La Banca di Francia ha tagliato le aspettative di crescita del Paese, stimando un 1,1% rispetto all’1,3% che era stato previsto lo scorso settembre. Tutto ciò senza aver nemmeno considerato l’incognita delle proteste dei lavoratori di questi giorni che si potranno protrarre anche nel 2020, qualora ce ne fosse la necessità. Dopo il popolo, un nuovo nemico si affaccia alla finestra di Emmanuel Macron: l’economia reale del Paese.

La crisi dell’export

Sebbene in questi anni la Francia abbia maggiormente assorbito il colpo dettato dalla crisi commerciale internazionale, la stessa previsione non sembra confermarsi per gli anni a venire. Dopo l’iniziale mantenimento dell’equilibrio economico che ha permesso a Parigi di non subire la medesima frenata di Italia e Germania, il vento ha smesso di soffiare anche per le vele dell’economia francese, con i dazi internazionali che iniziano a farsi sentire. D’altro canto, il mercato interno non sarà in grado di sopperire alle mancanze degli acquisti esteri, portando la crescita della Francia al di sotto del valore atteso di inflazione della moneta, che di fatto si traduce con la contrazione della produzione netta di prodotti del Paese.

Le riforme di Macron non bastano

Nonostante il folto piano di riforme voluto da Macron per riportare la società francese ad un sostanziale equilibrio social-meritocratico, le cose non sembrano funzionare a dovere. Mentre da un lato si è cercato infatti di riequilibrare le differenze patrimoniali e lavorative del popolo, dall’altro non si è tenuto conto della capacità di spesa delle categorie sociali, portando nell’ottica a un limitato aumento dei consumi. In questo modo si è danneggiato l’apparato produttivo della Francia che non potendo contare sulla spinta della domanda estera ha portato al cortocircuito. Gli unici colpevoli della contrazione della crescita economica del Paese saranno quindi individuati in Macron e nel suo entourage governativo.

Aumentano salari e propensione al risparmio

Nel complesso, sempre secondo le stime pubblicate sul sito della Banca di Francia, l’aumento dei salari sarà superiore all’incremento dei prezzi previsto per il 2020. Tuttavia la perdita di fiducia riguardo la stabilità economica futura delle famiglie francesi porterà ad una maggiore preferenza alla liquidità, riducendo così percentualmente l’aumento dei consumi, senza dare di conseguenza impulso alle produzioni.
Nelle note conclusive del documento redatto dalla Banca di Francia si allude alla possibilità di un possibile peggioramento dei dati nei casi in cui la domanda esterna diminuisse ulteriormente per la crisi dei mercati; elemento tutt’altro che da sottovalutare, considerando anche le analoghe previsioni dell’economia tedesca.

Grande escluso delle proiezioni economiche è il moto popolare che in questi giorni sta animando i dipendenti pubblici francesi, ai quali si sono aggiunte anche fasce di occupati nei settori privati. Il proseguire degli scioperi potrebbe danneggiare l’apparato produttivo del Paese soprattutto nel primo trimestre, affossando ulteriormente le stime francesi; limpido segnale lanciato alle politiche economiche e riformiste di Macron. Il leader della Francia rimane però barricato sulle proprie posizioni nelle stanze più alte dell’Eliseo, speranzoso che i risultati reali siano superiori alle aspettative negative che sono state previste dal massimo organo di vigilanza bancaria del Paese.

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