L’accordo commerciale post-Brexit tra Regno Unito ed Unione Europea potrebbe non vedere mai la luce. Questa, stando a quanto riportato dal Telegraph che cita fonti governative, sembra essere la prospettiva a cui si sono rassegnati i ministri dell’esecutivo Johnson. Un No Deal che era nell’aria: le divergenze continuano ad essere troppe, dal ruolo della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ai diritti marittimi ed il tempo sta scadendo. Il premier Johnson aveva fissato una scadenza preliminare, che ovviamente non sarà rispettata, per la fine di luglio ma è probabile che il periodo di transizione, che terminerà il 31 dicembre, passi senza il raggiungimento di un’intesa.Le parti potrebbero dunque essere costrette a condurre i futuri scambi secondo le regole fissate dall’Organizzazione Mondiale per il Commercio (OMC), come già accade nelle relazioni tra Stati che non hanno firmato un accordo di libero scambio.

Cosa succederà in caso di mancato accordo

Le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio sono piuttosto semplici: ogni Stato membro dispone di una serie di dazi e quote che può applicare alle importazioni provenienti  dagli Stati con cui non ha un accordo. Le autorità britanniche hanno già reso noto che, a partire dal gennaio del 2021, verranno applicati una serie di dazi in quei settori, come l’agricoltura e l’automotive, in cui è necessario proteggere i produttori autoctoni. Il governo si è però impegnato a rimuovere tutti quei dazi inferiori al 2.5 per cento ed a ridurne altri: il risultato è che, complessivamente, il 47 per cento dei prodotti non sarà sottoposto a tariffe contro il 27 per cento odierno. Gli scambi di beni e servizi tra il Regno Unito ed i ventisette Stati Membri dell’Unione Europea non saranno più privi di dazi e controlli e questo mutamento provocherà costi aggiuntivi, anche tenendo conto del fatto che Bruxelles è destinataria del 46 per cento dell’export proveniente da Londra. Al confine si creeranno code significative, almeno inizialmente, dato che molti camion merci saranno privi della documentazione necessaria. L’impatto potrebbe essere significativo anche nel settore dei servizi (che costituisce il 79 per cento dell’economia del Regno Unito ed il 45 per cento del suo export): le aziende britanniche perderebbero l’accesso preferenziale al mercato unico europeo e si ritroverebbero costrette ad affrontare una serie di ostacoli legali e burocratici.

Le ricadute sulle relazioni politiche

Le posizioni espresse da Boris Johnson in merito all’accordo Post-Brexit sono chiare: ” permangono differenze significative nell’ambito di una serie di argomenti importanti” ed il Regno Unito “non rinuncerà ai propri diritti di Stato indipendente in ambiti come la sovranità e le leggi”. Il Primo Ministro ha persino ammesso, recentemente, che il mancato raggiungimento di un accordo potrebbe rivelarsi “un’ottima opzione”. Partendo da questi presupposti sembra evidente che il dado sia ormai tratto e che lo stesso Johnson non ritenga poi così importante preservare un rapporto speciale con l’Unione Europea. L’obiettivo finale di Johnson è probabilmente quello di voler riportare il Regno Unito ad essere una medio-grande potenza mondiale, senza legarsi eccessivamente ad alcun partner e facendo esclusivamente i propri interessi. Questo è, in fondo, anche quanto desideravano molti elettori che hanno votato per la Brexit. L’abbandono dell’Unione Europea apre dunque a nuove ed interessanti prospettive commerciali e politiche che non possono essere invece esplorate in caso di dipendenza da Bruxelles. Le relazioni bilaterali con l’Unione continueranno ad essere amichevoli ma senza molto trasporto ed un pochino distaccate. In pieno stile British.

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