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La decada perdida dell’Italia è stata una delle fasi più tragiche della nostra storia recente, avendo comportato la nostra esclusione dai grandi giochi che hanno luogo tra Mediterraneo e Balcani, ma il lavoro egregio di diplomatici e imprenditori ha mitigato, nei limiti del possibile, i danni risultanti dall’abulia della classe dirigente.

Testimoni degli infelici avvenimenti fra Mediterraneo, Balcani e spazio ex coloniale – tre regioni dove presunti partner ed alleati hanno profittato del momento di debolezza dell’Italia per accerchiarla ed aggredirne gravemente l’influenza –, diplomatici e imprenditori hanno dedicato i loro sforzi ad un obiettivo tutt’altro che semplice, fattibile e a portata di mano: la ricerca di nuovi spazi vitali nell’Orbe per questa Urbe assediata da travolgenti Völkerwanderung provenienti da ognidove.

La semina dei difensori dell’interesse nazionale ha cominciato a dare frutti all’alba degli anni Venti, che stanno caratterizzandosi per un’espansione rapida, tangibile e incisiva della presenza italica in quello sconfinato cosmo geopolitico e civilizzazionale che è il mondo turcico (Türk dünyası). Turchia, Kazakistan, Uzbekistan, e persino Turkmenistan; non v’è nazione appartenente all’universo turcico dove le eccellenze nostrane non abbiano creato degli avamposti fortificati, che a loro volta hanno funto da apripista per l’approfondimento della cooperazione bilaterale nei più svariati settori, dal calcio all’energia.

Tra le nazioni della galassia turcica, l’Azerbaigian è quella con cui l’Italia ha stabilito il rapporto più solido e florido. Un rapporto che entrambe le parti considerano in termini di alleanza, che è inquadrato all’interno di un partenariato strategico, e la cui qualità ha registrato un incremento ulteriore nell’ultimo biennio, come dimostrano l’entrata in funzione del Gasdotto Trans-Adriatico (TAP, Trans-Adriatic Pipeline), la grande partecipazione italiana alla ricostruzione dei distretti liberati del Karabakh e, più di recente, i numeri sull’interscambio commerciale.

I numeri del 2021

I dati relativi ai primi tre quarti dell’anno in corso, cioè dall’1 gennaio al 30 settembre, hanno (ri)confermato lo status dell’Italia quale primo e principale partner commerciale dell’Azerbaigian. Numeri alla mano del Comitato Doganale Statale, infatti, l’interscambio commerciale tra i due mercati è ammontato a cinque miliardi e novecento milioni di dollari.

Quei quasi sei miliardi di dollari, nello specifico, si ripartiscono nella seguente maniera: 5,6 miliardi di esportazioni azerbaigiane verso l’Italia, 327,9 milioni di esportazioni italiane in Azerbaigian. L’anno scorso, nello stesso periodo di riferimento, i due mercati si erano scambiati merci, beni e servizi per un totale di tre miliardi e quattrocento milioni di dollari. Spiegato altrimenti, a mezzo di una comparazione, equivale a dire che il volume degli scambi è quasi raddoppiato su base annua, aumentando di due miliardi e cinquecento milioni di dollari.

I dati, già di per sé eloquenti, possono essere pienamente compresi soltanto se inquadrati in un contesto di tipo macro, ovvero regionale. L’Azerbaigian, infatti, quest’anno come quello passato, è stato la principale destinazione dei beni made in Italy commercializzati nel Caucaso meridionale. Nello specifico, la rilevanza azerbaigiana è aumentata del 7% sul 2020, con Baku che ha magnetizzato 9 beni su 10 che Roma ha esportato nella regione.

Il 2021, in breve, si chiuderà come l’anno dei record per Italia e Azerbaigiain. Nei primi nove mesi dell’anno in corso, invero, le due nazioni hanno già scambiato prodotti e servizi per un valore superiore a quello raggiunto nel 2020: 5,9 miliardi contro 4,5 miliardi. Se la tendenza dovesse proseguire fino all’ultimo giorno dell’anno, con lo stesso ritmo, le parti potrebbero raggiungere, e possibilmente superare, il traguardo degli otto miliardi di dollari.

Non solo commercio

Non è solo il commercio di beni e servizi che va registrando un’intensificazione, scaturita dall’entrata in operatività del Tap e dall’impulso elettrizzante provenuto dalla seconda guerra del Karabakh, perché tra le due nazioni è in aumento anche il flusso degli investimenti. Al momento, 2021, in Azerbaigian operano e sono ufficialmente registrate più di cento compagnie italiane, le quali stanno portando avanti progetti per undici miliardi e ottocento milioni di dollari.

L’aumento della presenza italiana in loco, oltre ad essere il riflesso di un ulteriore miglioramento delle relazioni bilaterali, è anche da leggere nel quadro più ampio del processo di ricostruzione del dopoguerra. Processo che vede l’Azerbaigian impegnato nella rinascita dei territori liberati del Karabakh e l’Italia coinvolta in prima linea in ciò. Tra i progetti più riguardevoli, a questo proposito, va ricordato che le imprese italiane metteranno la firma sulle prime città intelligenti (smart city) del Caucaso meridionale, che sorgeranno nel distretto di Zangilan.

Per quanto riguarda gli investimenti pubblici, invece, Baku ha investito finora due miliardi di dollari nell’economia nostrana, mentre da Roma è stato dato semaforo verde all’investimento di un miliardo di dollari in quella azerbaigiana. Denaro che, oltre ad essere stato impiegato per l’amplificazione dell’interconnessione energetica, sta supportando in entrambi i Paesi una crescita egualmente vantaggiosa.