Intel licenzia, molla l’Europa e si offre a Trump come campione a stelle e strisce dei chip

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Dopo un biennio durissimo Intel decide una complessa manovra di austerità interna per accorciare le linee, preparare la ristrutturazione aziendale e sperare di muoversi come attore nuovamente importante sulla scena della manifattura tecnologica e dei chip. Il Ceo Lip-Bu Tan ha annunciato nella giornata di venerdì l’articolata revisione delle politiche aziendali: Intel taglierà 25mila posti di lavoro e ha cancellato i progetti di nuovi impianti di produzione in Germania e Polonia, che erano stati congelati a fine 2024.

Lo scenario in cui lo storico egemone dei chip americani si muove è da tempo problematico: Intel, lo abbiamo raccontato, paga una difficile strutturazione della strategia industriale, il fatto di aver provato a inseguire la primazia sia nel campo della progettazione che nella realizzazione dei chip più avanzati (finendo sopravanzata da Nvidia nel primo campo e da Tsmc nel secondo), una tardiva svolta verso l’Ia. Tan, che ha assunto a marzo le redini dell’azienda dopo che il consiglio d’amministrazione aveva esautorato il predecessore  Pat Gelsinger, è alla prova della verità.

Intel deve decidere cosa fare in futuro e su che basi orientarsi per rafforzare la sua capacità d’azione nel campo della microelettronica e in quest’ottica non è da sottovalutare la coincidenza temporale tra l’annuncio dell’addio ai progetti europei e la pubblicazione dell’ambiziosa strategia americana sull’Ia firmata dal presidente Donald Trump nella giornata di mercoledì.

Un progetto sistemico che si basa sulla volontà di The Donald di vedere l’America dettare legge sulla tecnologia anche grazie al ruolo dell’industria. E Intel manda un messaggio chiaro: il futuro della sua manifattura sarà a stelle e strisce, e nell’ambizione trumpiana di questa nuova primavera dell’industria tecnologica c’è spazio anche per lei.

La grande corsa americana all’Ia

Intel ha mantenuto a 12,9 miliardi di dollari, pari rispetto allo stesso periodo del 2024, i ricavi del secondo trimestre, migliorandosi rispetto alle previsioni degli analisti (11,9 miliardi) pur incassando una perdita netta di 2,9 miliardi, e prevede di alzare da 12,6 a 13,6 miliardi i ricavi del terzo trimestre. Il “dimagrimento” imposto da Tan, che dal suo arrivo ha visto il titolo valorizzarsi del 12% in un segno di fiducia nei suoi confronti da parte degli azionisti, mira a rendere Intel più focalizzata e strategica.

Come nota il Financial Times, “Intel vuole valorizzare lo status di potenziale campione statunitense nella produzione di chip, riducendo la dipendenza dai produttori con sede a Taiwan”, un fatto che “l’ha vista diventare uno dei maggiori beneficiari di un programma di sovvenzioni federali dell’era Biden” ora ripresi da Trump che nella sua programmazione sull’Ia non ha ripudiato il Chips Act.

Inoltre, sottolinea il Ft, “Intel ha affermato di essere sulla buona strada per lanciare la produzione su larga scala utilizzando la sua nuova tecnologia di produzione, nota come 18A, quest’anno, che è considerata un indicatore della sua capacità di rimanere competitiva nella produzione di chip all’avanguardia”. Chip che se saranno competitivi entreranno nella grande strategia americana della corsa all’Ia. E potranno costruire la nuova primavera di Intel. Passante, però, dall’obbligatorio passo della consapevole presa di posizione dell’essere in ritardo. Una svolta a cui spesso i campioni industriali non sono abituati. E la cui gestione sarà la sfida di Tan.

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