Un vero e proprio schiaffo quello inflitto dal governo britannico di Keir Starmer a Israele in risposta all’escalation dell’offensiva di Tel Aviv nella Striscia di Gaza. Il governo del Partito Laburista ha infatti sospeso i negoziati per un accordo commerciale con Tel Aviv, una delle partnership più strategiche a cui Londra guardava nel novero di un progetto che l’ha già vista concludere due intese per accordi di libero scambio con India e Usa e, nei giorni scorsi, il patto per il “reset” post-Brexit con l’Unione Europea.
Ieri Starmer aveva firmato con Mark Carney, premier canadese, e Emmanuel Macron, presidente francese, un comunicato congiunto in cui si ammonivano Israele e Benjamin Netanyahu, premier dello Stato Ebraico, dall’alimentare ulteriormente l’escalation nella Striscia, si condannava l’uso della fame come arma e si contrastava la logica occupazionale con cui Tel Aviv intende stabilirsi in forma semi-permanente a Gaza.
“Non possiamo restare inerti di fronte a questo nuovo deterioramento. È incompatibile con i principi che fondano le nostre relazioni bilaterali”, ha detto alla Camera dei Comuni il segretario del Foreign Office David Lammy, contestando l’accusa di Priti Patel, segretario-ombra del Partito Conservatore, secondo cui fermare l’accordo sarebbe contro gli interessi britannici.
“L’ambasciatrice israeliana nel Regno Unito, Tzipi Hotovely, è stata convocata al Ministero degli Esteri per sentirsi dire dal ministro britannico per il Medio Oriente che il blocco israeliano sugli aiuti a Gaza è indifendibile” da Lammy, nota la Bbc, aggiungendo che il politico laburista ha definito “abominevole” gli ostacoli agli ingressi di aiuti a Gaza nella giornata di ieri. Si tratta di una serie di critiche senza precedenti per il Regno Unito, il cui governo ha già notevolmente ridimensionato le vendite di armi allo Stato Ebraico.
Dal farmaceutico alla tecnologia, dalla difesa all’aerospazio, l’accordo in via di discussione mirava a ampliare notevolmente gli scambi tra Londra e Tel Aviv, economie trainate dai servizi che hanno diversi margini di interoperabilità. Gli scambi tra i due Paesi nel 2024 sono stati sotto i 6 miliardi di sterline, un dato che Starmer mirava ad ampliare prima della recente escalation di Tel Aviv. In quest’ottica, parliamo del centro di un piano più ampio di risposta all’escalation di Gaza: “L’interruzione dei negoziati è stata annunciata come parte di un pacchetto di misure, tra cui sanzioni per tre individui, due avamposti di coloni illegali e due organizzazioni che sostengono la violenza contro le comunità palestinesi in Cisgiordania”, nota Politico.eu. Dalle parole si inizia a passare ai fatti. E con l’accordo Ue-Israele messo in dubbio da altri Stati e leader come Pedro Sanchez che hanno rotto ogni tabù e definito “genocida” Israele, per Tel Aviv il rischio di una frattura con i partner europei si fa sempre più concreto.

