il surriscaldamento dell’economia dovuto alla brusca ripresa post-Covid a trainare gli elevati tassi di inflazione, giustificando l’aumento dei tassi della Fed. A Londra, invece, è il fattore dei costi delle materie prime in un’economia energivora a fare la differenza, rosicchiando gradualmente i margini di rilancio del Paese dopo la pandemia.

Rischio povertà

Tutto questo si riflette duramente sulle fasce più povere della popolazione. Il Guardian nota che per il 10,2% più povero della popolazione l’inflazione sarebbe ancora più alta, al 10,1%. Lo storico quotidiano della Sinistra laburista pressa il governo conservatore citando dati della Resolution Foundation secondo cui ciò avviene “perché le famiglie a basso reddito spendono una quota maggiore del proprio budget familiare in bollette energetiche, dove i prezzi stanno aumentando vertiginosamente”. La Fondazione afferma che “mentre tutti sono colpiti dalla più stretta compressione dei redditi delle famiglie in mezzo secolo, le famiglie a basso reddito stanno affrontando il momento più difficile e dovrebbero quindi essere la priorità assoluta per un ulteriore sostegno”. Il sistema di benefit è stato rafforzato di recente dal governo Johnson, ma i proventi medi “sono aumentati solo del 3,1% ad aprile, in linea con la lettura dell’inflazione dello scorso settembre, quindi l’inflazione è in ritardo”. Il Cancelliere dello Scacchiere (ministro dell’Economia britannico) Rishi Sunak, ritenuto papabile per una successione in caso di caduta di BoJo, ha dichiarato che è “impossibile per il governo proteggere completamente i cittadini dalla crescita dell’inflazione”, ammettendo di conseguenza che la situazione ha raggiunto un livello di guardia serio.

Due milioni e mezzo di britannici ad oggi non hanno le risorse per sostenere le bollette e cinque milioni sono sotto la soglia di povertà. Boris Johnson, col suo governo, ha vinto le elezioni del 2019 puntando proprio sul voto delle classi popolari e lavoratrici, nell’Inghilterra periferica e lontana dalla scintillante ricchezza di Londra. Ora la situazione si fa molto più problematica anche per la posizione politica del primo ministro, che si trova nel mezzo della tempesta perfetta avendo esaurito, con la pandemia, le armi economiche per imporre politiche anti-cicliche. E quanto accade nel Regno Unito appare un presagio di ciò che, molto presto, può succedere in Europa: caro bollette, aumento delle disuguaglianze, esclusione sociale, povertà crescente e, di conseguenza, crollo del benessere. La pandemia prima, la crisi energetica poi e, da ultimo, lo shock globale della guerra rischiano di inaugurare una lunga fase di de-sviluppo per le classi medie dell’Occidente. Dopo gli Usa, tocca al Regno Unito far fronte alla bomba dell’inflazione galoppante. Per l’Europa, in prima linea nella guerra economica tra Russia e Occidente, il medesimo passaggio rischia di esser rovinoso.

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