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Italia, la sfida della politica industriale e quella casella da colmare al Mimit

Il nostro Paese vive d’industria e i dati legati al settore secondario e della trasformazione presentano, in questi anni, dati contrastanti: da un lato, un record di export che ha reso l’Italia la quarta potenza mondiale del commercio; dall’altro, dati...

Il nostro Paese vive d’industria e i dati legati al settore secondario e della trasformazione presentano, in questi anni, dati contrastanti: da un lato, un record di export che ha reso l’Italia la quarta potenza mondiale del commercio; dall’altro, dati in sofferenza per quanto concerne la produzione industriale, in ribasso per buona parte dei 40 mesi del governo di Giorgia Meloni, che dunque si trova in questo campo a metà del guado.

I dati dell’industria

In chiaroscuro anche i dati riportati di recente dall’Istat sulla produzione industriale per il 2025: terzo anno consecutivo di calo su base annua (-0,2% sul 2024), dato reso meno amaro dallo scatto positivo di dicembre (+3,2%) che ha dato speranze per l’avvenire. Dovendo specificare tre priorità per l’economia italiana per il 2026 non avremmo dubbi: industria, industria e ancora industria.

La partita della competitività europea, lo sviluppo di nuove regolamentazioni in settore come l’automotive, crisi annose come quella dell’ex Ilva, scenari connessi all’uso dei poteri speciali (golden power) per difendere le imprese strategiche da scalate straniere e il tema, dirimente, del rafforzamento delle filiere di approvvigionamento di materie prime e metalli critici porranno nel 2026 il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) guidato da Adolfo Urso di Fratelli d’Italia in un ruolo decisivo per lo sviluppo nazionale.

Dopo Bitonci quale nuovo sottosegretario al Mimit?

In tal senso, per l’interlocuzione con le imprese, la risoluzione dei tavoli di crisi e la gestione degli investimenti, specie in questo ultimo anno del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) sarà importante capire come verrà colmata la casella vacante del sottosegretario al Mimit lasciata libera dal ritorno in Veneto dell’ex titolare, Massimo Bitonci della Lega. L’ex sindaco di Cittadella e Padova, in carica dal 2022, deteneva le deleghe su incentivi di natura fiscale, fondo di garanzia per le Pmi e professioni a Palazzo Piacentini e ha scelto di tornare in Veneto come Assessore alle Imprese e al Commercio nella nuova giunta del compagno di partito Alberto Stefani. La partita per la sua successione è aperta.

L’ipotesi Guidesi è remota

Chiaramente, sarà la Lega a dover indicare il nome di chi prenderà il posto di Bitonci. Molte sono le opzioni in campo. Si è parlato dell’Assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi, noto per la sua attenzione ai territori e all’industria e per un’interlocuzione costruttiva con le categorie produttive.

Per Guidesi, già sottosegretario nel governo Conte I, l’ipotesi di un ritorno a Roma appare però remota: il politico lodigiano ha già ampie responsabilità e partite aperte come assessore regionale e, federalista convinto, spiega spesso ai suoi fedelissimi di interpretare l’incarico a Milano sia con proiezione regionale che con articolazione europea. Le stesse iniziative lombarde sono in piena attività: Palazzo Regione ha spinto con molte altre regioni d’Europa per nuove regole europee sull’automotive, ha da poco concluso la presidenza di turno della alleanza dei produttori chimici e guarda anche ad altri fronti, come l’accompagnamento alla quotazione in borsa di molte aziende sostenute proprio dai suoi fondi. Un’altra partita è quella del percorso delle Zone di Innovazione e di Sviluppo (Zis). Insomma, c’è molta carne al fuoco prevista per i due anni finali della legislatura lombarda.

La via del Nord per la Lega

Altre piste, del resto, sono indagate dal Carroccio. Tre nomi caldi sono quelli di altri esponenti nordici del partito di Matteo Salvini. Tra questi c’è una pista veneta che da Padova, città natale di Bitonci, porta alla vicina Bassano del Grappa, centro d’origine di Mara Bizzotto, senatrice leghista, con alle spalle una lunga carriera da Europarlamentare (2009-2022) che le garantiscono una consolidata esperienza con le dinamiche continentali. Altri papabili sono Alberto Gusmeroli, varesotto di nascita ed ex sindaco di Arona, in provincia di Novara, soprattutto attento conoscitore delle dinamiche industriali come Presidente della Commissione Attività produttive, commercio e turismo della Camera dei deputati, e il lombardo Giulio Centemero, eletto deputato nel 2018 e riconfermato nel 2022.

Marti, un nome di compromesso per il Sud?

Infine, va sottolineata la possibilità che Salvini decida per proporre a Meloni e Urso un nome più funzionale alla sua attuale priorità politica, fermare l’emorragia di consensi e lo scivolamento di alcuni esponenti verso Futuro Nazionale, la neo-formazione del generale e eurodeputato secessionista Roberto Vannacci. Questi sta guardando con attenzione ai leghisti del Sud. E per rispondere a tale sfida, la Lega pondera anche il nome del senatore leccese Roberto Marti, precursore del passaggio dal centrodestra conservatore e liberale al progetto nazionale di Salvini nel 2017, la cui scelta risponderebbe a esigenze di stabilizzazione interna del partito.

Insomma, i travagli della Lega e quelli della politica industriale nazionale vanno di pari passo. E dalla sintesi tra le istanze del secondo partito della coalizione e quelle del Mimit emergerà la figura che dovrà succedere a Bitonci e sarà chiamata a affiancare Urso, il viceministro Valentino Valentini (Forza Italia) e Fausta Bergamotto, sottosegretaria in quota Fdi, nel delinerare le strategie critiche per l’industria nazionale in un anno decisivo, l’ultimo del Pnrr, dalle cui dinamiche si capirà molto delle prospettive future del sistema-Paese.

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