La Russia è il partner più importante di Israele subito dopo gli Stati Uniti, ma ciò che è stato annunciato all’indomani della bilaterale di Beniamin Netanyahu con Vladimir Putin a Sochi la settimana precedente delle elezioni presidenziali israeliane ha carattere storico. Tel Aviv ha infatti ottenuto che prossimamente vengano accelerati i negoziati per realizzare un accordo di libero scambio con l’Unione economica eurasiatica.

L’importanza di avere Israele nell’Uee

L’Unione economica eurasiatica è un’organizzazione continentale fondata ufficialmente il 1 gennaio 2015 per integrare i mercati di Russia, Kazakistan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan, secondo il modello europeo. Per i detrattori si tratta di un progetto condannato al fallimento in quanto basato su economie fragili e in via di sviluppo, ma la realtà è che sono presenti tutte le potenzialità per fare dell’unione una testa di ponte con cui la Russia potrebbe riesumare i vecchi sogni egemonici sull’Asia centrale e trovare quei fattori produttivi capaci di fornire crescita e sviluppo prolungati e duraturi.

Il punto fondamentale dell’intero progetto è la libertà, ossia il mantenimento della sovranità nazionale dei paesi membri. Questo elemento è di vitale importanza, dal momento che la polverizzazione dell’Asia centrale rende impensabile qualsivoglia tentativo egemonico basato sulla logica sovranazionale ed antinazionale dell’Ue. In questo modo la Russia è riuscita ad attrarre nell’alveo dei potenziali candidati i paesi più importanti per la stabilità dell’Asia, come Cina, Turchia, Iran e, in ultimo, Israele.

Israele aveva mostrato interesse nell’Uee sin da prima che venisse ufficialmente lanciata nel 2015, prevedendo di esportare alta tecnologia civile e scientifica in cambio di beni agricoli ed energia – un obiettivo condiviso anche dalla controparte, poiché è proprio l’innovazione tecnologica ciò che manca alla Russia e ai suoi partner per uscire dallo stato di cronica quasi-modernizzazione.

Ma è sbagliato pensare che l’interesse russo verso Israele sia legato semplicemente ad una questione di incremento del pil: parallelamente a Tel Aviv sono in corso negoziati anche con Teheran.

Grazie agli sforzi diplomatici della squadra di Putin, i due acerrimi rivali che stanno infiammando il Medio oriente potrebbero presto ritrovarsi accomunati dall’adesione ad un progetto di Mosca, garantendo a quest’ultima un maggiore ruolo di intermediazione che avrebbe riflessi sull’intero Medio oriente.

Inoltre, è da tenere in considerazione che Israele è l’unico paese appartenente al blocco occidentale a non aver aderito al regime sanzionatorio antirusso e che, anzi, Netanyahu abbia fatto del miglioramento delle relazioni con Mosca uno dei punti cardine della propria agenda estera.

Avere Israele nell’Uee equivarrebbe a consolidare ulteriormente dei rapporti già ottimi, consentendo alla lobby russa a Tel Aviv di esercitare un’influenza paragonabile a quella della controparte statunitense, ponendo le basi per una maggiore e migliore collaborazione su un più ampio ventaglio di dossier internazionali.

Sognando un’Eurasia a guida russa

Se l’Uee riuscisse nell’obiettivo di inglobare nella propria orbita i tre paesi-chiave della grande strategia russa per l’Eurasia, ossia Israele, Turchia e Iran, a quel punto il cosiddetto “sogno eurasiatico” di Putin potrebbe realmente avere possibilità di materializzarsi. L’economia è il trampolino di lancio per l’egemonia politica, e soltanto una Uee estesa alle principali potenze regionali e che non ricalchi la russo-centrica, e perciò limitante e limitata, Comunità degli Stati Indipendenti, potrebbe trasformarsi in un polo capace di rivaleggiare con l’Unione europea e la Cina: i due principali rivali terrestri della Russia per il dominio sul continente.

Non si tratta di spingere Israele e Iran a raggiungere uno storico compromesso, perché attualmente manca ogni premessa affinché ciò avvenga, ma più semplicemente di trasformare la Russia nel loro partner privilegiato per le negoziazioni e per la risoluzione delle controversie in Medio oriente.

Non è una coincidenza che, mentre procedono le trattative per accordi bilaterali con i due paesi, Mosca stia anche esponendosi più attivamente nei principali teatri di crisi che li riguardano, come Siria e Arabia saudita, mantenendo al tempo stesso equidistanza e pragmatismo. L’obiettivo di lungo termine, infatti, non sono né Israele né l’Iran, ma una maggiore stabilità con cui poter contenere l’espansionismo cinese.