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JPMorgan, pronti 1.500 miliardi da investire nei settori strategici della sicurezza Usa

JPMorgan come Cdp: lancia il fondo per investire nei settori strategici Usa nel quadro del piano-Dimon da 1.500 miliardi.

JPMorgan come Cassa Depositi e Prestiti? Su un dossier, sì. Cosa ha in comune, da poco, la prima banca d’affari al mondo per capitalizzazione (vale oltre 800 miliardi di dollari) con l’istituto a controllo pubblico italiano con sede in Via Goito a Roma? Un dato strategico: varando un fondo definito America First e orientato a investire negli Stati Uniti in settori critici per la sicurezza pubblica e la strategia nazionale, la banca di Manhattan ha avviato un ruolo di supplenza a una funzione di “cassaforte” delle partecipazioni e delle manovre di sostegno all’economia reale che nell’Europa occidentale è svolta dalle grandi istituzioni finanziarie a trazione pubblica.

L’investimento stile-Cdp di JPMorgan

JPMorgan, nota il Ft, “ha annunciato all’inizio di questo mese l’intenzione di 
acquisire partecipazioni in aziende per un valore complessivo fino a 10 miliardi di dollari per contribuire a finanziare la crescita in settori considerati critici per la sicurezza degli Stati Uniti”, avviando il progetto con una puntata di 75 milioni di dollari su Perpetua Resources, produttore di oro e antimonio che intende rafforzare l’estrazione nazionale di queste due risorse.

Una mossa che consolida un trend già strutturato negli Stati Uniti e che più volte ha visto lo stesso governo federale muoversi, ad esempio sul produttore di terre rare Mp Materials, con l’ingresso nel capitale sociale di Intel e con la programmata azione su Lithium Americas. Il presidente Usa Donald Trump e il segretario al Tesoro Scott Bessent hanno evocato più volte la possibilità di costituire un fondo sovrano statunitense per tesaurizzare e governare con obiettivi di mercato queste partecipazioni, secondo una logica che in Europa le banche pubbliche d’investimento conducono attivamente.

Cdp, ad esempio, custodisce le partecipazioni dello Stato in aziende come Eni, Snam, Terna, Italgas, Poste Italiane, Fincantieri, Autostrade per l’Italia, Tim, Trevi, Ansaldo Energia, OpenFiber, Nexi e WeBuild. Un ruolo analogo in Francia lo svolge Bpifrance.

Finanza privata e capitalismo nazionalista

Washington ha la possibilità di mobilitare le enormi risorse della finanza privata plasmando il paradigma del “capitalismo nazionalista“, presentando la sicurezza e la robustezza del sistema-Paese come un obiettivo di business e sviluppo. Per questo Trump intende favorire una rapida discesa dei tassi per incentivare il circolo del denaro nel sistema e affermare la fiscal dominance sulla politica monetaria.

Il “fondo sovrano” negli Usa dovrà nascere come somma del coordinamento dello Stato e dei suoi apparati da un lato e i colossi dell’investimento dall’altro. Campioni come il fondo giapponese SoftBank e il private equity Silver Lake hanno già aderito con entusiasmo al nuovo paradigma. E la sinergia crescente tra forze armate e private equity per lo sviluppo infrastrutturale aggiunge ulteriori tasselli.

Chiaramente, il più importante di questo tasselli non può non essere la discesa in campo del più grande campione della finanza d’affari su scala globale. Il fondo da 10 miliardi per sviluppare campioni nazionali in settori strategici è una parte di un piano più ampio, annunciato dal Ceo di JPMorgan Jamie Dimon nelle scorse settimane sul Wall Street Journal. Dimon, per molti il banchiere più potente di Wall Street, ha annunciato che JPMorgan punterà 1.500 miliardi di dollari sulla “resilienza” degli Usa nei prossimi dieci anni.

Jamie Dimon

Il piano-Dimon da 1.500 miliardi di dollari

Dimon ha annunciato investimenti in difesa e aerospazio, dalle tecnologie di comando e controllo allo sviluppo dei missili ipersonici, nel cyber, nelle reti 6G, nel calcolo quantistico, ovviamente nell’IA e nelle sue applicazioni di frontiera, oltre a proporre, da un lato, la necessità di un maxi-piano di modernizzazione infrastrutturale per il settore energetico e a spingere, dall’altro, per tutte le aree d’investimento che possono abilitare una nuova primavera industriale americana.

Metalli critici, raffinazione, robotica, ma anche potenziamento della cantieristica navale e di settori come il farmaceutico sono indicati nel quadro del piano-Dimon. Del resto, avvertiva Dimon a maggio, “il nostro rischio più importante è il rischio geopolitico”. Parlava per la sua banca, ma anche per gli Usa stessi. Il capitalismo nazionalista sfocia nell’anticipazione di un’economia di guerra finanziarizzata e orientata a una pianificazione strategica della rottura delle dipendenze e del disaccoppiamento da aree di mondo e fornitori rischiosi. Curiosa forma di capitalismo, quella che arriva a diventare economia di piano in partenariato pubblico-privato. Ma la logica della sicurezza come presupposto della prosperità è ormai strutturalmente dominante. E da essa non si tornerà indietro.

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