La Banca centrale europea prepara il “piano B”, che potrebbe scattare nel caso in cui nei prossimi mesi la Bundesbank si ritirasse dal programma comune di acquisto titoli a seguito di un inasprimento della crisi aperta dalla sentenza della Corte costituzionale tedesca del 5 maggio.

Ben quattro fonti hanno affidato all’agenzia Reuters la confidenza sulla manovra allo studio dell’Eurotower, che intende disinnescare la minaccia posta dalla messa in discussione delle manovre portate avanti dal quantitative easing in avanti dalle critiche di Karlsruhe. “Ipotizzando lo scenario peggiore”, nota Reuters, “la Bce avvierebbe un’azione legale senza precedenti contro la banca centrale tedesca, suo principale azionista, per riportarla nel programma, hanno aggiunto le fonti, che hanno parlato a condizione di anonimato”, sottolineando però di aspettarsi che, in fin dei conti, la banca centrale tedesca troverà una strada per scendere a compromessi con l’Eurotower, evitando uno strappo potenzialmente in grado di mandare a terra l’euro.

Francoforte ha tempo fino a inizio agosto per giustificare concretamente quanto ribadito dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea e messo in discussione dalla massima autorità tedesca: la proporzionalità e l’assenza di impliciti favoritismi a singoli Stati nel piano avviato da Mario Draghi nel 2015 e proseguito, attraverso diverse modalità e diversi nomi, fino al presente, prima come quantitative easing e poi come programma speciale anti-pandemia.

Ironia della sorte, è bene ricordare che se c’è un Paese che ha avuto più benefici degli altri dal quantitative easing e dagli altri meccanismi di acquisto titoli promossi dalla Bce questo è proprio la Germania. Certo, le manovre hanno sul breve e medio periodo abbassato gli spread favorendo i Paesi periferici e mediterranei come l’Italia ma, in seguito, da un lato hanno frenato Berlino dall’applicazione della linea suicida dell’austerità a tutti i costi e dall’altro, svalutando l’euro sui mercati, ne hanno valorizzato il potenziale di Paese esportatore. Proprio l’assenza di una reale discontinuità a livello sistemico, che la politica monetaria da sola non può in alcun modo creare, è stata la principale debolezza della fase di risposta alla crisi. In cui la centralità della Germania e del blocco nordico dell’Ue è stata decisamente rafforzata dall’aumento del surplus commerciale e dall’asimmetria con cui i Paesi meridionali dell’Unione vedevano svilupparsi la loro anemica ripresa economica rispetto alla stabilizzazione delle finanze pubbliche.

Angela Merkel è sinora stata molto cauta nel cogliere le conseguenze politiche della sentenza di Karlsruhe e, con ogni probabilità, dietro le quinte spingerà per una mediazione tra Bce e Bundesbank. Per Berlino non avrebbe semplicemente senso sganciarsi da Francoforte ora e in queste circostanze, specie considerato il fatto che nella ripresa europea la Germania detta i tempi con forza e convinzione, il Recovery Fund sta venendo sviluppato al passo del fante tedesco e le istituzioni mobiltate finora (Commissione, Mes, Bei) sono guidate da cittadini della Bundesrepublik. La pressione congiunta della Cancelleria e della decisa e risoluta risposta della Bce potrebbe dissuadere la Corte di Karlsruhe dall’andare fino in fondo e costringere la Bundesbank a un salto nel buio. In una fase di crisi, lo scontro tra la Corte e la Bce rischia solo di esacerbare la tensione e disperdere energie nella definizione di risposte politiche ed economiche necessarie ad affrontare una crisi senza precedenti.

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