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Jacopo Brogi: “Laboratorio Grecia, la vera storia del Paese scelto come cavia dell’Eurosistema”

Avere la troyka in casa. L'esperienza greca, con forti analogie col nostro Paese (e non solo) narrata in un docufilm.
Grecia

Come leggiamo nella sinossi, “Laboratorio Grecia” è un viaggio che attraversa la Storia greca ed europea passata e recente: dalla seconda guerra mondiale alla crisi che viviamo. Un documentario di Storia e di tante storie: vita quotidiana nell’epicentro del neoliberismo applicato. Il fascismo e l’occupazione di ieri, la Resistenza: un Paese che deve al proprio popolo la sua Liberazione. La Guerra Fredda e la dittatura militare, la troika di oggi: la speranza e la rabbia, la disperazione, il dolore, la catarsi di un popolo rassegnato ma combattivo, omologato ma rivoluzionario, indifferente ma generoso e solidale. Un viaggio condiviso assieme ad intellettuali, politici e gente comune. Analisi e referti dal laboratorio greco. Cronache del nostro avvenire: in cammino fra le generazioni, per abbandonare l’eterno presente ed inventare un Futuro dalle misure umane.”

A scrivere e dirigere il documentario è stato Jacopo Brogi, al quale oggi rivolgiamo alcune domande, invitando tutti a visitare il sito ufficiale e guardare il documentario, disponibile gratuitamente anche su YouTube.

Jacopo, vuoi dirci come è nato il progetto e come è stato realizzato?

“Il documentario è nato dall’idea di voler indagare la crisi greca per capire meglio da vicino la crisi economica, politica e sociale europea scoppiata dopo la pandemia finanziaria del 2008 col crollo della Lehman Brothers negli Stati Uniti. I grandi media e le istituzioni dicevano che la piccola Grecia aveva la colpa manifesta di aver diffuso la crisi finanziaria all’intera Europa. Possibile? In realtà, Atene è stata davvero usata – e gettata – come la Lehman Brothers del vecchio continente. Il documentario è stato interamente finanziato dal nostro collettivo composto da volontari”.

La storia narrata nel docufilm parte da lontano, dagli anni Quaranta del secolo scorso, attraversando tutto il secondo dopoguerra, compresa la dittatura dei colonnelli: vuoi dirci il motivo di questa scelta e come quei tempi, apparentemente lontani, si collegano con l’età contemporanea?

“La Storia è uno specchio del passato e una lezione per il presente”: mi sento molto legato a questo detto. L’eterno presente che oggi sembriamo vivere, credo sia un recinto psicologico da cui bisogna cercare di evadere prima possibile per comprendere meglio la propria realtà fattuale, che inevitabilmente è soprattutto il frutto di quello che è nel nostro passato, sia antico che recente. In realtà, è molto semplice: ognuno di noi ha una sua storia, un passato, una memoria individuale e collettiva. Eravamo bambini, oggi siamo adulti. Questo vale anche per i popoli, le società e le civiltà. E quella greca ci riguarda molto da vicino, sia antica che contemporanea. C’è poi una connessione evidente fra gli accadimenti e le dinamiche scaturite dal secondo conflitto mondiale ed il nostro presente. La Storia si ripete sempre, in forme diverse”.

Il documentario ripercorre le tappe attraverso le quali la Grecia, dopo il ripristino della democrazia, fece il suo ingresso nell’allora Comunità Economica Europea. Un sogno infrantosi di fronte alla cruda realtà?

“Solo un paio di esempi, per essere chiari: in dodici anni dall’ingresso nella Cee, il debito pubblico greco esplose dal 25% al 91% del Pil: dal 1981 al 1997 furono pagati interessi per 22.483,8 miliardi di dracme, sottratti alla società e all’economia reale. Per non parlare delle conseguenze arrivate con l’adozione dell’Euro, che è il tema centrale del documentario. Non so se sia un sogno infranto, anche oggi dicono che la Grecia è stata salvata e risanata grazie all’Unione Europea. Quindi il popolo greco vivrebbe meglio oggi, rispetto a dieci o venti anni fa. Da quello che ci risulta, non è proprio così”.

Nel nostro paese di Grecia, intendo quella contemporanea, si è parlato poco, e non sempre in modo corretto. Sappiamo, provo a tracciare un breve sunto di quel che si è raccontato alla gente, di una grave crisi economica e sociale seguita all’ingresso nell’Unione Europea e nella moneta unica, e di un Paese (e un popolo) che avrebbe vissuto “al di sopra delle proprie possibilità”. Quanto c’è di vero in questa narrazione e cosa avrebbe provocato il default e l’arrivo della famigerata trojka? Il debito pubblico insostenibile, ritenuto uno dei fattori scatenanti, da cosa è stato causato?

“La nostra inchiesta ha appurato e documentato responsabilità politiche enormi, imputabili al Governo greco, all’Istituto Nazionale di Statistica, alla Banca Centrale, e ai loro omologhi europei: Eurostat e Bce in primis. Il debito greco è stato volutamente dato in pasto alla speculazione finanziaria internazionale grazie ai meccanismi di funzionamento dell’Eurosistema, che può salvare un Paese dalla bancarotta ma lo può anche portarlo al fallimento finanziario, ovviamente dopo avergli fatto firmare un contratto di prestito: soldi in cambio di riforme politiche ed economiche. Esattamente come un qualsiasi Paese africano o latinoamericano  indebitato in una valuta straniera che non emette e non controlla. L’Euro è questo: una moneta straniera che i Paesi adottano ma non controllano. Ecco perchè non “ci sono soldi”. Avete mai sentito questa frase in tv, sui giornali o per bocca dei nostri governanti di turno?”.

Le riforme “lacrime e sangue” imposte al popolo greco quali riflessi hanno avuto sulla società e sulla quotidianità delle persone? Perfino molti pensionati e dipendenti pubblici furono coinvolti: oggi la crisi può dirsi rientrata e le condizioni migliorate, o esistono ancora forti criticità?

“Il cosiddetto “piano di salvataggio” terminò nel 2018, ma la Grecia nel 2015 si era impegnata a conseguire l’austerità fino al 2060. Non è uno scherzo: questo fu l’alto prezzo fatto pagare al popolo greco che democraticamente col referendum aveva votato in massa contro la UE e austerità imposta. Ma fu tradito dal proprio Governo – e poi, stordito, accettò quella che oggi è una normalizzazione da shock: riforme martellanti contro la classe media, che è stata fortemente minata se non eliminata, a vantaggio del grande capitale nazionale ma soprattutto multinazionale. La Grecia è stata, ed è, un Paese cavia della Ue. Un esempio per tutti: ricchi e poveri”.

Il titolo scelto per il documentario, credo non casuale, parla di un “laboratorio”: l’esperimento greco potrebbe essere esportato anche in altre realtà, come ad esempio la nostra? Difficile, guardando il documentario, non notare, con tutti gli opportuni distinguo, diverse similitudini o analogie col caso italiano…

“Esattamente. Con i dovuti e doverosi distinguo, l’esperimento greco è arrivato in Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, ma ormai anche in Francia. E addirittura il colosso tedesco, dopo la guerra d’Ucraina, le sanzioni alla Russia, il sabotaggio del Northstream, rischia una “grecizzazione”. Di questi tempi, la crisi industriale e occupazionale sta investendo anche Berlino. La verità sta nella costruzione europea: cerchiamo di capire davvero cos’è la Ue, a cosa serve e a chi serve, e troveremo cause e mandanti dell’impoverimento e della crisi permanente europea. E anche della guerra Nato in Ucraina contro la Russia. Ovviamente la Germania, la Francia, l’Italia non possono essere paragonate alla Grecia. Ma le tendenze e le politiche economiche stanno omologando i popoli della Ue a crisi permanente e povertà diffusa, distruggendo la classe media. Il modello greco, magari latinoamericano, magari proprio statunitense, ha fatto scuola. Credo che la chiave del problema sia nella vera storia del progetto Europeo post guerra mondiale. Il documentario ci porta a scoprirlo: la creazione della Ue è stata un vincolo politico non eludibile dell’adozione del Piano Marshall, oltrechè la costruzione di un contenitore geopolitico in chiave anti russa. Oggi l’Unione Europea allargata ha fatto incetta di paesi dell’Est e si vorrebbe persino annettere l’Ucraina.  I padri costituenti della Cee di allora, non erano così distanti dai voleri di Washington, così come i tecnocrati attuali della Ue. Anche qui torna d’attualità il Laboratorio Grecia ed il perchè Atene non è potuta uscire dall’Euro nel 2015″.

Le elezioni del 2015 portarono al potere la coalizione di sinistra, SYRIZA, e l’insediamento alla guida del governo di  Alexīs Tsipras, assieme al nuovo ministro dell’Economia Gianīs Varoufakīs. Il popolo greco, un po’ come gli italiani pochi anni dopo col Movimento 5 Stelle, sembrarono investire molte speranze nel nuovo corso. Com’è andata a finire e cosa possiamo dire dell’attuale situazione politica del paese ellenico?

“Il mondo post Guerra Fredda ha lasciato in piedi un’unica ideologia non dichiarata: il liberal-capitalismo, che ha tentato di sottomettere l’intero mondo, non solo materialmente ma anche e soprattutto culturalmente: per far assimilare e fidelizzare, in tempo di pace, un modello economico devi agire sulla cultura, e questo modello sembrerebbe ormai l’unico possibile, almeno in Occidente. I tradimenti dei partiti tradizionali nei confronti del popolo sono ormai conclamati da decenni, le persone cercano novità e speranze. E sono arrivate: Syriza, Movimento 5 Stelle, Podemos, per citare i casi più clamorosi in Grecia, Italia e Spagna, guardacaso tra i Paesi più colpiti dalla crisi post 2008, detonata in Grecia nel 2010. Questi contenitori politici, così nuovi, giovani, e accattivanti si sono rivelati negli anni delle formazioni stabilizzatrici del sistema, non certo attori portatori di vero cambiamento. Nel nostro documentario, il giornalista Marcello Foa parla di “ingegneria sociale”. Credo che abbia colto benissimo il fenomeno, che penso non sia sia mai interrotto. Formula vincente non si cambia e il supermarket della politica massmediatica è sempre in attività”.

Vogliamo lanciare, in chiusura, un messaggio di speranza per il futuro della Grecia, e non solo?

“Un futuro diverso è già in atto. La Grecia, così come l’Italia, durante la Guerra Fredda, pur colonie angloamericane, trovarono una propria via di sviluppo, per quanto drammatica e problematica, perchè si muovevano con relativa autonomia – a velocità diverse –  fra due blocchi: Usa e Urss. La Grecia, che aveva vinto da sola la Seconda Guerra mondiale, subì una repressione devastante e poi un golpe militare con la stagione tragica della dittatura; l’Italia la strategia della tensione più violenta d’Europa con la scia di sangue e di dolore che conosciamo e che arriva fino al 1993, l’anno del Trattato di Maastricht, da cui non ci siamo più ripresi in termini di crisi e declino economico e sociale. Con la caduta dell’Unione Sovietica stiamo ormai sperimentando sulla nostra pelle decenni di eterodirezione sovranazionale unipolare, senza tregua. Tuttavia, al di là del muro, sta nascendo un nuovo mondo multipolare. E all’Italia, così come alla Grecia e agli altri Paesi europei, direttamente o indirettamente, credo convenga, una fase nuova – che sembra si stia aprendo – dove i centri di potere internazionale tendono a diversificarsi e a diffondersi. Comunque vada, ovviamente, mai nessun straniero farà il nostro interesse nazionale. Un rapporto di collaborazione reciproca e pacifica con la Russia sta nella nostra storia e cultura comune di europei, così come un ruolo pacificatore verso le aree calde in Medio Oriente potrebbe senza dubbio essere alla nostra portata di italiani; geopoliticamente potremmo avere in questo un ruolo cruciale, sia verso l’Asia che verso l’Africa. I rapporti di forza sono quelli che sono: la Ue, l’Euro, la NATO, siamo indubbiamente subalterni a ogni livello. Il dopo Covid ha lasciato grandi macerie ma anche una parte di società che via via si mobilita per una possibile alternativa. Un nuovo contesto internazionale potrebbe favorire la nascita di una stagione diversa, che anche noi italiani dovremmo, dobbiamo, partecipare a costruire. E tutto ciò parte, comunque, da una informazione il più corretta e indipendente possibile da ogni potere”.

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