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Italiano e “panamericano”: le sfide di Antonio Filosa, nuovo Ceo di Stellantis

Le sfide di Antonio Filosa, il nuovo amministratore delegato di Stellantis: la nomina chiude il semestre d'incertezza post-Tavares.

Antonio Filosa è il nuovo amministratore delegato di Stellantis: la nomina, che sarà ufficiale il 23 giugno, chiude un semestre d’incertezza seguito alle dimissioni di Carlos Tavares dalla guida del gruppo automobilistico nato dalla fusione tra Fca e Psa nel 2021, quarto a livello mondiale in un settore in grande transizione. Dopo la reggenza del presidente John Elkann, la cui Exor col 14% è prima azionista, il manager napoletano, che ha iniziato la sua carriera 25 anni fa in Fiat come direttore della qualità di un impianto di verniciatura in Spagna, corona la sua ascesa.

Chi è Antonio Filosa

Filosa, 52 anni, laurea in Ingegneria meccanica al Politecnico di Milano, era fino a oggi Chief Operation Officer, un ruolo paragonabile al direttore generale, per le Americhe e capo della qualità di Stellantis. In precedenza ha guidato come Ceo il marchio Jeep ed è stato in precedenza direttore dello stabilimento di Betim, in Brasile, Coo di Fca in Argentina dal 2016 al 2018 e Direttore Acquisti per l’America Latina di Stellantis. Ha reso in passato Jeep un marchio dominante nel Sud America ed è stato scelto dall’azionariato italiano, francese e statunitense del gruppo in quanto figura profondamente in grado di conoscere le linee industriali di Stellantis.

La nazionalità di Filosa non deve ingannare circa le priorità strategiche che il gruppo avrà nel prossimo futuro. L’azienda, innanzitutto, dovrà risollevarsi nel suo complesso partendo da un dato di fatto: neanche un 2024 durissimo ha portato definitivamente in rosso l’azienda, anche se sono calati nettamente rispetto al 2023 tanto i ricavi (156,9 miliardi di euro, -17%) quanto l’utile netto (5,5 miliardi, -70%). Filosa, conoscendo i processi interni e le necessità della qualità, dovrà garantire un governo “tecnico” in grado di partire dalla risoluzione delle debolezze interne: la difficile integrazione tra linee di produzione e marchi, la rincorsa ai competitor americani e cinesi sull’elettrico, la razionalizzazione della produzione.

Un Ceo panamericano

Al contempo, c’è un secondo tema da tenere in considerazione: l’attenzione primaria data dal gruppo alle Americhe. Per usare un termine tornato di moda con l’elezione al soglio pontificio di Papa Leone XIV, statunitense di nascita divenuto missionario in Perù e lì vescovo, potremmo dire che Filosa è un manager panamericano in virtù della sua esperienza.

Ad oggi, Stellantis ha bisogno di un manager capace di conoscere il mercato americano nel suo complesso. Tra un’America Latina trainante e un Nord America su cui impatteranno la guerra commerciale globale e gli incentivi all’investimento interno nei settori industriali critici di Donald Trump, infatti, ad oggi è questa terra a giocare un ruolo chiave per il futuro del gruppo.

Investimenti e mercato dal Brasile agli Usa

Su questo fronte, l’azione di Filosa interseca parzialmente l’Italia, dato che nella primazia sudamericana di Stellantis gioca un ruolo fondamentale il risultato brillante conseguito da Fiat nel principale mercato del continente, il Brasile, dove la casa nata a Torino ha una quota di mercato del 21%, dieci punti in più dell’Italia, e Stellantis del 29%. Un primato che il gruppo con sede a Hoofddorp, Olanda, intrende consolidare con un maxi-investimento in impianti produttivi dal valore di 6,1 miliardi di dollari nel Paese governato da Luis Inacio Lula da Silva entro il 2030.

Altri 385 milioni serviranno ad avviare la produzione di pick-up Titan in Argentina, mentre la sfida più importante di Filosa sarà trasformare in realtà la promessa nordamericana di Elkann a Trump, l’investimento da 5 miliardi di dollari negli Usa annunciato a gennaio dall’erede dell’Avvocato al presidente in un incontro a Mar-a-Lago.

Elkann, che nelle scorse settimane era al seguito di Trump nel forum imprenditoriale tra Usa e Arabia Saudita a Riad, ha programmato il maxi-investimento puntando proprio su Filosa: come ha ricostruito il Financial Times, il piano di Filosa comprenderebbe 1,2 miliardi di dollari di investimento nello stabilimento di assemblaggio di Belvidere, in Illinois, a cui si aggiungono progetti perché Stellantis giunga a investire “nel suo stabilimento di Detroit, nel Michigan, che produrrà una nuova Dodge, oltre che nel suo impianto di Toledo, in Ohio, che produce i camion Jeep, e nelle strutture di Kokomo, nell’Indiana, dove vengono prodotti i motori per veicoli”.

Il nodo Italia

Molti investimenti toccheranno le aree industriali dell’America periferica e colpita dal declino della manifattura su cui Trump guarda con attenzione. Nel quadro della svolta globale di Stellantis, fatta salva la continuità della produzione francese, sarà l’America, per spinta di Exor, a giocare un ruolo prioritario? Nell’era Filosa questo è possibile. Resta il grande dilemma del futuro dell’auto italiana: in un contesto in cui il gruppo deve cercare continuità, la rinuncia al Belpaese apparirebbe un’ipotesi rischiosa.

Nato e formatosi in Italia, Filosa potrà indubbiamente avere un contatto più diretto con le istituzioni del predecessore Tavares, spesso percepito come distante dal mondo produttivo nazionale. Le priorità sono altrove, ma presto o tardi il discorso sul futuro degli impianti nazionali arriverà. E bisognerà capire il posizionamento del neo-Ceo in materia dopo anni di tensioni.

Il mercato dell’auto resta la base di quella che Henry Ford chiamava “l’industria delle industrie” e mobilita risorse economiche e attenzioni politiche. Assieme agli altri settori trainanti su InsideOver lo seguiamo, leggendo criticamente i trend dell’economia globale. Per sostenere il nostro lavoro, abbonati!

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