Kazakistan e Uzbekistan, le potenze-guida dell’Asia centrale postsovietica, hanno avviato i lavori di costruzione di un mastodontico complesso pensato e progettato per promuovere interscambio commerciale e investimenti nella regione. Il sito, una volta completato, oltre ad amalgamare ulteriormente i mercati dei due Paesi, renderà più articolato, coeso ed efficiente l’intero sistema di interconnettività infrastrutturale che sta riscrivendo il volto dell’Eurasia.

L’iniziativa

La notizia dell’apertura del cantiere è stata data il 12 aprile dal servizio stampa dell’ufficio del primo ministro kazako. Le parti hanno avviato i lavori di costruzione del Centro internazionale per il Commercio e la Cooperazione economica in Asia centrale, un complesso mastodontico concepito per promuovere l’interscambio e gli investimenti tra gli –stan e che sarà ubicato tra i posti di controllo di frontiera di Zhibek Zholy e Gisht Kuprik, al confine kazako-uzbeko.

Il Centro, la cui materializzazione è il frutto di un memorandum d’intesa siglato nell’aprile di due anni or sono, sorgerà su un’area di quattrocento ettari e verrà dotato di una capacità di 35mila persone e 5mila autocarri in entrata e uscita su base giornaliera. I numeri riflettono le elevate aspettative riposte da Nur-Sultan e Tashkent nel complesso, calvinisticamente predestinato a divenire il fiore all’occhiello della simbiosi kazako-uzbeka e il simbolo della crescente integrazione regionale.

Il potenziale

La costruzione del Centro si inquadra nel più ampio contesto del sodalizio in ascesa tra Kazakistan e Uzbekistan, le due potenze-guida dell’Asia centrale postsovietica, che, una volta comprese le opportunità derivanti da una politica coordinata, hanno cominciato ad interagire in una moltitudine di settori all’insegna del concerto. Nel caso specifico del Centro, la speranza-aspettativa è che possa accelerare l’amalgamazione dei due mercati – portando l’interscambio annuale a dieci miliardi di dollari – e dar luogo ad un effetto a catena funzionalistico, ovverosia che migliori il dialogo e la cooperazione in altri settori.

Nur-Sultan, avendo cognizione del posizionamento geostrategico di Tashkent relativamente ai corridoi di trasporto con Iran, India, Tagikistan, Afganistan, Pakistan, vorrebbe fare leva sul Centro per aumentare la propria esposizione commerciale nei suddetti e sta tentando di persuadere la controparte uzbeka ad avallare la realizzazione di un sistema di distribuzione delle merci unificato. Quest’ultimo darebbe un impulso determinante all’interscambio bilaterale, perciò il Kazakistan ha presentato un’offerta allettante all’Uzbekistan: 22 milioni e 500mila dollari di investimenti nelle regioni di Surkhandarya e Ferghana per l’apertura di tre maxi-centri di distribuzione all’ingrosso dalla capacità annuale di 67mila tonnellate.

Come cambieranno Kazakistan e Uzbekistan

Il Centro, nel complesso, velocizzerà e vivacizzerà il processo trasformativo intrapreso dalle due nazioni nel dopo-Karimov, supportando le agende estere ed economiche di entrambe attraverso il raggiungimento e il taglio dei seguenti traguardi:

  • Il Kazakistan aumenterà la propria impronta nel mercato uzbeko e, a latere, centroasiatico, sfruttando l’incuneamento dell’Uzbekistan per inserirsi più stabilmente all’interno del circuito economico ed infrastrutturale della cosiddetta Grande Eurasia.
  • Il Centro, se adeguatamente utilizzato, potrebbe divenire un centro nevralgico dei vari corridoi di trasporto transnazionali che traversano l’Asia centrale, in particolare la Nuova via della seta e il Nord-Sud.
  • L’accresciuta interconnessione commerciale, favorita dall’Unione Economica Eurasiatica e poggiante sulla costruzione di reti di trasporto e punti di snodo e distribuzione, potrebbe condurre ad un aumento dell’interscambio in questo paragrafo di spazio postsovietico del 35% entro il 2025 e del 65% del 2030.
  • L’Uzbekistan, per mezzo del Centro, potrebbe assurgere al ruolo di crocevia indispensabile dei grandi progetti di integrazione eurasiatici, inclusi Unione Europea e Consiglio turco, divenendo il punto di snodo in cui si incontrano le merci provenienti dai quattro punti cardinali della Grande Eurasia: Europa, Russia, Cina e India.