La geopolitica della corsa allo spazio
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Russia in default per una parte di mondo e ancora solvente per l’altra? Il rischio che la battaglia economica parallela alla guerra russo-ucraina degeneri fino a una spaccatura del sistema finanziario globale è elevato. A due mesi dall’invasione dell’Ucraina non è infatti solo fallita l’illusione russa di una guerra-lampo in grado di travolgere con forza le difese di Kiev. Mosca ha tolto l’assedio a Kiev, ma al contempo resiste in maniera più sorprendente del previsto all’offensiva economica occidentale.

L’economia di resistenza e la stretta monetaria imposta dalla governatrice della Banca centrale russa Elvira Nabiullina hanno ottenuto, indubbiamente, un triplice effetto: in primo luogo, consentire al rublo di venire difeso nel cambio contro le divise occidentali dopo la fiammata deflattiva iniziale; in secondo luogo, fermare la fuga di capitali in atto dal Paese; infine, tenere aperto il circolo tra i residui canali di esportazione (legati essenzialmente all’oil and gas) e il consolidamento delle riserve.



Al contempo, la mossa dell’Occidente ha provato a spingere la Russia verso la dichiarazione di insolvenza attraverso il congelamento delle riserve all’estero in modo tale da bloccare a Mosca e alle società controllate dal governo di Vladimir Putin la possibilità di onorare i propri debiti in forma diversa rispetto all’utilizzo di valute più pregiate (dollari, sterline, yen, franchi, euro) così da accelerare il deterioramento della fiducia degli investitori internazionali verso Mosca.

I nuovi fronti della guerra economica

Si crea, all’incrocio tra queste dinamiche, una situazione complessa. In cui Mosca continua a commerciare in forma pressoché naturale con buona parte dei suoi partner in Asia (India, Cina, Pakistan), Medio Oriente (Turchia, Arabia Saudita, Emirati Arabi), Africa (Algeria, Egitto, Mali), America Latina (Argentina, Brasile, Venezuela) ma è di fatto spinta all’angolo sul fronte occidentale. Per Unione Europea, Regno Unito, Svizzera, Giappone, Australia e, soprattutto, Stati Uniti Mosca potrebbe essere in default già il 4 maggio prossimo, quando andranno in scadenza cedole su cui c’è il dubbio che la Russia possa essere solvente. Perché questa difficoltà? Non per un’assenza di riserve valutarie da parte della Russia, che come visto la Nabiullina da anni mira a difendere, quanto piuttosto per l’impossibilità tecnica delle società e del governo russi di mettervi mano.

Secondo gli ultimi rilevamenti, le riserve internazionali della Russia ammontavano a 609,4 miliardi di dollari all’8 aprile, in aumento di 2,9 miliardi di dollari rispetto alla settimana precedente. ma 30 miliardi in meno di inizio 2022. Le riserve internazionali (oro e valuta estera) sono costituite da attività estere altamente liquide a disposizione della Banca centrale e del governo. Questi includono oro monetario, diritti speciali di prelievo, posizioni di riserva nel Fondo monetario internazionale e valute estere.


La geografia delle riserve russe

L’ultimo spaccato annuale sulla presenza delle riserve nei vari forzieri internazionali era invece quella del 30 giugno 2021, in cui secondo le comunicazioni internazionali erano pari a 591 miliardi di dollari. In questo paniere, analizza il Corriere della Sera, “il valore dell’oro è pari al 21,7%, cioè 128 miliardi di dollari, interamente stoccato in Russia. Poi ecco la prima sorpresa: il 13,8%, cioè ben 81,5 miliardi di dollari, si trova nelle banche cinesi; il 12,2%, cioè 72,1 miliardi, in Francia; il 10%, 59,1 miliardi, in Giappone; il 9,5%, 56,1 miliardi, in Germania; il 6,6%, 39 miliardi, negli Stati Uniti; il 5,5%, 32,5 miliardi, nelle Istituzioni multilaterali, come il Fondo monetario e la Banca dei Regolamenti internazionali, infine il 4,5%, 26,5 miliardi, nel Regno Unito”.

In termini di valute, invece, l’euro (32,3%), il dollaro (16,4%) e le altre valute occidentali (16,5%) costituivano la stragrande maggioranza degli asset in valuta straniera. Ebbene, se da un lato metà delle riserve si trova attualmente congelato fuori dalla Russia, dall’altro escludere Mosca definitivamente dalle transazioni in valute occidentali priverebbe la Russia dalla possibilità di utilizzare circa il 65% dei suoi valori a disposizione e, in quest’ottica, di liquidare il suo oro, la cui vendita inizierebbe a mostrare difficoltà nella capacità di tenuta del sistema russo.

I rischi globali del braccio di ferro

Alla Russia resterebbe, in quel caso, solo il canale cinese. Stimato, nota il Corriere, in 81,5 miliardi di dollari denominati in yuan. La Banca centrale russa, in quest’ottica, non ha ancora deciso dove investire le riserve ottenute da inizio guerra in avanti, pari a 40 miliardi di dollari con la vendita di gas e petrolio. Il paniere a disposizione, a causa delle sanzioni e del congelamentio degli asset, si compone solo di oro e yuan. Lo ha detto, come riporta Bloomberg, la governatrice Elvira Nabiullina intervenendo alla Duma. Secondo Nabiullina “la lista di paesi che emettono valute di riserva liquide (come il dollaro, la sterlina, l’euro e il franco) è limitata e si tratta di quelli che hanno preso misure ostile e limitato il nostro accesso” ai mercati. Per la governatrice le sanzioni iniziano a colpire duramente l’economia russa, e il calo delle riserve lo testimonia. Ma spingere la guerra valutaria alle estreme conseguenze può creare una serie di conseguenze shock per il sistema finanziario globale.

La Russia potrebbe, dall’oggi al domani, estinguere il suo esiguo debito estero, da 40 miliardi di dollari. Non permettere che ciò accada significherebbe esplicitare la weaponization della finanza globale a guida occidentale contro la Russia. E depotenziare, indirettamente, le stesse sanzioni contro Mosca. In sostanza, una situazione in cui la Russia è tecnicamente in default per una parte di mondo, partner ancora affidabile per la rimanente e, sul fronte interno, accumula convertendole in rubli riserve finanziate di fatto da chi la sta sanzionando su altri fronti e mira a obliterarne l’economia senza tagliare i legami diretti rischia di essere il presupposto del caos. In Ucraina è andato in frantumi anche l’ordine finanziario globale e di questo bisognerà tenere conto. Difficile ad ora trovare spazi per un compromesso. Anche in Russia la Nabiullina si confronta, da pragmatica, con le lune del Cremlino che immagina una guerra economica aperta da affrontare vigorosamente in cui, però, la Russia uscirebbe con le ossa rotte. Quel che è certo è che se il 4 maggio prossimo Mosca sarà in default per una parte di mondo e non lo sarà per l’altro una parte fondamentale dell’architettura globale costruita dopo il 1945, fondata sulla certezza del diritto negli scambi economici globali, andrà in frantumi aumentando la sfiducia in un mondo sempre più anarchico.

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