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La bomba del debito Usa: 9.600 miliardi di dollari in scadenza, rischio boom di interessi

Nei prossimi dodici mesi andrà in scadenza circa un terzo delle passività americane: 9.600 miliardi di dollari su 28.900.

Una Spada di Damocle pende sugli Stati Uniti, quella del debito pubblico. Il tema non è nuovo: il debito americano da tempo ha trend esplosivi e si prevede che in rapporto al Pil entro la fine del decennio supererà quello di Italia e Grecia, Stati ritenuti emblema della crisi delle passività dello Stato in Occidente all’inizio del secolo. Ma è l’ombra del debito in scadenza a condizionare l’azione degli Usa e a gettare un’ombra sulle politiche future del presidente Donald Trump. Nei prossimi dodici mesi, infatti, andrà in scadenza circa un terzo delle passività americane: 9.600 miliardi di dollari su 28.900 a vario titolo piazzati sul mercato.

9.600 miliardi di dollari in titoli in scadenza

Charles-Henry Monchau, Chief Investment Officer del ginevrino Syz Group, lo ha ben segnalato in un post sul suo profilo LinkedIn, sottolineando che per quanto concerne il debito in scadenza “la maggior parte di esso è stata originariamente emessa quando i tassi erano prossimi allo zero. Ora si rifinanzia al 4-5%”. I calcoli sono presto fatti in materia di impatto sui conti pubblici americani: “Anche un aumento medio del tasso del 2% su 9.600 miliardi di dollari equivale a circa 192 miliardi di dollari in costi aggiuntivi annuali per interessi”.

Parliamo dell’equivalente di circa dieci manovre finanziarie italiane in più, ogni anno, tutti gli anni, solo in interessi sul debito accumulato. Tali interessi, già oggi, fanno pesare oltre 1 trilione di dollari aggiuntivi sul bilancio federale. Se si pensa che Trump prevede di portare a quella cifra il totale delle spese militari, si capisce l’entità del buco nero delle finanze statunitensi e della prospettiva critica legata al fatto che esso possa ulteriormente espandersi.


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La spesa per interessi minaccia le politiche Usa

Il debito pubblico divora e corrode le prospettive di sviluppo degli Stati Uniti. Nel grande problema del rifinanziamento si sommano tutte le problematiche americane. Innanzitutto, la questione dell’elevata pressione accumulata sulle finanze pubbliche a partire dalla pandemia di Covid-19, quando il ritorno in campo dello Stato per sostenere l’economia ha promosso l’accelerazione della spirale debitoria. In sostanza, molte delle passività in scadenza nel 2026 fanno riferimento a debiti accumulati dal febbraio 2020, mese di esplosione della pandemia di Covid-19, in avanti.

In secondo luogo, viene messa sotto pressione una politica fiscale resa dominante da Trump con maxi-pacchetti di spesa come quello dello One Big Beautiful Bill Act e che quest’anno intersecherà le pressioni di The Donald sul Partito Repubblicano per rispondere sul piano economico alle pressioni elettorali e ai sondaggi in calo, mentre incombono le elezioni di Midterm. Dalla scelta di limitare al 10% i tassi d’interesse delle carte di credito alla proposta di iniettare finanziamenti federali a sostegno dei mutui, Trump ha diverse proposte sul tavolo. I margini di manovra sono però limitati dal fardello debitorio.

La pressione del debito su Trump

Infine, si nota la fragilità della situazione strategica americana e si legge in filigrana, in maniera ancora più chiara, la volontà di Trump di orientare in direzione del contenimento del debito pubblico buona parte delle strategie politiche. I dazi imposti come “biglietto d’accesso” al mercato Usa per fare cassa, la pressione sulla Federal Reserve per abbassare i tassi d’interesse, la spinta a ottenere rendimenti più convenienti del debito, la pressione sugli alleati asiatici per rafforzare le valute rispetto al dollaro mentre nel mondo l’oro sostituisce i Treasury nei forzieri di molti istituti e banche centrali hanno un minimo comune denominatore: scacciare lo spettro di una crisi del debito che potrebbe travolgere l’economia americana e globale. E, dati alla mano, Washington dovrà adoperarsi per evitare un danno politico, economico e reputazionale proprio per effetto di un debito che rischia di andare fuori controllo.

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