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Nei prossimi decenni una vera e propria tempesta perfetta rischia di abbattersi sull’economia italiana a causa dell’effetto congiunto di due problemi endemici del nostro sistema: il perdurare di una condizione di declino demografico e il costante mantenimento di un tasso di disoccupazione elevato, in doppia cifra. Che al contrario di quanto predicato da astruse regole europee che parlano di disoccupazione “naturale” per il nostro sistema economico è il primo fattore pregiudicante una reale ripresa dell’economia del nostro Paese.

Aggiungendo a questo la mancanza di politiche di conciliazione tra lavoro e famiglia viene da chiedersi come si ritroverà il nostro Paese, già gravato da problematiche endemiche, tra dieci anni quando potrebbero essersi già manifestati i primi effetti della trasformazione tecnologica del lavoro, con l’obsolescenza di numerose professioni, con una base demografica fortemente condizionata e senza alcun serio ragionamento su come anticipare i trend in atto.

Questi temi hanno fornito lo spunto all’Istituto Giuseppe Toniolo per presentare un rapporto sull’argomento del futuro demografico e occupazionale del Paese. La ricerca è emblematicamente intitolata Un buco nero nella forza lavoro, e in essa si prospettano i timori maggiori per l’economia nazionale nel decennio a venire.

Il punto di partenza è di natura demografica: quella che oggi è la fascia dei 30-34enni, che tra dieci anni sarà centrale nel mercato del lavoro, è di circa un milione di unità inferiore a quella degli attuali 40-44enni. Come sottolinea Avvenire, se mediamente in Europa “si registra una diminuzione del 7% della popolazione dei ‘giovani adulti’ (30-34 anni) rispetto alla classe oggi all’apice della vita lavorativa (40-44 anni), nel nostro Paese il calo è pari al 26%”. Per mantenere invariato lo stock di lavoratori il tasso di occupazione dovrebbe schizzare, secondo i ricercatori, al 95% (contro il 70% odierno) e mantenersi stabile per un decennio. Uno scenario fantascientifico.

A frenare, trasversalmente, la crescita occupazionale è poi la carenza di camere di compensazione volte ad allineare domanda e offerta del lavoro impiegando i neoentranti nel mercato, specie i più qualificati, nella ricerca di posizioni adatte alla loro formazione. Le politiche attive del lavoro attuali, basate su centri per l’impiego e agenzie del lavoro, appaiono troppo ingessate.

Lo studio affronta poi con un sano e equilibrato pragmatismo il tema delle trasformazioni tecnologiche, invitando nel rapporto gli agenti politici ed economici a compiere scelte che favoriscano la maggiore “connessione positiva antropologica” tra lavoratori e macchine. Parliamo di un tema cruciale: con i problemi insorgenti in campo economico e demografico l’Italia non può permettersi di lasciare alle sole forze di mercato il compito di decidere quali competenze e posti di lavoro “salvare” e quali condannare all’obsolescenza di fronte all’incipiente cambio di paradigma tecnologico legato all’intelligenza artificiale, all’ascesa dell’internet delle cose, alla digitalizzazione dei processi, al 4.0.

Negando alle nuove generazioni di lavoratori l’opportunità di un processo di ampliamento delle proprie competenze che, sia ben chiaro, non può al contempo escludere i lavoratori già avviati rafforzando il capitale umano del Paese si creerebbe un sistema in cui “la riduzione della forza lavoro in combinazione con formazione fragile e scarsa valorizzazione del capitale umano favorirebbe un processo di basso sviluppo e alta sostituibilità uomo-macchina, il che a sua volta ridurrebbe le opportunità di lavoro in Italia”.

Il report dell’Istituto Toniolo è un’interessante ricerca su problemi convergenti a cui il Paese deve dare risposta: difendere le prospettive occupazionali, cioè il lavoro di milioni di persone, significa assicurare un presente ai cittadini italiani; porre in essere politiche demografiche serie con annesse conseguenze sul regime fiscale, sugli investimenti in sanità e scuola e sulle politiche di welfare famigliare significa garantire un futuro al Paese. La politica non potrà sottrarsi a lungo a queste sfide.





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