Carrefour e Auchan, le grandi reti di distribuzione francesi, fanno nuovamente parlare di sé per via del sempiterno tentativo di fusione, periodicamente strombazzato ma puntualmente incompiuto. Un’ipotesi che in questo momento è più una sfida dei potentati economici che politici: anzi, a dire il vero, la fusione alla vigilia delle elezioni potrebbe essere un boomerang per Macron a causa della probabile emorragia di posti di lavoro.

Secondo fonti autorevoli Auchan avrebbe offerto a Carrefour 21,50 euro per azione, ovvero 16,8 miliardi di euro (19,4 miliardi di dollari), per avviare la fusione: questo il sogno del CEO di Carrefour Alexandre Bompard. Le trattative, avviate già alcuni mesi fa, sono andate complicandosi ed è saltata definitivamente ogni ipotesi di negoziato. Queste discussioni, iniziate in primavera su una possibile fusione tra Carrefour e la famiglia Mulliez, proprietaria di Auchan, hanno esaminato diverse ipotesi, che vanno da una fusione ad alta intensità di capitale a scambi di asset o partnership tecnologiche, riferiscono le fonti.

Il fallimento della fusione

L’ipotesi di una Walmart europea, dunque, sfuma. Carrefour, nel gennaio di quest’anno, aveva perso un’altra grossa occasione, rinunciando a discutere l’integrazione con la canadese Alimentation Couche-Tard. In quel caso, però, a mettersi di traverso fu il governo francese, che storse il naso all’idea di vedere l’ingresso di un marchio straniero in uno dei suoi gruppi più blasonati.

Tutto sembrava essere partito per il verso giusto tra il gruppo del nord in pessime condizioni, appesantito dalla condizione dei suoi ipermercati, e quello di Alexandre Bompard, sedotto dall’idea di accedere ai marchi non alimentari della galassia Mulliez e far dimenticare il dossier Couche-Tard al governo francese. Secondo quanto riportato da Le Figaro, la famiglia Mulliez, tramite Barthélémy Guislain, si era circondata fin dall’inizio delle trattative di consulenti della banca d’affari Lazard e dello studio legale Gottlieb per concludere l’operazione. Carrefour, dal canto suo, aveva commissionato alle banche d’affari Morgan Stanley e D’Angeline & CO.

Ma è stato solo a settembre che gli scambi si sono intensificati. A quel punto non si trattava più di una fusione ma di un’offerta per acquistare Auchan da Carrefour. Secondo Les Echos, la famiglia Moulin, maggiore azionista di Carrefour, ha sottolineato una serie di difficoltà nella stima del valore del patrimonio di un gruppo familiare non quotato e ha chiesto mercoledì un’offerta pubblica di acquisto di 22 euro per azione, interamente in contanti, sottolinea ancora Le Figaro. Senza nemmeno attendere la risposta di Auchan, giovedì Alexandre Bompard ha finalmente posto fine alle discussioni, ritenendo l’operazione “troppo complicata”.

Cos’è il “modello Walmart”

Tanto sognato dai colossi francesi, il modello Walmart sembra essere l’ispirazione per tutti i gruppi che ambiscono a divenire leader della grande distribuzione. È questo l’archetipo che i gruppi francesi inseguono e che sognano al fine di perseguire questo tipo di egemonia europea. Ma di cosa si tratta esattamente?

Walmart gestisce oltre 10.000 unità di vendita al dettaglio sotto numerosi banner in un numero crescente di paesi e ha molti siti web di e-commerce. Ha impiegati e associati in tutto il mondo, con oltre un milione di questi residenti negli Stati Uniti. Si tratta di una storia familiare, quella dei Walton, che in 70 anni hanno costruito un vero impero. Walmart US È il segmento più grande dell’organizzazione. Gestisce tutti i negozi nei 50 stati degli Stati Uniti, Washington D.C. e Porto Rico. Questo segmento controlla diversi aspetti delle necessità quotidiane di un individuo: drogheria, salute, intrattenimento, abbigliamento, casa e anche servizi. Insieme ai servizi finanziari, il modello di business di Walmart offre vaglia, carte prepagate, bonifici e pagamenti di bollette. Walmart fornisce l’accesso fisico ai clienti sotto forma di tre formati di negozi principali: supercenter, discount e altri formati di negozi di piccole dimensioni. L’accesso digitale a Walmart U.S. offre, invece, una gamma di prodotti e servizi per i clienti tramite siti Web di e-commerce e applicazioni mobili.

L’azienda ha sempre mantenuto la sua esigenza di avere prezzi bassi per poter essere alla portata di tutti. Il gruppo è stato in grado di mantenere la sua posizione al vertice, nonostante la strategia dei prezzi, grazie a una continua attenzione ai fornitori incasellati in una delle più grandi catene di approvvigionamento al mondo.

Ma i prezzi bassi non sono l’unico credo nella strategia di Walmart: fra questi l’idea di aprire ai servizi come la salute e il benessere, l’assortimento competitivo, l’ossessione per la customer satisfaction (hanno una delle politiche di soddisfatti o rimborsati migliori al mondo) in ognuno dei 11389 negozi in tutto il mondo. Ciò dimostra che le strategie a supporto dell’azienda stanno lavorando in armonia per raggiungere i ricavi e fornire alti rendimenti su tutti i soldi e il duro lavoro investito. Tutti gli sforzi aiutano il modello di business di Walmart a sviluppare, aprire e gestire unità nella giusta posizione e a fornire un’esperienza omnicanale incentrata interamente sul cliente.

Carrefour lascia così cadere il suo terzo tentativo di accordo in tre anni: tuttavia, potrebbe non essere tutto perduto. Grandi sforzi sono già stati compiuti e, complice qualche alleggerimento anti-trust, prima o poi Parigi potrebbe intestarsi l’egemonia europea nel settore. Gli economisti sono pronti a scommetterci: accadrà.