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Jeff Bezos sfida Elon Musk dopo che il magnate di origine sudafricana ha acquistato Twitter e schiera il suo Washington Post per colpire il fondatore di Tesla. La “battaglia dei miliardari” non conosce tregua e entra nel vivo: sembra la sfida tra Zio Paperone e Rockerduck dei fumetti Disney d’annata, la battaglia economica, industriale e personale tra due figure che personalizzano la corsa al titolo di uomo più ricco del mondo come neanche la penna del più acuto disegnatore avrebbe potuto rappresentare.

“Sono più ricco di te”, ha scritto proprio su Twitter Musk nell’ottobre scorso rivolgendosi a Bezos mentre entrava nel vivo la battaglia personale tra i due per la nuova frontiera di Big Tech, la corsa allo spazio. Una gag degna dei fumetti, degli scontri al Club di Miliardari di Paperopoli tra i due magnati Disney, ma (purtroppo) è tutto vero: mentre da un lato i due uomini più ricchi del mondo si confrontano sulla ricerca della frontiera infinita del capitalismo, diventano padroni di piattaforme tecnologiche a cui anche il governo federale Usa fa affidamento per diversi temi (dal cloud di Amazon ai lanciatori SpaceX) e spingono l’innovazione, dall’altro personalizzano la propria sfida mostrandone la natura oligarchica ed esclusiva. La corsa allo spazio, SpaceX di Musk contro Kuiper di Bezos (nulla che Paperon de’ Paperoni e Rockerduck non avessero già fatto nel loro confronto su fumetto) ha fatto deflagrare una rivalità a tutto campo.

Nelle storie che li vedono protagonisti Zio Paperone e Rockerduck, resi celebri nel loro dualismo dalla scuola fumettistica italiana che di ritorno ha conquistato anche gli States, competono spesso attorno a un dato molto chiaro: una nuova invenzione, un nuovo trend, un nuovo mercato. Nella piena consapevolezza che chi lo conquisterà avrà un vantaggio competitivo sulla nuova frontiera. Nel quadro di una iconica, in parte semplicistica, narrazione del dinamismo economico americano che si inserisce nel quadro della capacità del fumetto italiano (dalla Disney a Tex) di raccontare il mondo di Oltre Oceano al pubblico italiano, Zio Paperone e Rockerduck hanno teso a rappresentare due idealtipi. Il self-made man contro l’uomo di ricca famiglia; l’economia reale (Paperone) contro la finanza (Rockerduck), la rivalità economica rappresentata come conflitto umano. Ma Bezos e Musk trasformano in realtà questa dialettica. Il loro scontro è sulla frontiera infinita del capitalismo: dati, innovazione, corsa allo spazio. Musk compra Twitter per inseguire Bezos, proprietario della più grande delle “piattaforme”, Amazon. Bezos insegue Musk nella corsa allo spazio. Il “deposito di Zio Paperone” oggi si chiamano data center, cloud, reti di connessione: i dati sono il “petrolio del XXI secolo” in nome del quale si costruisce la potenza finanziaria e la ricchezza, la classifica Forbes dei magnati più ricchi del pianeta è l’equivalente del Club dei Miliardari.

In mezzo, un ruolo sociale della ricchezza che è ribaltato rispetto alla narrazione. Nei fumetti la gara a essere “papero più ricco del mondo” era presentata come status symbol, nella realtà odierna è una dura e pura dialettica di potere. Paperone e Rockerduck competevano sulla creazione di valore, Bezos e Musk essenzialmente sull’estrazione: la questione circa il dominio degli algoritmi sull’uomo in Amazon da un lato, i valori in larga parte fittizi del patrimonio di Musk, legato all’iper-dilatazione della quotazione di Tesla, dall’altro mostrano queste dinamiche.

Ed è notevole sottolineare come i due magnati di oggi competano su cifre che nemmeno i più fantasiosi fumettisti sono mai riusciti a immaginare. Nel 2013 Forbes calcolò il valore dei celebri tre ettari cubici di denaro in monete d’oro conservate nel deposito di Paperopoli in 65,4 miliardi di dollari, rendendo Zio Paperone il più ricco personaggio di fantasia di cui sarebbe possibile stimare il patrimonio. Oggi tale cifra lo porrebbe solo al ventesimo posto degli uomini più ricchi del mondo, con un quarto della fortuna di Elon Musk (260 miliardi) e due volte e mezzo meno di quella di Jeff Bezos (170 miliardi) accumulata grazie alla dilatazione dei listini finanziari. Segno che la realtà ha ampiamente superato la fantasia: il capitalismo delle piattaforme e la corsa delle borse hanno reso la “battaglia dei miliardari” del XXI secolo più contesa e più aspra di quella dei fumetti. E la ricchezza degli uomini oggi in lotta per il primato globale segna un livello di concentrazione del benessere che ha pochi eguali nella storia umana. Con tutte le conseguenze del caso per l’effettività della democrazia economica e dei rapporti tra i magnati dell’era presente e le istituzioni pubbliche.

 

 

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