Nel pieno svolgersi delle trattative tra Londra e Bruxelles per un nuovo trattato commerciale post-Brexit, Boris Johnson sta mettendo a punto un piano per aggirare i dazi doganali per i prodotti che arrivano in Gran Bretagna dell’Irlanda del Nord, attraverso il Mare d’Irlanda. A renderlo noto è il Sunday Times, il quale ha sottolineato come il governo di Londra abbia già messo insieme l’equipe per studiare ogni possibile scenario d’azione  per lo stretto braccio di mare che separa le due isole, aggirando così il protocollo dell’Irlanda del Nord.

La task force messa in campo da Johnson e guidata da David Frost starebbe valutando la possibilità di limitare al minimo i controlli delle merci dirette verso Belfast, col fine di renderne più facile la distribuzione fuori dalle imposizioni doganali anche nel territorio della Repubblica d’Irlanda. Una volta a Dublino, inoltre, il libero mercato interno all’Unione europea potrebbe portare ad una introduzione anche sul mercato continentale, svincolandosi così dai controlli doganali.

Il ricatto all’Unione europea

Le strategie di Londra volte a salvaguardare i propri prodotti giocano su un aspetto fondamentale: mentre infatti da Belfast alla Gran Bretagna i controlli sarebbero ferrei a causa della possibilità di contaminazione di prodotti esteri, il percorso inverso è sostanzialmente privo di pericoli. In questo scenario, non ci sarebbe la necessità di controllare di controllare le merci in uscita, giustificando così anche una carenza dei controlli nei confronti di Bruxelles, che ben poco avrebbe in mano per intentare cause internazionali verso Londra.

In questo modo però tutte le incombenze dettate dai controlli doganali ricadrebbero sull’Irlanda, che non ha attualmente nelle sue capacità quella di gestire un ingente afflusso doganale dal confine nordirlandese. E ciò si tradurrebbe con un inceppamento del sistema ed un incremento delle esportazioni illegali che bypasserebbero i dazi doganali che sarebbero in atto tra Regno Unito ed Unione europea.

La misura, dunque, si configura come la perfetta arma di ricatto di Londra nei confronti di Bruxelles, messa alle corde per le sue limitate capacità di controllare ogni prodotto proveniente dal mercato britannico. Anche ciò accadesse, si tradurrebbe comunque con un rallentamento dei commerci che danneggerebbe la stessa economia europea; lasciando alla Commissione europea ben poco margine d’azione.

Il Regno Unito ha bisogno di forzare la mano

A causa della Brexit, la quasi totalità dei trattati commerciali attualmente in vigore tra il Regno Unito ed il resto del Mondo devono essere ridiscussi e ciò si traduce con una mole di lavoro altissima che deve essere svolta nel più breve tempo possibile. Siccome però l’economia britannica, a causa delle sue necessità, è fortemente dipendente soprattutto da Unione europea e Stati Uniti, la necessità di non farsi cogliere impreparata o ricattabile nel corso delle trattative è fondamentale per ridisegnare l’Inghilterra del futuro.

Mentre con gli Stati Uniti la vicinanza politica tra Johnson e Donald Trump può essere la chiave di volta, con l’Europa la Gran Bretagna ha già raggiunto il punto di rottura, che obbliga le parti a destinare particolare attenzione nella conclusione degli accordi commerciali. Ed in questo scenario, il gioco d’astuzia può essere l’unico strumento idoneo a raggiungere il massimo dei risultati possibili, facendo tesoro di ogni possibile proprio punto di forza.

L’obiettivo del governo è quello di salvaguardare le proprie attività che vivono dei rapporti con il continente, allocate principalmente nella metropoli di Londra; e se per fare questo sarà necessario spingersi al limite della legalità internazionale, Johnson ha dimostrato di essere disposto a correre il rischio, quale che sia il prezzo da pagare. Con le trattative per la Brexit che, a questo punto, attendono quale sarà la contromossa di Bruxelles, assolutamente non intenzionata a portare a casa un accordo che possa essere sfavorevole nei propri confronti.

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