Con il passaggio della pandemia di coronavirus in Europa e con le misure messe in atto dai governi nazionali per prevenire la diffusione dei contagi, il sostrato economico di tutta l’Eurozona ha subito un forte rallentamento nello scorso anno. Tuttavia, il rischio crescente segnato dall’arrivo di una plausibile terza ondata e soprattutto il mantenimento delle misure di contenimento che sfavoriscono l’attività economica sono un chiaro segnale di come la crisi non sia ancora giunta al proprio picco. E soprattutto, tutto ciò è un chiaro segnale di come questo stesso 2021 lungi dal poter essere l’anno della vera ripresa, rimanendo segnando almeno per una sua buona parte dalle stesse problematiche già affrontate negli scorsi mesi.

La Bce teme un’esplosione degli Npl

Come evidenziato già nelle scorse settimane, uno dei maggiori rischi a livello bancario causati dalla pandemia è quello relativo alla possibilità che un numero sempre crescente di attori economici non riesca a restituire i propri impegni contratti con gli istituti di credito. I prestiti che in questo modo resterebbero “sulle croste” al sistema bancario genererebbero quelli che vengono definiti come Npl (non-performing loan), appesantendo quelli che sono i già peggiorati bilanci delle banche (attente, inoltre, anche al rischio contestuale dettato da possibili contrazioni dei mercati).

Come sottolineato dal governatore della Banca centrale della Grecia e membro del consiglio direttivo della Bce Yannis Stournaras, il vero problema risiede nel fatto che sino a questo momento lo stesso sistema bancario ha sottovalutato oltremodo i pericoli derivanti dagli Npl. Questa leggerezza, purtroppo, potrebbe essere pagata a caro prezzo dal settore, soprattutto nel caso di quelle banche dalle minori dimensioni che subirebbero in modo più pesante un forte aumento delle mancate restituzioni dei capitali. E nonostante sotto questo profilo la stessa Bce avesse già negli scorsi mesi gettato le mani avanti, la sensazione è quella che le misure messe in campo potrebbero anche rivelarsi non sufficienti per generare una nuova ondata di sfiducia su un settore oltremodo gravato dalle conseguenze della pandemia, soprattutto sotto il piano della credibilità di lungo periodo.

Si rischia una stagione di default di massa

Sebbene le modalità scelte siano state differenti, diffusamente in Europa si è cercato di ristorare le categorie che sono state maggiormente colpite dalle conseguenze economiche causate dal passaggio della pandemia di coronavirus. Tra sospensione delle rate dei finanziamenti, erogazioni dirette di liquidità e sconti fiscali, l’intera Eurozona ha azionato un vero e proprio bazooka per salvare la tenuta del proprio sostrato economico. Ma se queste misure sono state sostenibili nello scorso 2020, un protrarsi di questi sussidi potrebbe generare pesanti problemi di bilancio nazionale, in uno scenario dunque che preannuncia come, presto o tardi, essi dovranno essere dismessi o comunque calmierati.

Quando ciò accadrà. però, le conseguenze ricadranno necessariamente su quegli attori di mercato che iniettano direttamente denaro nell’economia, ossia le banche e gli istituti di credito con i loro finanziamenti, già concessi e ancora da concedere. E con un’economia traballante, dunque, inutile sottolineare come anche le possibilità di veder restituiti i propri impegni (soprattutto quelli già contratti negli anni passati) possa avere luogo senza andamenti altalenanti.

In questo scenario, dunque, le banche sono obbligate a muoversi con i piedi di piombo, nella speranza di non incappare in conseguenze insormontabili causate appunto dalla crisi economica. In uno scenario che, anche a causa dell’estrema leggerezza con la quale ci si è approcciati al problema Npl negli scorsi mesi, potrebbe tuttavia arrecare numerosi problemi al settore.